Buonissima la prima uscita per Ian Matteoli, che ha chiuso al secondo posto la gara di qualificazione per la finale olimpica del Big Air maschile. Con la tavola ai piedi, il più giovane atleta italiano (tra i maschi) che prende parte ai giochi di Milano Cortina ha stupito il pubblico e conquistato i giudici. È stato lui, infatti, a firmare il salto premiato con il miglior punteggio di serata (93,75 punti) anche se, nella somma delle due migliori discese sulle tre in programma per ciascuno dei trenta partecipanti, è finito dietro il fortissimo giapponese Hiroto Ogiwara. Che non è un avversario qualsiasi: oltre alle due medaglie d’oro ai Winter Games, il giapponese è stato il primo snowboarder a chiudere un 2340 in gara, cioè un salto con sei rotazioni e mezze eseguite in aria. Presentarsi all’ultimo atto dietro solo a quest’ultimo, quindi, dovrebbe essere un prezioso vantaggio per Matteoli. Il 21enne ha sfoderato notevoli gesti tecnici, confermando una condizione psicofisica ottimale per arrivare a centrare il sogno: una medaglia a cinque cerchi.
«Ho iniziato la gara con uno switch backside 1980 di cui sono molto contento, perché è un salto difficile che ho eseguito bene», ha detto Matteoli a Olympics.com. Già con un piede e mezzo in finale, nelle due ultime run il figlio d’arte (il papà Andrea ‘Matiu’ Matteoli ha ottenuto 17 podi in Coppa del Mondo di snowboard tra il 1989 e il 1996) ha scelto la tattica ed eseguito due esecuzioni simili ed egualmente pulite per garantirsi il pass. Poco male se poi, nella classifica finale, è stato sopravanzato da Ogiwara, mentre a chiudere il podio è stato l’altro giapponese Kira Kimura.
Grazie alla prova di Matteoli, l’Italia si è guadagnata la prima finale olimpica nel Big Air (disciplina olimpica solo da PyeongChang 2018, mentre la prima volta dello snowboard risale a Nagano 1998). Considerate le circostanze, tra lo stato di forma di Matteoli e il supporto dei tifosi che sono accorsi a Livigno, le speranze di una storica medaglia stanno gradualmente prendendo forma. «Sono molto soddisfatto sia a livello tecnico che a livello mentale, nelle ultime settimane con il team abbiamo lavorato tanto per arrivare al meglio alle Olimpiadi». Rispetto alle tappe di Coppa del Mondo, quando non ci sono pause durante il fine settimana, tra la qualificazione e la finale c’è un giorno di pausa, dedicato alla Cerimonia d’Apertura. Una sosta che bisogna sfruttare a dovere per arrivare tirati a lucido all’appuntamento decisivo, in programma sabato 7 febbraio, a partire dalle ore 19.30.
«Ci sono tante cose diverse che vorrei proporre in finale», ha spiegato Matteoli alla Gazzetta dello Sport, «per centrare il risultato più alto. Però bisogna ragionare e confrontarsi con lo staff, così da avere il quadro migliore possibile». L’azzuro sarà il penultimo a scendere durante l’ultimo atto. Consapevole di trovarsi nelle condizioni desiderate, Ian non vuole troppa pressione in previsione di un potenziale risultato storico: «Sono arrivato qui calmo e rilassato, ho lavorato tantissimo per questo appuntamento, ma lo sto prendendo come una gara qualsiasi. È lo spirito con cui voglio affrontare queste Olimpiadi: a cuore leggero, cogliendo il meglio da ogni giornata”» Quando si passa a parlare di medaglie, però, Matteoli gioca in difesa: «C’è ancora tanto da fare e ci sono tanti atleti che devono ancora far vedere il meglio, quindi niente è sicuro per nessuno fino alla fine».
Messo sulla tavola a due anni dal padre per iniziare a prendere confidenza con la neve e dopo aver subito la rottura della milza durante un allenamento nel 2023, per Matteoli raggiungere la vetta dello snowboard avrebbe il sapore di una dolcissima rivincita. Magari grazie al Frontside 2160, un salto molto complicato che, se ben eseguito, assicura punteggi altissimi. «Non so quali salti eseguirò in finale, ma questo potrebbe essere il mio jolly, una carta pesante che ho provato tante volte con ottimi risultati».