A poche ore prima dalla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, i giornalisti di una delle testate più importanti del mondo, il Washington Post, stanno vivendo una situazione incredibile. Da settimane circolavano voci per cui la celebre area sport del Post, l’ultima grande redazione sportiva di un quotidiano “storico” degli Stati Uniti, sarebbe stata chiusa in breve tempo, nell’ambito di una vasta ondata di tagli decisa da Jeff Bezos, proprietario della testata. E così è andata, almeno in parte.
La cosa assurda, però, è che tutto questo sta accadendo nel momento in cui il Post aveva previsto di inviare 12 cronisti in Italia per seguire le gare olimpiche. Alla fine, però, la redazione ha inviato solo quattro giornalisti: inizialmente la proprietà e i dirigenti avevano deciso di spendere comunque 80mila dollari di costi di viaggio, pur di non licenziare nessuno durante il soggiorno in Italia, ma poi il contingente è stato ridotto a quattro inviati a seguito di proteste interne.
Nel frattempo, sono circolate voci di un annuncio imminente da parte della proprietà. E alla fine queste indiscrezioni si sono rivelate fondate: è stata convocata una riunione generale su Zoom per le 14:30 ora italiana, le 8:30 di Washington, in cui la direzione ha comunicato la chiusura di un’intera sezione, nell’ambito di una più ampia ristrutturazione voluta da Bezos – che, per chi non lo ricordasse, è il fondatore di Amazon nonché il quarto uomo più ricco del mondo.
Ai componenti della redazione sportiva è stato detto che sarebbero stati riassegnati ad altri reparti. Ma non tutti: al termine dela riunione, è venuto fuori che i giornalisti del Post avrebbero conosciuto il loro destino via e-mail. Uno degli “esclusi”, Les Carpenter, giornalista di lungo corso scelto per seguire Milano Cortina 2026, resterà in Italia e porterà a termine il suo incarico. E poi sarà licenziato. O meglio: resterà formalmente un dipendente fino a quando il sindacato non raggiungerà un accordo con il Post, ma dopo perderà il suo posto di lavoro. «La gente paga ancora per il giornale», ha rivelato Carpenter alla Cbs. «Qualcosa le è dovuto». Ciò che spetta a lui sarà deciso da altre persone, in altre stanze, a migliaia di chilometri di distanza da Milano e Cortina. Non proprio il miglior modo per godersi le gare dal vivo.