Probabilmente nel resto del continente quasi nessuno conosce ancora il Plock o Tomas Bobcek – rispettivamente la capolista a sorpresa e il capocannoniere del campionato polacco. Eppure è soltanto questione di tempo. Perché l’Ekstraklasa non solo è un concetrato di equilibrio, specialmente in questo 2025/26: 18 squadre partecipanti, soltanto 11 punti di distacco fra la prima e l’ultima. Ma è soprattutto una lega in crescita, finanziariamente stabile, con un buon riscontro di pubblico e tanti futuribili calciatori. Insomma, un’ottima rampa di lancio prima di puntare alla Serie A o alla Bundesliga. E i risultati in Europa lo confermano.
Basta uno sguardo ai coefficienti UEFA per paese relativi alla stagione in corso, che contribuiscono a formare il ranking complessivo della Federcalcio di Nyon. Pur senza contare nessuna formazione in Champions o Europa League, la Polonia al momento risulta settima con 13.625 punti: praticamente gli stessi della Francia (13.750), non lontani nemmeno i 15.500 dell’Italia quinta. È l’effetto Conference, che tra Rakow, Jagiellonia e Lech Poznan – finora è stato eliminato soltanto il ben più noto Legia Varsavia, in zona retrocessione pure in campionato: i tempi cambiano – ha garantito alle squadre polacche un ottimo ruolino di marcia.
Il trend è chiarissimo: nel 2021/22 il coefficiente UEFA della Polonia arrivava appena a 4.625 punti, che nelle due stagioni successive si sono assestati attorno ai 7.000, per poi crescere ancora a 11.750. Fino all’exploit odierno. Una traiettoria esponenziale, che certifica la salute dell’intero movimento. Il volano di lungo periodo è innanzitutto infrastrutturale, perché molti club del Paese hanno potuto beneficiare degli stadi costruiti e ammodernati in occasione di Euro 2012 (co-ospitato insieme all’Ucraina). Al contempo è altrettanto migliorata la ricchezza pro-capite degli abitanti, che ha aumentato il giro d’affari attorno al calcio e riempito progressivamente gli stadi nel segno di una rinnovata passione nazionale. L’aura internazionale di Lewa, da pater patriae, non ha fatto che alimentare ulteriormente il ciclo virtuoso.
Ora l’Ekstraklasa si presenta come un campionato particolarmente solido fra quelli europei di fascia medio-alta, cioè quel gruppo di candidati che di volta in volta dimostrano di avere le carte in regola per sfidare lo strapotere dei top-five (e soprattutto di chi vi è subito sotto, come il Belgio, il Portogallo, la Turchia e i Paesi Bassi). “Da queste parti il calcio è molto fisico e molto intenso”, spiegano gli addetti ai lavori. “E molti club hanno beneficiato dell’avvento della Conference League”. Il trampolino finale, soprattutto in termini di incentivi economici e sportivi, per far compiere alle polacche il salto di qualità.
Si registra così un notevole livellamento verso l’alto, con le storiche big della competizione smarrite nella moltitudine. Il Wisla Cracovia e il Ruch Chorzow sono scivolate addirittura nella Serie B locale, mentre il Legia, come accennato, rischia di fare la stessa fine: 37 titoli nazionali su 89, con i relativi club, si trovano attualmente fuori dall’Ekstraklasa. Il giocatore più prezioso dell’intero campionato è Adrian Przyborek, 19enne del Pogon Szczecin valutato 7 milioni di euro. Il più celebre – almeno qui da noi, dati i brevi trascorsi fra Parma e Crotone – forse lo svedese Mikael Ishak. E alla Polonia va benissimo così.