Con la sua forza e la sua intelligenza, Khéphren Thuram ha travolto il Napoli e si è finalmente preso la Juventus

Il centrocampista francese ha dominato la sfida dello Stadium, guidando e trascinando la sua squadra in tutte le fasi di gioco.
di Redazione Undici 26 Gennaio 2026 alle 03:22

Una delle immagini più curiose del finale di Juventus-Napoli è la gag tra McKennie e Thuram al momento dell’assegnazione del premio di MVP al francese. L’americano quasi non ci crede e, scherzando, cerca di portarglielo via per assegnarlo a Kalulu. Grandi sorrisi, è naturale, dopo una vittoria così netta che ha mostrato che la Juve è tornata a far paura per davvero. Anche perché Thuram è stato il migliore in campo, su questo non possono esserci discussioni.

Il centrocampista francese ha vinto quasi tutti i duelli, ha corso più di chiunque altro. E, soprattutto, ha dominato fisicamente e tatticamente Scott McTominay per novanta minuti pieni. La prestazione. di Thuram è prestazione totale, autoritaria, da centrocampista moderno e completo, sotto gli occhi attenti di papà Lilian e del fratello Marcus, presenti in tribuna per assistere a quella che è stata, senza mezzi termini, la sua miglior partita in bianconero di questa stagione.

Juventus-Napoli era il banco di prova perfetto: intensità alta, centrocampo affollato, ritmi intermittenti ma duelli costanti. Ed è proprio lì, nella terra di mezzo, che Thuram ha costruito la sua serata da protagonista assoluto. Le analisi del postpartita convergono tutte su un punto: il francese ha sovrastato McTominay, lo ha seguito quasi a uomo in fase difensiva, togliendo così ossigeno e profondità al gioco del Napoli. Quando il Napoli cercava di risalire centralmente, trovava sempre lui: una gamba lunga a intercettare, una progressione immediata per ribaltare l’azione. McTominay, solitamente dominante per struttura e presenza, è apparso imbrigliato, costretto spesso a giocare all’indietro o a defilarsi per sfuggire alla pressione del 19 bianconero.

Thuram, però, non si è distinto solo per le schermature e per i recuperi: quando il Napoli provava a costruire dal basso, era lui ad alzarsi in pressione; quando cercava l’inserimento della mezzala, era lui a scivolare lateralmente; quando McTominay tentava di attaccare lo spazio, veniva seguito passo dopo passo, come in una marcatura a uomo d’altri tempi, ma con tempi e intelligenza moderni. Insomma, l’ex centrocampista Nizza ha offerto una lettura costante e precisa del gioco avversario, dei loro schermi, dei loro passaggi. E poi è stato determinante anche in attacco, grazie alla sua forza straripante ma anche alla qualità pura: il tiro a giro finito all’incrocio, poco prima del gol siglato da David, è un piccolo gioiello di coordinazione e precisione.

«Non lo so se sia il miglior momento qui alla Juve, ha detto Khéphren in conferenza stampa, «però mi sento bene e siamo un gruppo unito. Mi sento bene in questa squadra e mio fratello era felice per me». Sembrava quasi che il centrocampista bianconero volesse minimizzare il suo impatto, come se fosse cosciente che, almeno finora, la sua avventura a Torino abbia vissuto di alti e bassi. Ora, però, Thuram sembra un altro giocatore. Soprattutto a livello mentale: è sempre dentro la partita, sempre lucido nelle scelte, raramente forza la giocata. Ha strappato palla al piede nei momenti giusti, altre volte ha preferito consolidare il possesso, dando equilibrio alla Juventus e protezione alla difesa. Non a caso, nei momenti di maggiore pressione avversaria, la squadra si è affidata a lui come punto di riferimento.

Sugli spalti, Lilian Thuram osservava in silenzio. Campione del mondo, simbolo di una generazione, sa riconoscere una grande prestazione quando la vede. Accanto a lui Marcus, che di palcoscenici importanti ne conosce bene il peso. Per Khéphren, giocare con loro presenti non è stata una distrazione, ma uno stimolo ulteriore. Una serata speciale, quasi simbolica, in cui ha mostrato di aver ormai preso pienamente possesso del centrocampo juventino. Questa partita segna un passaggio chiaro nella sua stagione. Arrivato come investimento importante, Thuram ha avuto bisogno di tempo per sbloccarsi, ma ora appare finalmente centrale nel progetto.

Il resto è negli sguardi degli avversari, nella frustrazione di McTominay, nella sicurezza trasmessa ai compagni. Khéphren Thuram ha giocato una partita da leader silenzioso, di quelli che non hanno bisogno di urlare per farsi sentire. E se papà Lilian avrà sorriso tornando a casa, è perché ha visto qualcosa di familiare: la capacità di dominare l’avversario con il corpo, sì, ma soprattutto con l’intelligenza. Una qualità che oggi, Khéphren ha mostrato a tutta la Serie A.

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