La neve ha parlato: il primo oro olimpico di Federica Brignone è un capolavoro meritato e costruito nel tempo

La vincitrice del SuperG di Milano Cortina 2026 si è dimostrata più coraggiosa e più forte di qualsiasi contingenza: una qualità che l'ha accompagnata per tutta la sua meravigliosa carriera.
di Redazione Undici 12 Febbraio 2026 alle 14:54
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Federica Brignone ha vinto il SuperG olimpico di Cortina, firmando un capolavoro che la accosta alle più grandi sciatrici di sempre. Ieri piangeva ancora per il dolore alla gamba, oggi contro ogni pronostico ha sfoderato l’ennesima prestazione superlativa di una carriera favolosa, impreziosita da quattro medaglie a cinque cerchi. Questa ottenuta a Milano Cortina 2026 è la più importante e significativa per la Tigre di La Salle — che con l’immagine del suo animale prediletto ha vinto anche la gara per il miglior caschetto — perché arrivata a dieci mesi da un infortunio che avrebbe costretto al forfait (e a 35 anni anche a concludere la carriera) la maggior parte delle sue colleghe. Un’opzione mai considerata da Federica, che per le colleghe e le sciatrici in erba è un modello anche e soprattutto per la forza e la dedizione che ha sempre messo in ogni occasione.

Forse il destino si è ricordato di lei, nel giorno che più degli altri tanti successi le resterà impresso nella memoria. Con una prova perfetta, in cui ha lasciato andare gli sci, prendendo i doverosi rischi in un SuperG molto difficile da interpretare – con tante cadute e tante uscite prima ancora di arrivare a metà pista – Brignone ha pennellato il tracciato, segnando il miglior parziale negli ultimi due settori. Un segno ulteriore di concentrazione e personalità, che nel minuto, 23 secondi e 41 centesimi di discesa le ha permesso di andare oltre il dolore e centrare un risultato storico. Così si prende l’oro olimpico con cui chiude il cerchio di un’epopea irripetibile, caratterizzata da un argento e due bronzi alle Olimpiadi (tra PyeongChang 2018 e Pechino 2022 in slalom gigante e combinata), cinque medaglie iridate (due medaglie d’oro e tre d’argento) e due Coppe del Mondo generali, oltre a cinque Coppe di specialità e 37 successi di tappa in Coppa del Mondo. Risultati che la rendono unica nel panorama sciistico italiano.

«Ho pensato a sciare, a fare il massimo e lasciare andare gli sci, o la va o la spacca mi sono detta. Ho visualizzato bene la pista, ce l’avevo in testa e non volevo essere perfetta, bensì trovare il ritmo, anche a costo di qualche errore. Dopo il traguardo ho capito di aver fatto una buona manche ma non pensavo di poter vincere l’oro. Mai nella vita mi sarei aspettata di diventare campionessa olimpica, è qualcosa di speciale. Ce l’ho fatta perché non mi mancava, sapevo che era qualcosa di più, ero tranquilla, oggi mi consideravo un outsider, sapevo di aver già fatto tanto». Con queste parole, tra meraviglia e commozione, Federica ha commentato a caldo l’impresa che suggella la sua grandezza, disegnando anche un quadretto familiare da sogno: «Ho visto i miei fratelli e mia mamma piangere; non sono più una ragazzina, sono esperta e so bene cosa sto facendo. Dopo festeggerò col team e so già che mi commuoverò tantissimo».

A ruota ha parlato anche Ninna Quario, ex campionessa nelle discipline tecniche e mamma-ombra di Brignone, che ha seguito da vicino ogni tappa della figlia. «È fantastica, non so cosa dire, perché sapevo che sarebbe tornata ma vincere l’oro in SuperG è incredibile, e adesso non manca più l’oro olimpico. Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicini in questo periodo, spero siano felici come noi oggi. Come festeggiamo? Come sempre, dicendole brava».

Il successo a Cortina sarà ovviamente considerato l’apice della carriera di Brignone, e poi come una lezione di vita e di sport dopo il gravissimo infortunio che le è capitato soltanto dieci mesi fa. Tutto vero, tutto giusto, ci mancherebbe. Il punto, però, è un altro: Brignone ha avuto coraggio – e a volte è sembrata persino incosciente – in tanti momenti e in tante scelte della carriera, quindi in realtà quello ottenuto all’Olympia delle Tofane è un oro costruito nel tempo, è il frutto di un percorso in cui Federica si è impegnata con tutta se stessa. Un percorso di crescita, di completamento, fatto di cadute, rinascite ed espansioni continue di competenze e qualità. Federico Colli, uno dei preparatori di Brignone, si era espresso così dopo la vittoria nella Coppa del Mondo generale di un anno fa: «Nel 2015 mi ha richiamato, aveva una caviglia a pezzi, se uno confronta le foto di quel periodo e quelle di adesso sembrano due donne diverse. Sapevo che aveva dei piedi incredibili sugli sci, ma fisicamente c’era tanto da costruire. E lei si è fidata di me».

In queste parole c’è tutta Federica Brignone. La sciatrice di ieri, che poi è quella di oggi. Solo con dei pezzi in più. Nel giornalismo sportivo questo accumulo di conoscenze viene definita esperienza, ma in realtà è la somma di tante altre cose, anche cose che non si percepiscono ma restano tatuate nel subconscio. Non a caso, mentre sperava e tentava di recuperare la forma per partecipare a Milano Cortina 2026, Brignone ha detto che «il recupero è lento e noioso, mi alleno con dolore e arrivo alla sera che sono distrutta. La gamba guarirà, ma forse la testa presenterà il conto: solo la neve saprà dirlo». Ecco, è proprio in questo modo, in quei momenti, con quelle emozioni, che Federica – la sciatrice, l’atleta, la donna – ha creato i presupposti per andarsi a prendere l’oro. Le fondamenta c’erano già, le ha messe per anni, poi il caso – inteso come sfortuna –  ha messo in dubbio un esito che sembrava scontato. Ma solo per un attimo, poi Brignone ha ripreso a fare quello che sa fare meglio: lavorare su se stessa, provare a cambiare il suo destino. Forse è per questo che, alla fine, la neve ha parlato. E l’ha premiata dandole quello che meritava, l’ultimo trionfo che le mancava.

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