Il Brighton è 14esimo nella classifica di Premier League e ha ancora sette punti di vantaggio sulla zona-retrocessione, ma è evidente che la stagione 2025/26 debba essere considerata deludente. Soprattutto se pensiamo che la squadra guidata da Fabian Hürzeler non vince una gara di Premier League dallo scorso 3 gennaio, quando riuscì a battere il Burnley in casa per 2-0, e se mettiamo a confronto questi risultati con gli investimenti fatti sul mercato: se prendiamo in considerazione le ultime quattro sessioni di mercato, dall’estate 2024 all’inverno 2026, il BHAFC ha investito più di 360 milioni. Certo, nello stesso periodo le cessioni hanno fruttato quasi 200 milioni di euro, ma la regressione dell’ex squadra di De Zerbi è sotto gli occhi di tutti. E nel mirino della critica è finito proprio il modello di mercato.
Piccolo passo indietro, giusto per contestualizzare: il Brighton è stato uno dei primi grandi club di Premier League a mettere a punto un sistema di scouting/reclutamento integrato, cioè basato su un mix tra osservazione classica e sfruttamento delle statistiche avanzate. In questo modo, per diverse stagioni, la società inglese è riuscita a scovare grandi talenti prima di tutti gli altri, a valorizzarli e poi a rivenderli. Ecco qualche nome: Alexis MacAllister, Moisés Caicedo, Viktor Gyokeres, Marc Cucurella, Billy Gilmour e João Pedro sono tutti passati da Brighton prima di spiccare il volo verso altri club, solitamente più ricchi e più ambiziosi.
Gli incredibili risultati raggiunti con questo modello hanno fatto scuola – tanti altri club, tra cui soprattutto Brentford e Bournemouth, hanno cercato di replicare quanto fatto dal BHAFC – e forse hanno convinto i dirigenti a esasperare certe dinamiche: a novembre 2024, è uscita la notizia (confermata da diversi quotidiani autorevole) per cui diversi scout fossero stati licenziati, il tutto nell’ambito di una ristrutturazione aziendale che ha portato all’addio del direttore tecnico (David Weir) e alla nomina di un nuovo direttore sportivo (Jason Ayto). E che, come punto centrale del nuovo programma, prevedeva un maggior utilizzo dei dati avanzati come punto di partenza per individuare nuovi giocatori.
Oggi che la squadra va male, per lo più dopo tante stagioni positive, era inevitabile che i tifosi del Brighton e gli analisti inglesi finissero per criticare l’esasperazione del modello data-driven. Lo scrive un giornale importante come il Telegraph, citando fonti interne al club, ma in realtà è una sensazione abbastanza condivisa: con il nuovo sistema di scouting, la profilazione dei potenziali nuovi acquisti viene fatta in modo fin troppo mirato, e così si finisce per considerare secondari aspetti come l’aderenza al gioco dell’allenatore. I profili selezionati vengono “seguiti” e “studiati” più che altro dal punto di vista caratteriale, ma per il resto si guarda soprattutto alle loro statistiche personali.
Al di là delle indiscrezioni, basta fare qualche nome per rendersi conto della situazione: dall’estate 2024 a oggi, il Brighton ha acquistato nove giocatori investendo una cifra superiore ai 20 milioni, ovvero Georginio Rutter (per 46 milioni di euro), Yankuba Minteh (35 milioni), Mats Wiefer (32 milioni), Brajan Gurda (31 milioni, Ferdi Kadioglu (30 milioni), Matto O’Riley (29 milioni), Stefanos Tzimas (26 milioni), Charalampos Kostoulas (35 milioni), Maxim De Cuyper (20 milioni). Ebbene, si può dire: nessuno di questi ha reso come ci si aspettava, anzi O’Riley e Gruda sono stati ceduti in prestito all’inizio di questa stagione. Esattamente come Diego Coppola, arrivato dal Verona per undici milioni sei mesi fa e passato in prestito al Paris FC nel mercato di gennaio. C’è qualcosa che non funziona (più), è evidente.