Il ghiaccio e la neve sono gli elementi fondamentali di un’Olimpiade Invernale. Inevitabile, quindi, che il bianco sia il colore preminente in tutte le immagini che arrivano dai Giochi, sia quelle scattate in gara che quelle immortalate fuori. Forse è per questo, cioè per variare un po’ , che tre fotografi sportivi si sono inventati un nuovo modo per raccontare ciò che sta succedendo a Milano, a Cortina e in tutte le altre sedi olimpiche. Gli artisti in questione sono Pauline Ballet, Ryan Pierse e Héctor Vivas, e la loro intuizione è ovvia quanto geniale: invece che scattare con delle fotocamere canoniche, stanno utilizzando delle termocamere compatte, di quelle solitamente utilizzate per scopi scientifici o industriali. E così sono venute fuori delle immagini mai viste prima, suggestive e quindi spettacolari.
I tre fotografi hanno parlato col Guardian, spiegando – con assoluta semplicità – che «noi siamo artisti, quindi siamo attratti dalla fotografia come forma di espressione che ci permette di essere creativi e sperimentali. Di documentare quello che succede, ma anche di trasmettere qualcosa». Queste parole sono di Pauline Ballet, che ha aggiunto: «Le telecamere termiche catturano la radiazione infrarossa emessa dai corpi, rivelando così il calore, lo sforzo muscolare e gli scambi termici tra l’atleta e l’ambiente in cui si esibisce». È così che sono venute fuori immagini ad alto impatto tra varie gradazioni di colore: l’alta temperatura dei corpi degli atleti e dei tifosi, corrispondente con il rosso/giallo, fa da contraltare al freddo del ghiaccio, della neve, che le termocamere restituiscono in blu/verde.
Grazie a questa funzionalità, e alla mano di chi scatta, anche il “movimento” degli atleti – attraverso il calore che il loro corpo disperde durante l’esecuzione della performance – viene immortalato. Ed è una cosa mai vista prima, se non in qualche scena di film/serie che raccontano le indagini della polizia. «Di fatto», aggiunge Ballet, «questa nuova tecnica permette un dialogo tra il visibile e l’invisibile. Però rappresenta anche una nuova sfida: per ogni foto ci troviamo di fronte a diverse limitazioni, con cui giochiamo. Non possiamo scegliere impostazioni come la velocità di esposizione, l’apertura e la lunghezza focale, inoltre ci sono dei vincoli tecnici. I nostri punti di riferimento visivi cambiano completamente, e così cambia anche il modo in cui immaginiamo e realizziamo lo scatto». Beh, che dire: ce ne siamo accorti.




