La cosa assurda, a pensarci bene, è che quel clamoroso trionfo in Premier League è stato solo l’inizio di un periodo d’oro per il club, culminato anche con la conquista della FA Cup nel 2021, l’unica nella storia delle Foxes. Sempre nell’arco di tempo che va dal 2015 al 2022 il Leicester ha partecipato una volta alla Champions League e due all’Europa League, inoltre ha raggaiunto la semifinale di Conference League – persa contro la Roma – nell’annata 2021/22. Due ottavi posti consecutivi avevano convinto la dirigenza che quella fosse ormai la dimensione naturale del club, spingendola a investire come se il City fosse un top club. Ma appena dodici mesi dopo la sconfitta con la Roma, il Leicester è retrocesso una prima volta.
Tra le stagioni 2021/22 e 2022/23 il Leicester ha speso più di 100 milioni di euro per sei acquisti. A creare problemi non sono state solo le cifre dei trasferimenti, ma soprattutto stipendi e contratti, con il monte ingaggi che è salito fino a 206 milioni a stagione. «Tutti davano per scontato che il Leicester sarebbe rimasto stabilmente tra le prime otto», ha spiegato alla BBC l’esperto di finanza calcistica Kieran Maguire. «Hanno costruito il budget su questa ipotesi, senza considerare seriamente il rischio opposto». Secondo Maguire, il club è diventato «un po’ troppo compiacente» nella gestione dei contratti. Normalmente, gli accordi dei giocatori di Premier League prevedono clausole di riduzione salariale tra il 30 e il 50% in caso di retrocessione, ma all’epoca il Leicester, secondo quanto riportato, non ne ha inserite.
Nella stagione 2022/23, conclusa con la discesa in Championship, il club spendeva il 116% dei propri ricavi in stipendi, scesi poi al 102% nell’annata successiva. Insomma, sia il rapporto ricavi/ingaggi che i valori assoluti erano senza precedenti per la Championship. Per fare un confronto: nella stagione 2023/24, quella del pronto ritorno in Premier da parte delle Foxes, il monte ingaggi delle altre due squadre retrocesse era di 84 milioni per il Leeds e 80 per il Southampton, a fronte di una media di categoria di 29 milioni; il Leicester, invece, sforava quota 107 milioni.
Le difficoltà finanziarie non si sono esaurite col ritorno on Premier: a marzo del 2024, la lega aveva già contestato al club una violazione delle regole sui profitti e la sostenibilità, poi annullata in appello per una questione di competenza. Le spese sostenute in Championship hanno però portato a uno sforamento del limite PSR di 24 milioni di euro, da cui è scaturita la penalizzazione comminata nel campionato in corso. L’altro grande problema è Leicester è retrocesso di nuovo la stagione successiva, chiudendo con 13 punti di distacco dalla salvezza. «Si sono affidati alle cessioni dei giocatori per tirarsi fuori da una situazione caotica», ha osservato Maguire. «Ma se continui a vendere i migliori, prima o poi ne paghi le conseguenze».
Già nel 2018 il Leicester aveva pagato 3,6 milioni di euro alla EFL per chiudere una controversia risalente alla stagione 2013/14, conclusa con la vittoria della Championship. Questa volta, però, la sanzione è arrivata sotto forma di punti e non di denaro. King Power International Group, proprietaria del club dal 2010, continua a sostenere di non aver commesso irregolarità. Commentando la penalizzazione, ha definito la punizione «sproporzionata» e «non adeguata rispetto alle circostanze attenuanti presentateı. La commissione, tuttavia, ha respinto la tesi secondo cui il club avrebbe mostrato una «cooperazione eccezionale».
La dirigenza ha contestato ogni accusa fino all’ultimo, riuscendo a ottenere diversi rinvii, ma alla fine il tempo è scaduto. E sarebbe potuta andare peggio: una delle sanzioni ipotizzate dalla lega prevedeva una penalizzazione di 12 punti. Come se non bastasse, diversi ruoli chiave restano vacanti: il Leicester è senza allenatore dopo l’esonero di Martí Cifuentes, durato solo sei mesi, e non ha né un amministratore delegato permanente né un direttore tecnico. Il mese scorso i tifosi hanno boicottato il match contro il West Brom. L’affluenza ufficiale è stata di 27.130 spettatori, includendo gli abbonati, in uno stadio che può ospitarne oltre 32mila. Pochi, pochissimi, in una stagione che avrebbe dovuto celebrare un’impresa irripetibile e invece si sta trasformando in un incubo.