Simone Barlaam ha soltanto 25 anni, anni eppure sfoggia già 19 ori mondiali, 12 europei e 8 medaglie ai Giochi – di cui quattro del colore più bello. Insomma, si può dire: stiamo parlando di un simbolo del nuoto paralimpico e dello sport italiano, è un esempio da seguire. Anche perché la sua avvenrura in piscina è iniziata a scopo terapeutico, e invece poi ha dato il via a una carriera grandiosa, piena di momenti indimenticabili. Come quello che sta per vivere ora, da Ambassador dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Perché alcune gare ovviamente si svolgeranno a Milano, ovvero a casa sua, ma anche perché lo sport gli ha cambiato la vita, gli ha dato tantissimo. E Simone Barlaam vuole restituire qualcosa, il più possibile, come fa sempre.
Cosa vuol dire per te essere Ambassador di Milano Cortina 2026?
Per me essere Ambassador di Milano Cortina 2026 è un onore grandissimo. Non rappresento solamente l’evento sportivo più prestigioso al Mondo: rappresento la mia città, il mio Paese e un’idea di sport che parla di futuro, di inclusione e di ambizione. Qui a Milano ci sono nato, ci son cresciuto ma soprattutto ho rincorso il mio sogno facendo avanti e indietro tra tutte le sue piscine. Oggi avere la possibilità di raccontare i Giochi che si svolgeranno proprio qui, nel luogo dove mi sono costruito come atleta, è qualcosa che sento davvero mio. È come chiudere un cerchio e aprirne un altro: restituire qualcosa a una città e a un movimento che mi hanno dato tantissimo.
Come ti stai preparando, personalmente e professionalmente, a questo ruolo durante il percorso verso i Giochi?
Mi sto preparando con la stessa mentalità con cui affronto una stagione sportiva importante: studiando, osservando e cercando di capire come raccontare i Giochi in un modo semplice e coinvolgente. Oltre alla pratica sportiva (che a Milano Cortina 2026 non sarà il mio obiettivo ovviamente) sono sempre stato affascinato dallo storytelling dietro allo sport. Il lavoro che sto facendo grazie ai fumetti che sto disegnando mi permette di raccontare storie di atleti, come piacerebbe che venga raccontata la mia di storia. (Inoltre tiene allenata la mia mano). Raccontare il movimento Paralimpico e quello Olimpico attraverso i disegni è un modo per avvicinare le persone a un mondo che magari non conoscono benissimo. Sto cercando di portare un po’ di mio. Un po’ di autenticità. Di essere un Ambassador che non sia soltanto un “volto”, ma che contribuisca a lasciare una legacy tangibile, nel vero spirito dei Giochi Olimpici e Paralimpici.
Il tuo ricordo preferito legato ai Giochi olimpici/paralimpici?
Ci sono tanti momenti speciali che conservo nel mio cuore. Uno dei più forti resta sicuramente l’ingresso nel Villaggio Paralimpico. Sia Tokyo 2020 che Parigi 2024, molto diversi, ma molto emozionanti. Da fuori il Villaggio può sembrare un parco giochi, pieno di luci, strutture, stimoli. Ma dentro senti un’energia che non esiste da nessun’altra parte: sei circondato dagli atleti più forti del pianeta, persone che hanno lavorato una vita intera per essere lì. È il momento in cui capisci che sei davvero parte della storia. (Ridendo: inoltre è uno dei pochi luoghi dove le persone con disabilità non sono una minoranza ma invece sono la maggioranza). Per me è stato un mix incredibile di emozioni che trovo ancora difficile descrivere a parole. Credo che chiunque abbia vissuto un Villaggio ti dirà di quanto sia un luogo magico. Un luogo magico ancor di più considerando che il Villaggio (come lo intendiamo noi atleti) quando i Giochi finiscono, sparisce. Un luogo che esiste soltanto in quel lasso di tempo durante i Giochi. Una volta finiti quel Villaggio si trasformerà in abitazioni, uffici, studentati etc… portando per sempre dentro di sé quella vitalità lasciata da noi atleti.
Qual è il valore aggiunto di ospitare un’edizione Olimpica in Italia, per il mondo sportivo e non solo?
Il valore aggiunto è enorme. Milano, Cortina e l’intero Paese hanno l’occasione di mostrare cosa può diventare lo sport quando lo si inserisce all’interno di un progetto più grande. Parliamo sempre di “legacy” Olimpica e Milano Cortina 2026 ci sta lavorando in modo concreto. Il primo esempio di “legacy” dei Giochi che mi viene in mente è quello dell’Arena di Verona. Infatti questo anfiteatro romano ospiterà la Cerimonia di Apertura dei Giochi Paralimpici e per farlo si sta lavorando per renderla totalmente accessibile. Questo è un esempio virtuoso che andrebbe applicato in tutto il nostro bellissimo paese. Siamo pieni di strutture storiche che ancora oggi non sono accessibili a tutti. I cittadini italiani (come dice anche il terzo Articolo della nostra Costituzione) devono avere tutti pari dignità. Questo diritto non viene rispettato qualora un edificio (storico e non solo) non sia accessibile indistintamente da tutti i cittadini. Il fatto che si possa rendere accessibile un monumento come l’Arena di Verona fa ben sperare per tutte le strutture italiane che ancora oggi non sono accessibili.
Qual è lo sport/atleta che guarderai con maggior interesse?
Sono tanti gli sport che sono curioso di scoprire dal vivo. Mi piacciono tanto l’hockey e il pattinaggio di velocità (che per fortuna si svolgeranno nella mia Milano). Per non parlare dei vari sport di “montagna”. Ho anche la fortuna di avere tanti amici per cui fare il tifo ai Giochi quindi sicuramente seguirò con un occhio di riguardo tutti loro. Penso alla coppia di pattinaggio di figura Conti e Macii, al mio grande amico Beppe Romele dello sci alpino, ai “bad boys” dello snowboard paralimpico (tra cui il mio amico Riccardo Cardani) gli azzurri dello sledge hockey. Insomma, di gare e partite da vedere ce ne sono. Io sto preparando le corde vocali per fare il tifo a tutti loro (e anche voi dovreste fare lo stesso)!
Da Ambassador, qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere ai giovani che sognano una carriera sportiva?
Il messaggio che voglio trasmettere è semplice: non serve essere perfetti, serve essere costanti. Lo sport non è solo medaglie: è imparare a superare i propri limiti, inciampare e rialzarsi, costruirsi giorno dopo giorno. Io non sono diventato un campione dall’oggi al domani. Lo sono diventato perché ogni giorno mi sveglio e cerco di diventare un uomo migliore rispetto a quello del giorno prima. Se posso rappresentare qualcosa come Ambassador, voglio rappresentare questo: la bellezza del percorso, non solo del traguardo. E la certezza che anche il sogno più folle, se lo insegui con disciplina e dedizione, può trovare un posto nella realtà.