Il Tottenham sta andando così male che è già sicuro di perdere decine di milioni di euro, e la situazione diventerebbe drammatica in caso di retrocessione

I partner commerciali degli Spurs stanno già rivedendo i contratti con il club per evitare ulteriori flop finanziari.
di Redazione Undici 17 Febbraio 2026 alle 03:10

Un tracollo da «decine di milioni di euro». A prescindere da come andrà a finire la stagione: a meno di una lunare vittoria in Champions League – tecnicamente ancora possibile, per carità – l’annata del Tottenham si appresta a risolversi in un fiasco clamoroso. E che potrebbe pure assumere i connotati del dramma sportivo, qualora gli Spurs incappassero in un’assurda retrocessione – aritmeticamente ancora più possibile, col margine di vantaggio sul West Ham che si assottiglia di giornata in giornata: ora restano soltanto 5 punti. Per questo è già l’ora di correre ai ripari. Non solo dal punto di vista tecnico: in questi giorni la dirigenza del club ha sollevato dall’incarico Thomas Frank per affidare la panchina a Igor Tudor, al debutto assoluto in Premier League da allenatore. Allo stesso tempo, si registrano grossi movimenti anche sul fronte delle sponsorizzazioni economiche. Tutti in una sola direzione: via dal New White Hart Lane, quando si può, finché si può.

Il fuggi fuggi è chiaramente associato al pessimo cammino della squadra, oltre ogni prudente previsione. Come racconta il Telegraph, almeno uno dei main sponsor del Tottenham andrà in scadenza a fine stagione ed è molto improbabile ipotizzare un rinnovo. Altri partner commerciali invece si preoccupano di correggere il tiro: molti di loro assicuravano al club cospicui bonus – ormai chiaramente saltati – in caso di qualificazione europea e ora invece si ritrovano a dover fare i conti con lo spauracchio della discesa in Championship. Motivo per cui starebbero rinegoziando alcune clausole contrattuali a propria tutela, lasciando agli Spurs delle voragini a bilancio. C’è poi la questione dell’impianto: per lo stadio da oltre un miliardo di euro inaugurato nel 2019, il Tottenham non ha ancora trovato uno sponsor di lungo periodo che associ il propio nome al’impianto. E il ridimensionamento del suo calendario sportivo renderà ancora meno appetibile qualunque tipo di investimento. Semplicemente: meno partite affascinanti in calendario, meno introiti.

«Le implicazioni economiche legate alla perdita delle coppe europee sarebbero disastrose: si va nell’ordine delle decine di milioni di euro», spiegano gli esperti di settore spiegano al Telegraph. «E queste cifre aumenterebbero ancora, con conseguenze potenzialmente catastrofiche, in caso di retrocessione. Uno scenario percepito come concreto da molti stakeholder». Un portavoce del Tottenham ha ribadito che i termini contrattuali con gli sponsor restano confidenziali. Ma tira una pessima aria, anche perché il club non può nemmeno più contare sull’appeal sempreverde garantito da calciatori del calibro di Kane o Son Heung-min. Il nuovo ciclo tecnico sta andando molto peggio del previsto: la storica Europa League vinta la primavera scorsa non basta più a controbilanciare le 33 sconfitte in campionato nell’ultima stagione e mezza. Numeri, per l’appunto, da retrocessione.

In questo 2026, gli Spurs finora hanno vinto soltanto due partite: entrambe in Champions, dove la prima fase è stata superata brillantemente (quarto posto dietro soltanto a Bayern, Arsenal e Liverpool, e pass per gli ottavi già ottenuto). Sintomo di una rosa – da Van de Ven a Xavi Simons, passando per Richarlison in attacco e Vicario tra i pali – con qualità significative. Eppure intermittenti, manifeste soltanto a tratti. Soprattutto ormai bloccate da una componente psicologica sempre più pesante quando si tratta di competere nel campionato e nello stadio amico: per rendimento interno gli Spurs sono già terzultimi. E i loro tifosi, di partita in partita, hanno iniziato a disertare le tribune dell’impianto, desolato nel suo splendore. A Londra devono ancora capire come sia potuto succedere.

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