Il sorriso timido e un anello tormentato tra le dita non devono ingannare: Ian Matteoli ha compiuto 20 anni a fine 2025, ma è già un veterano. Figlio d’arte –suo padre è l’ex snowboarder Andrea “Matiu” Matteoli, 17 podi in Coppa del mondo tra il 1989 e il 1996 – e originario di Torino, racconta che «ho fatto qualche anno di liceo a Bardonecchia, poi tre anni fa mi sono trasferito con la famiglia ad Ascoli Piceno perché mia mamma è di lì». È praticamente cresciuto sulla neve, a 11 anni era la migliore promessa degli sport invernali italiani, a 15 gareggiava in Coppa del Mondo senior, e a 16 timbrava il primo podio nello snowboard con un bronzo. Poi un infortunio gravissimo, tre mesi di riabilitazione, il ricamo di una cicatrice sullo sterno come memento. Nel 2023 il ritorno alle gare e il primo frontside 2160, che cementa per sempre il suo nome nella storia: non male per quel bimbo di due anni messo “così tanto per” sulla tavola dal padre.
Ian Matteoli ti guarda da sotto in su, ritma una parlantina sincopata nel raccontare il suo sport e una vita con la valigia (e la tavola) sempre appresso, tanto che chiedergli la sua montagna preferita sembra un torto. «In Italia non è che abbia mai snowboardato troppo», risponde con sincerità. «So che sembra abbastanza buttata lì a caso, ma durante le vacanze di Natale scorso sono andato sulla Majelletta, è stata un’esperienza molto particolare perché comunque hai il mare sotto. È uno dei posti che mi ha colpito di più, a livello italiano: di solito tutti dicono Madonna di Campiglio, Cortina, qualcosa del genere. Invece lo scenario più particolare era proprio lì, vicino casa».
Altri posti nel mondo dove ti senti a casa?
Tanti, perché giriamo posti diversi e in alcuni torniamo tutti gli anni, magari più di una volta all’anno. Sicuramente Sankt Moritz, dove c’è uno dei park migliori al mondo. Mi trovo benissimo anche sulla Mammoth Mountain in California, super divertente.
Quando non sei sullo snowboard che fai, e chi sei?
Una persona normalissima. Mi piace stare in compagnia degli amici, uscire e divertirmi con loro. Nel periodo estivo faccio preparazione o recupero in palestra con il mio preparatore.
Ti piacciono i gioielli, li tieni anche quando fai snowboard?
Tolgo tutto. Gli anelli alle dita mi danno fastidio per fare snowboard, anche perché le mani le usiamo tanto per tenere la tavola. La catenina al collo a dire il vero no, però voglio sentirmi il più libero possibile.
C’è qualcosa che ti fa paura?
Nel mio sport di cose che fanno paura ce ne sono, soprattutto quando le condizioni non sono ottimali, le piste sono ghiacciate, c’è vento o la visibilità non è top. Mi è capitato di pensare di non gareggiare, poi mi sono tirato fuori da questo pensiero: non mi sono mai arreso a una gara per le condizioni o per come stavo girando io. Ho sempre cercato di portarla a casa. È successo più di una volta di dire “No, adesso no”; poi facendo un piccolo reset e due respiri profondi, magari non sei super tranquillo, però almeno provi a ripartire.
Che musica ascolti mentre ti alleni?
Tengo solo una cuffia a volume basso perché devo sentire quello che succede intorno a me. Ascolto quasi tutti i generi, di solito pop tranquillo tipo Lady Gaga o Katy Perry per staccare dall’allenamento, dalla concentrazione, dallo stress o dalla paura, in certi casi. Quando sto facendo la mia discesa, hip hop e rap.
Come ti stai preparando a questa nuova stagione?
I problemi che ho avuto la stagione scorsa non erano tanto i trick, che hanno portato sempre buoni punteggi e risultati. Sto cercando di lavorare sulla consistenza a livello tecnico e mentale, perfezionando i dettagli dei vari trick: lavoro sulle ripetizioni per poterli fare in qualsiasi condizione meteorologica o mentale, perché in gara possono capitare tante cose diverse. Voglio arrivare comunque in massima forma alle Olimpiadi.
Tema salute mentale: sei seguito da qualcuno?
Ho una mental coach che lavora per l’Athlete Performance Center di RedBull: da quando sono diventato un loro atleta ho tanti servizi sia a livello di snowboard sia a livello di fisioterapia, recupero, allenamento, preparazione, tutto quanto. Mi segue lei, vediamo come prosegue.
Ti piace questa parte del tuo lavoro di atleta?
Certe volte non è facile. Preferisco la parte tecnica perché lì vedi l’errore, è un dettaglio o un movimento da correggere. La parte mentale è molto più complicata da correggere. È bello, ma molto faticoso.
Chi sono i tuoi eroi e le tue eroine?
Per me, un mito a livello sportivo e di personaggio è Marcell Jacobs. Non so spiegarlo bene, ma il personaggio che lui si è creato, per dirla in modo abbastanza grezzo, è stiloso. Mi piace per quello, oltre che (e anche) per tutti i risultati sportivi. Nello snowboard a livello di trick e di stile Taiga Hasegawa, e anche Anna Gasser: lei ha iniziato tardi a fare snowboard ma è stata super consistente negli anni, non ha mai mollato. È una grande ispirazione vederla gareggiare e competere con gente che ha 15 anni meno di lei.