La scelta (pre)annunciata da Mikel Arteta, se dovesse essere confermata, sarebbe estrema anche per un allenatore visionario come lui – un allenatore che, per esempio, ha portato un labrador nel centro sportivo chiamandolo “Win”, “vittoria”, per abituare i giocatori al successo, uno che è ossessionato dai difensori mancini e dalla gestione dei calci piazzati, uno che chiede aiuto ai piloti della Royal Air Force per migliorare la comunicazione del gruppo. Su questa falsariga, il manager dell’Arsenal ha iniziato a mettere nel mirino il riscaldamento prepartita. Al punto da dire che questo tipo di routine andrebbe rivista, se non addirittura cancellata completamente.
Il pretesto per mettere in discussione l’impatto del riscaldamento va ricercato negli infortuni: nelle ultime settimane, ben quattro giocatori dell’Arsenal hanno accusato problemi fisici a ridosso del calcio d’inizio. A rivelarlo è stato proprio Arteta: l’ultimo episodio in questo senso riguarda Riccardo Calafiori, costretto a dare forfait pochi minuti prima del match di FA Cup contro il Wigan, vinto poi agevolmente dai Gunners per 4-0. Il difensore italiano è stato sostituito da Myles Lewis-Skelly, ma il punto non è questo: per Calafiori si tratta del secondo infortunio stagionale accusato nel corso del riscaldamento, già pochi minuti prima della gara contro il Brighton aveva riportato un infortunio muscolare che lo aveva tenuto fuori per un mese.
Oltre a Calafiori, anche Bukayo Saka non ha giocato come previsto contro il Leeds; Saliba, invece aveva avuto un problema alla caviglia nella sconfitta di agosto contro il Liverpool: partito titolare, era stato sostituito dopo appena cinque minuti. Per Arteta, tutti questi indizi fanno più di una prova: «Sì, stiamo analizzando seriamente quanto incida il riscaldamento», ha spiegato il tecnico dell’Arsenal. «Va detto che sono situazioni diverse tra loro: l’episodio di Saliba è stato difficile da prevedere, con Calafiori, invece, sono accadute due situazioni molto simili nel riscaldamento. Quello di Saka è stato ancora più casuale: non aveva dato alcun segnale».
Il tecnico spagnolo ha ammesso che la frequenza di questi infortuni lo ha reso più teso nei momenti immediatamente precedenti alle gare. «Ora sono molto più attento. Quando qualcuno entra nel mio ufficio subito prima della partita, penso subito: “No, ti prego”. Sono attimi delicati. Se devi cambiare un giocatore all’ultimo, devi modificare posizioni e piano gara in appena due minuti». Arteta ha sottolineato come queste situazioni obblighino lo staff a essere sempre pronto a scenari alternativi: «Ti rende un allenatore migliore, perché devi sempre pensare ai “what if”. E prima della partita ce ne sono sempre di più».
Sul possibile cambiamento delle routine prepartita, Arteta non ha escluso nulla: «Da giocatore avevo le mie abitudini. Il riscaldamento era e resta un modo per dire al tuo corpo che sta arrivando il momento della gara. Cambiare questo modo di fare non è semplice. Ma è un’area su cui dobbiamo riflettere. Cosa succederebbe se non facessimo il riscaldamento? In fondo all’intervallo restiamo seduti per quasi 15 minuti e poi ripartiamo al massimo nella ripresa. Forse si può partire da qui». Stiamo per assistere all’ennesima diavoleria firmata Arteta?