C’è una storia più americana di una leggenda NBA ancora in attività che vince un premio al più prestigioso festival del cinema indipendente, organizzato da uno dei più grandi attori della storia, sulle montagne dello Utah? Probabilmente no, anzi, certamente no. Perché solo in un posto che specie negli ultimi anni più eclettico non si può, come gli Stati Uniti, può succedere che Steph Curry (quattro titoli con i Golden State Warriors, due volte MVP della stagione, 11 partecipazioni all’All Star Game) si svegli la mattina, decida di voler fare il regista, si scopra bravo e presenti il film al Sundance Festival, una delle kermesse più importanti al mondo, voluta e ideata da Robert Redford a Park City, nello Utah. Tutto questo, mentre fa ancora quasi 28 punti di media a partita nella lega di pallacanestro migliore del mondo.
Come riporta The Athletic, martedì sera la stella dei Golden State Warriors ha ottenuto un riconoscimento al Sundance Film Festival: “The Baddest Speech Writer of All”, cortometraggio da lui co-prodotto e co-diretto, ha conquistato il Grand Jury Prize nella sezione short film. Il regista due volte premio Oscar Ben Proudfoot, che ha co-diretto e co-prodotto il film insieme a Curry, ha celebrato il momento su Instagram con un video girato al Delta Center di Salt Lake City, dove poche ore prima i Warriors avevano battuto gli Utah Jazz. Impegni NBA hanno infatti impedito a Curry di partecipare di persona al festival.
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«Ringraziamo Sundance per averci dato lo spazio per raccontare la storia di Clarence – ha dichiarato Curry – è una vicenda di cui c’è bisogno oggi. So che la sua vita e il suo lavoro continueranno ad avere un impatto enorme sulle persone. Grazie per questo riconoscimento: ora la condivideremo con il mondo». Prodotto anche da Erick Peyton, il cortometraggio è incentrato su Clarence B. Jones, 93 anni, storico avvocato e speechwriter di Martin Luther King Jr. Attraverso i ricordi dello stesso Jones, si ripercorrono momenti cruciali del movimento per i diritti civili, soffermandosi sui sacrifici personali che hanno accompagnato la costruzione di una pagina fondamentale della storia americana.
La giuria ha diffuso una dichiarazione congiunta, riportata dal Salt Lake Tribune, definendo l’opera «un invito all’azione, con un messaggio al tempo stesso senza tempo e profondamente attuale». «Attraverso lo sguardo del protagonista – si legge ancora – uno dei momenti cruciali della storia moderna acquista una nuova prospettiva». I giudici hanno poi descritto il film come «il ritratto di un uomo determinato, ironico e compassionevole e del ruolo fondamentale che ha avuto nel combattere – in modo non violento – divisione e odio». «Stephen e io stiamo saltando di gioia per questo straordinario premio» ha rivelato Proudfoot a Deadline. «La vita di Clarence B. Jones sembra scritta apposta per questo momento storico: ci invita tutti a seguirne l’esempio di fronte alle ingiustizie, a uscire dalla nostra zona di comfort, a vivere con uno scopo e a lottare in modo non violento».
Curry e Proudfoot vantano già una collaborazione di successo. Insieme hanno realizzato “The Queen of Basketball”, cortometraggio del 2022 che ha vinto l’Oscar e racconta la carriera pionieristica di Lusia Harris, prima donna scelta al draft NBA e autrice del primo canestro nella storia del basket femminile olimpico. Quel progetto, prodotto dal New York Times, ha segnato la prima vittoria agli Oscar per il quotidiano. Per Curry il Sundance Film Festival non è una novità. Nel 2023 aveva già preso parte alla manifestazione per sostenere “Underrated”, il documentario Apple TV diretto da Peter Nicks che racconta il suo percorso e la sua ascesa nel mondo del basket.