Sarà un’alba sportiva rosa e arancio, come il sole che irradia la roccia delle Tofane nel puro inverno delle Dolomiti. Lassù l’adrenalina olimpica riecheggia sin dal 1956, custodita da immagini in bianco e nero e da ricordi altrettanto sfocati. Oggi. invece, dalla montagna più alta al dettaglio più infinitesimale di una lama da pattinaggio, lo spazio e il tempo di Milano e Cortina verranno fissati secondo gradi di nitidezza mai visti. Nel segno di una precisione assoluta, eppure instancabilmente orientata al miglioramento. Oltre l’immaginazione degli spettatori, spalancando nuove frontiere nell’analisi delle gare per gli addetti ai lavori: è la delicata missione di OMEGA, che per la 32esima volta – tra edizioni estive e invernali – ricoprirà il ruolo di Cronometrista Ufficiale dei Giochi Olimpici.
Per quelli ormai alle porte, la maison svizzera è pronta a introdurre una serie di innovazioni tecniche in grado di riscrivere l’approccio alle singole discipline. Perché, di fronte ad attrezzature e metodologie di allenamento sempre più sofisticate, dal bob allo sci alpino, dallo snowboard alla combinata nordica, occorre un sistema di misurazione delle performance altrettanto all’altezza. E che talvolta sia quello a spingerle verso inesplorati parametri di eccellenza.
Ma come si può perfezionare una strumentazione che già a Parigi e a Pechino aveva toccato picchi di millimetrica accuratezza? «Per ogni forma di progresso, la vera sfida è il tempo che ci vuole a raggiungerlo», dice Alain Zobrist, CEO di OMEGA Timing, specializzata nel settore cronometrico. «Anche dopo i primi anni di ricerca e sviluppo, le nuove tecnologie devono essere accuratamente testate a ogni livello della competizione, fino a ottenere il via libera da parte degli organi direttivi del rispettivo sport. È un processo laborioso. Ma OMEGA può contare su una combinazione di fattori piuttosto esclusiva: la competenza professionale e i rapporti di lunga data con le suddette istituzioni. Questo ci permette di superare gli ostacoli e continuare ad affinare la misurazione del tempo».
È anche questione di esperienza. Alla tradizionale orologeria di lusso, OMEGA aggiunse il nuovo core business a partire dal 1932, «quando iniziò la nostra avventura olimpica con soltanto 30 cronometri meccanici». La Preistoria del timekeeping. «Da allora abbiamo imparato ogni volta un po’ di più, innovato un po’ di più ed esteso davvero i limiti di questa scienza. Ancora oggi, stiamo esaminando i nostri standard per individuare dove ciascuno sport può beneficiare ulteriormente del nostro servizio». L’esempio principe di questo approccio è l’avveniristico Scan’O’Vision Ultimate: il dispositivo per il fotofinish già introdotto a Parigi 2024. «Quella versione era capace di catturare 10mila immagini al secondo sulla linea d’arrivo delle gare», spiega Zobrist. «Un numero già estremamente alto e affidabile: avremmo potuto fermarci lì. Invece la nuova fotocamera aggiornata per Milano Cortina arriverà a 40mila». Rasentando l’onnipresenza attorno al vincitore. «Ora la Ultimate permetterà agli arbitri di prendere le loro decisioni ancora più rapidamente, distinguendo i finali ravvicinati con la massima chiarezza. Sono questi grandi progressi che apportano piccole ma significative migliorie, e mantengono OMEGA in prima linea nel percorso».
Lo speciale congegno si potrà vedere in azione durante le gare di pattinaggio di velocità su pista breve, sci di fondo, ski cross e snowboard cross. E a proposito di arrivo in volata: per la prima volta in assoluto, nel bob, l’azienda ricorrerà a una forma sperimentale di fotofinish virtuale. Verrà dunque creato un collage di fotogrammi, con lo scopo di offrire un confronto visivo dei tempi impiegati da ciascuna delle squadre. A questa immagine composita se ne aggiungerà un’altra dopo ogni gara, per mostrare i gap progressivi tra i partecipanti. I risultati ufficiali continueranno a basarsi sulle cellule fotoelettriche, ma la presenza di un simile elemento di supporto contribuirà a raccontare in modo sempre più puntuale ciascuna fase dell’evento.
Saranno Olimpiadi a prova di replay. «Il grande balzo generazionale della tecnologia riguarda però l’evoluzione della Computer Vision», continua Zobrist. «Si tratta di un reticolo di telecamere posizionate lungo le strutture sportive, che monitorano i movimenti degli atleti. A quel punto – con l’aiuto di un software di intelligenza artificiale – riescono a raccogliere una folta serie di dati in tempo reale: posizioni, velocità, distanze, accelerazioni, altezza dei salti. È un ottimo modo per comprendere lo svolgimento degli eventi e individuare con esattezza dove ciascuna gara è stata vinta o persa». Una cartina tornasole anche per gli atleti. Esiste sin da Pyeongchang 2018, ma anche su questo fronte OMEGA ha compiuto passi da gigante nel giro di pochi anni: «Ai Giochi Olimpici Invernali del 2026», spiega Zobrist, «la Computer Vision andrà oltre: nel pattinaggio di figura, per esempio, ora sapremo rilevare l’angolo della lama di ciascun concorrente, mostrando alla giuria e al pubblico il grado di precisione di un salto o di una coreografia. Nel salto con gli sci invece offriremo delle vere e proprie analisi dello stacco, evidenziando l’esatto posizionamento corporeo dell’atleta in azione», cioè il momento cruciale di questo sport. «Alla stessa maniera, ci saranno delle inedite analisi dei salti nel big air, le gare più acrobatiche dello snowboard: dalle rotazioni alle traiettorie, tutti potranno apprezzare le peculiarità di questa disciplina con maggiore chiarezza».
Un aspetto forse da rimarcare: avere più dati a disposizione non significa perdersi in cervellotici particolari, ma produrre un’istantanea ad alto impatto visivo. La scansione delle performance va di pari passo con il coinvolgimento dei tifosi. Secondo OMEGA, la Computer Vision «è senza dubbio il futuro del cronometraggio». E non potrebbe esserlo senza il contributo già fondamentale dell’AI: «Ormai si trova al cuore dell’intero processo», sottolinea Zobrist. «Ha drasticamente migliorato la rapidità e l’accuratezza dei nostri metodi di misurazione dei dati. E riesce perfino a esaltare lo storytelling attorno a qualunque evento sportivo. È l’intero ecosistema dei Giochi a beneficiarne: spettatori, commentatori, atleti, allenatori e addetti ai lavori. Tutti possono usare questi dati per monitorare i risultati e localizzare quei margini che determinano l’esito di una prestazione. Per OMEGA si tratta di una sfida elettrizzante: sentiamo di essere all’inizio di una nuova, grandissima era di possibilità».
Dove l’occhio nudo non arriva, e la macchina convenzionale nemmeno, può dunque l’innovazione più rivoluzionaria dei nostri tempi. La quale resta fermamente al centro del dibattito etico, tecnologico e legale – senza che la comunità scientifica o imprenditoriale sia giunta finora a soluzioni concordi sul suo sviluppo, sulle aree d’impiego e sui limiti da tracciare. Nell’ambito dell’analisi sportiva, si tratta però di un detonatore di insuperata precisione: ciascun sistema multi-camera utilizzato dalla Computer Vision alimenta dei modelli di intelligenza artificiale allenati appositamente per ogni tipo di disciplina agonistica.
Tutto, come prima e meglio di prima, resta in funzione dello spazio-tempo nell’istante di massimo sforzo fisico degli atleti. È una metodologia ormai ampiamente testata, dalle prospettive sconfinate. E ponendo l’enfasi su quei dettagli finora inafferrabili, l’AI cronometrica potrebbe trasformare la stessa pratica degli sport d’élite. Si pensi all’intero programma di Milano Cortina, dal tragitto percorso in discesa libera allo slancio prima di un flip nel palaghiaccio: saper individuare l’infinitesima dimensione di errori e prodezze è una preziosa risorsa in più. In primis per i campioni, per gli atleti. Rappresenta il passaggio obbligato verso altre frontiere di addestramento, della cura del corpo e della mente. E in ultima analisi verso il progressivo superamento dei record, quei muri del suono che le Olimpiadi custodiscono ogni due e ogni quattro anni in nome dell’umanità. Come dice Mikaela Shiffrin, la sciatrice alpina più decorata della storia: «Se un atleta pensa ’più di così non posso andare’, in quel momento molti altri lo sorpasseranno». Da oggi anche grazie alla tecnologia. Citius, altius, fortius. Ma pure perfectius, è il caso di dire.