Voglio godermi Milano Cortina 2026 e poterla ricordare, un giorno, senza rimpianti: intervista a Matteo Rizzo

Il pattinatore di figura azzurro è arrivato alla terza Olimpiade della carriera, all'apice di un percorso bello e complesso.
di Giona Maffei 25 Gennaio 2026 alle 02:49

Dei 16 sport in gara a Milano Cortina, quello di Matteo Rizzo è sicuramente il più singolare e unico nel suo genere. Il pattinaggio di figura richiede infatti una tecnica perfetta, ma anche una componente artistica fondamentale per portare a casa il risultato. Ci sono gesti da compiere obbligatoriamente, ma c’è anche la libertà nel mettere in scena la performance migliore per le caratteristiche dell’atleta. Una varietà di ingredienti, la stessa che Matteo mostra quando si racconta. Tanto pattinaggio, certo, ma anche la passione per sport che poco hanno a che fare con il suo, come il tennis, dove le canzoni partono solo nei cambi campo, e a partita in corso è richiesto il silenzio assoluto, o le discipline motoristiche, probabilmente le sue preferite. C’è la passione per l’informatica, e poi, ovviamente, quella per la musica, che Rizzo utilizza per scegliere i brani più congeniali alle sue abilità sul ghiaccio. Abbiamo parlato di tutto questo direttamente con lui.

Come arrivi a Milano Cortina?
Posso dire di arrivare con un buono slancio grazie a questi ultimi Campionati Europei, dove non solo ho portato a casa una medaglia, ma anche una prestazione molto solida. Questo può solo aiutarmi ad affrontare le prossime settimane di allenamento con tanta positività e cercare di essere pronto per pattinare bene alle Olimpiadi.
Sarà la tua terza volte ai Giochi, dopo due esperienze molto diverse. Milano Cortina è l’Olimpiade della maturità?
Si può usare anche questo termine, io direi che è po’ il mettere assieme tutti i pezzi della mia carriera, perché la prima Olimpiade ero molto giovane, la seconda per un motivo o per l’altro è stata molto particolare, che purtroppo non sono riuscito a cavalcare come volevo, anche perché è capitata durante la pandemia. Per me questa è un’Olimpiade di esperienza, perché arrivo con un bagaglio molto importante, e cercherò non solo di potermela godere al meglio, ma anche di performare: per me l’importante è soprattutto quello.
Come hai vissuto quest’ultimo quadriennio?
Sono stati quattro anni diversi tra loro. L’inizio è stato molto buono, poi mi sono dovuto fermare per l’operazione all’anca: qualcosa di nuovo per me. Successivamente è stato un periodo di ripresa, ma con tanta consapevolezza di quello che potevo fare, di quello che il mio corpo mi permetteva, quindi ci sono state quasi tre fasi in questi quattro anni, che sono state fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo finale.

Dopo l’operazione hai avuto paura di non esserci a Milano Cortina?
Sicuramente. Sapevo che, rispetto magari agli anni passati, anche la competizione interna si era alzata tantissimo, e questo secondo me è solo che un bene per il movimento italiano nel pattinaggio. Questo però mi ha dato anche un grande stimolo perché appunto bisognava per forza migliorarsi sotto tanti nuovi punti di vista. Anche il periodo dell’operazione mi ha aiutato.
In che modo?
Mi ha allontanato forzatamente dal ghiaccio per un po’, e mi ha permesso di vedere da un’altra prospettiva quello che avevo sempre vissuto in prima persona.
Che insegnamenti ti ha dato?
Sicuramente quello di ascoltare il mio corpo e rispettare quello che sono. Vale anche per i miei limiti, perché inizio ad avere una certa età e, anche se sono molto giovane, non ho più lo stesso corpo di anche quando avevo 21-22 anni, perché il nostro è uno sport precoce. È fondamentale sapersi ascoltare e rispettare il proprio corpo

Serve anche un grande lavoro psicologico: quanta importanza dai a questo lato della tua preparazione?
Lavoro con una psicologa da ormai due o tre anni, e in passato ho lavorato anche con un mental coach. Ho sempre ritenuto molto importante l’aspetto psicologico, perché il nostro sport è tanto fisico, ma è anche tanto mentale. Mi ha aiutato il fatto di poter parlare sempre con una persona che mi aiutasse a capire cosa era meglio fare. Ci sono anche delle tecniche che noi utilizziamo per allenarci anche a livello mentale.
Gareggerete alla Ice Skating Arena di Assago. Hai avuto modo di vedere come sarà allestita per i Giochi?
Non so come sarà per i Giochi, perché non sono girate molte informazioni. Sarà una sorpresa anche per me. Io ho avuto già modo di gareggiare nella stessa arena nel 2018, quando ci abbiamo fatto un Mondiale, quindi ho già assaporato come è pattinare con il pubblico di casa in una competizione importante. L’Olimpiade secondo me è di un livello addirittura superiore, sarà bellissimo.

Oltre a tuo padre, che fa parte del tuo team, ci saranno altri familiari o amici a vederti?
Ci sarà anche sicuramente mia mamma. Lei mi segue in tutte le gare che faccio in Italia, e ovviamente dopo la convocazione a quest’Olimpiade mi ha subito detto che ci tiene a esserci.
Come scegli le musiche per le tue performance?
Non ho un genere fisso, mi piace la musica in generale. Io vivo molto la musica a livello emotivo, forse perché con questo sport ti approcci alla musica in un modo diverso. Di solito scelgo le musiche molto emotivamente, a primo impatto. La scelta della musica per noi avviene in un periodo tra aprile e maggio, quindi può essere anche che la stagione mi ispiri. Devi essere certo di saperlo portare per un anno intero, perché noi mettiamo in scena lo stesso programma per una stagione intera. È importante non fare cose che ti stufino dopo due settimane.

Le canzoni che scegli rispecchiano i tuoi gusti al di fuori del pattinaggio?
Direi di sì. Prendo come esempio quest’anno. Nel programma corto uso una musica di Damiano David, una di quelle canzoni che ascolto anche fuori, mentre per il programma libero utilizzo una colonna sonora del film Interstellar. In quel caso non è la musica che mi ascolto in macchina, però si tratta di un film che guardo volentieri. In passato ho fatto anche Bruno Mars, un artista che seguo e ascolto regolarmente.
A proposito: programma corto o programma libero?
Storicamente e per statistica io mi trovo sempre meglio nel programma libero, però è sempre anche quello più difficile da performare, perché è più lungo, dura 4 minuti e 10, ed è un po’ più provante a livello fisico.

Qual è lo stato del pattinaggio di figura in Italia?
Qua non se ne parla molto, ma ho sentito che il pattinaggio di figura è lo sport più seguito alle Olimpiadi Invernali. In alcuni paesi come Stati Uniti, Russia e Cina è addirittura paragonato ai 100 metri maschili. È un un peccato che in Italia si conosca ancora così poco, però secondo me negli ultimi anni ha fatto passi in avanti. A me è capitato più volte di essere riconosciuto anche qua in Italia, come quando sono stato in vacanza in Sicilia. Non me lo sarei mai aspettato, ma significa che la popolarità di questo sport sta aumentando.
Cosa si potrebbe fare per promuoverlo?
Ho notato che a fare la differenza nello sport è la presenza sui media e quanto si parla di quella disciplina, in un modo o nell’altro. Quindi quando c’è un buon risultato, anche una piccola menzione, non solo in tv, aiuterebbe molto i piccoli sport a emergere.

A proposito di sport, ne segui davvero tanti. Se dovessi fare una top 3 dei tuoi sportivi preferiti, in ordine sparso, chi metteresti?
Sicuramente Valentino Rossi. Seguo il motorsport da quando era al suo apice, ho seguito la MotoGP per lui e lo guardo tuttora quando gareggia in altre competizioni. Un altro sportivo che ho sempre seguito è Lewis Hamilton, perché fa parte della Ferrari ed è stato un grande campione di uno sport che seguo. Come terzo non posso non menzionare Jannik Sinner, perché secondo me ha rivoluzionato il tennis in Italia ed è riuscito a fare da solo quello che dicevo prima, ossia far conoscere ancora di più il tennis. È riuscito a portare il suo sport quasi alla prima posizione in Italia, mettendolo alcune volte in competizione con il calcio.
Hai una formazione nell’informatica e ti piace programmare: è questo il Matteo che vedremo dopo il pattinaggio?
Ho sempre pensato che potesse essere uno dei miei mondi. Ho fatto l’istituto tecnico informatico, ma ho riscontrato tanta difficoltà nel riuscire a seguire bene un’università che mi formasse per quello e continuare parallelamente ad allenarmi. Quanto al futuro, non mi sono precluso nulla. L’informatica mi appassiona tantissimo e riesce a coinvolgermi tanto come poche altre cose.

Come ti vedi a livello di risultati in vista dei Giochi? Hai mai pensato a una medaglia?
Abbiamo due gare. Una individuale, dove non penso alla medaglia perché c’è una concorrenza che fa paura e io non riesco a competere per le medaglie. Però c’è anche una gara a squadre, dove la possibilità c’è e bisogna cercare di sfruttarla. Non sarà assolutamente facile perché non è una medaglia scontata: bisogna guadagnarsela. A oggi per me rappresenta un sogno.
Alla fine di Milano Cortina 2026, Matteo Rizzo sarà felice se…
Se sarò riuscito a performare bene e non avere nessun rimpianto guardando indietro. Questo è l’obiettivo che ci siamo prefissati, e sarebbe davvero bello chiudere un ciclo così.

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