Il Bodo/Glimt sta dimostrando di essere diventato una squadra forte, non più soltanto “strana” e difficile da affrontare

Altrimenti non si battono in sequenza Manchester City, Atlético Madrid e Inter.
di Redazione Undici 19 Febbraio 2026 alle 10:21

E pensare che Kjetil Knutsen, allenatore del Bodo/Glimt, dopo i tre gol rifilati all’Inter – cioè il punto più alto nella storia europea del club norvegese –, si è limitato a dire «non abbiamo giocato una grande partita». Anzi: «Siamo stati anche un po’ fortunati». Figurarsi allora se Hauge e compagni fossero scesi in campo come da copione, che fine avrebbero fatto i nerazzurri già frastornati. Inappellabili tutte le attenuanti ambientali: neve, gelo, campo sintetico, cornice di pubblico decisamente casalinga. Non basta più ormai la nomea di trasferta terribile, squadra-trappola, o qualunque altro modo per giustificare un passaggio a vuoto calcistico ai confini del circolo polare artico. Perché se tre indizi fanno una prova, battere con merito il Manchester City, l’Atlético Madrid e infine l’Inter nell’arco di un mese è sintomo di una parola soltanto: qualità.

Le avvisaglie c’erano tutte, da diversi anni. Chiedere alle due squadre romane, che passando per Bodo hanno dovuto digerire bocconi amarissimi anche nelle loro stagioni migliori: la Roma futura vincitrice della Conference League, nel 2021/22, all’Aspmyra Stadium era stata travolta per 6-1; la Lazio capolista della fase a gironi di Europa League, nella passata stagione, vide sfumare le semifinali contro i gialloneri ai rigori. In entrambi i casi si parò di flop, tra smacco e rimpianti. Oggi sono sconfitte che assumono una dimensione più proporzionata. Perché l’ossatura del Bodo di ieri è il fulcro della squadra attuale. Che brilla attorno al talento di Patrick Berg e Jens Petter Hauge. Ma soprattutto è un corpo unico, compatto, fisicamente secondo a nessuno e capace di giocare a memoria a prescindere dalla competizione.

La vittoria contro l’Inter racchiude tutta l’essenza tattica dei ragazzi di Knutsen. La prima rete è un capolavoro: uno, due, tre, otto passaggi a regola d’arte per vie centrali, non più di due tocchi per giocatore e destro vincente a rimorchio di Sondre Fet, sempre di prima intenzione. Un esercizio da scuola calcio. Il raddoppio, nella ripresa, è frutto di un pressing ben calibrato che induce all’errore Carlos Augusto: altri due passaggi e Hauge scaraventa in porta con una sassata. Passano tre minuti e un raddoppio di marcature forsennato sradica il pallone dai piedi di Barella nella metà campo offensiva: rapido ribaltamento di fronte e finalizzazione da playstation. Tutto troppo, troppo facile.

Nelle armi del Bodo c’è un utilizzo del contropiede da manuale, ma anche una copertura degli spazi e una consapevolezza palla al piede che non si addicono a una semplice Cenerentola della Champions League. Pur senza fuoriclasse designati – stando a Transfermarkt, l’intera rosa norvegese vale 57 milioni di euro: quasi 30 in meno del solo Lautaro Martinez –, i gialloneri sono riusciti a trovare il modo di ottimizzare il proprio rendimento con i pochi mezzi a disposizione. E in questi anni in Europa hanno accumulato esperienza da vendere: ai playoff sono arrivati pronti, anche mentalmente.

Certo, poi il saggio Knutsen non ha tutti i torti: ci vuole anche una discreta dose di fortuna. Se tiri di Darmian e Lautaro fossero entrati, anziché sbattere sul palo, probabilmente adesso staremmo parlando di tutt’altra partita – con relative prospettive di qualificazione. Ma il calcio è anche questo. Bisogna saperselo portare dalla propria parte. E così, una sfida alla volta, la matricola di Norvegia è riuscita a imbrigliare le migliori squadre del continente, sfruttando al meglio le possibilità nei novanta minuti. Fra pochi giorni a San Siro sarà tutt’altra musica, guai però a sottovalutare la capacità del Bodo di farsi strada tra le big. Più che da ingenui sarebbe da ingenerosi. Lungo i ghiacci del nord, la Champions è stata onorata alla grandissima. E dove finiscono i demeriti di un’Inter svagata e sgonfia, inizia l’exploit di una squadra che è tutto fuorché una benedizione del caso. Lo sa tutta l’Europa, ormai.

>

Leggi anche

Calcio
Per fronteggiare la crisi economica, i club di Ligue 1 hanno inventato tanti modi creativi per risparmiare su qualsiasi cosa
I club stanno tagliando le spese diversi reparti, privilegiando sostenibilità ambientale e ruoli multitasking.
di Redazione Undici
Calcio
Il PSG e Netflix dovevano fare uscire un documentario, ma il progetto si è arenato
Secondo L'Équipe, ci sarebbero state delle divergenze sui contenuti e sull'accesso garantiti alla troupe.
di Redazione Undici
Calcio
Per Gravina e Buffon le dimissioni dalla FIGC erano l’unica strada possibile
La sconfitta in Bosnia e la mancata qualificazione al terzo Mondiale di fila hanno portato a un doppio addio inevitabile: un atto politico, come succede sempre, ma soprattutto il frutto di tutta una serie di errori.
di Alfonso Fasano
Calcio
De Zerbi al Tottenham può sembrare una scelta assurda, ma non lo è per niente
Nel caso di una non impossibile salvezza, l'allenatore italiano avrà a disposizione mezzi tecnici ed economici pressoché illimitati per ricostruire la squadra. Gli Spurs sono ben diversi dal Marsiglia.
di Redazione Undici