Espandersi, sempre e comunque. È toccato al canonico Mondiale per nazionali, che per la prima volta quest’estate si svolgerà fra 48 partecipanti. E la stessa formula, già alla seconda edizione in assoluto, sarà molto probabilmente applicata anche al neonato Mondiale per Club, da 32 a 48: la FIFA come sempre scalpita per far lievitare il numero di squadre – dunque il giro d’affari – attorno ai propri tornei e sono in corso approfonditi dialoghi con le parti interessate per compiere a tutti gli effetti il salto di specie. Cosa cambia rispetto a qualche mese fa? Che questa volta, a spalleggiare le ambizioni di Gianni Infantino ci sarebbe anche la UEFA di Aleksander Ceferin. E visti i rapporti tesi che negli ultimi tempi si erano riscontrati fra i due signori del calcio, sarebbe decisamente una novità.
La notizia è stata riportata dal Guardian, sottolineando proprio la decisiva distensione delle relazioni diplomatiche da Zurigo a Nyon. Già prima della scorsa estate la FIFA aveva annunciato la propria intenzione di estendere il numero di squadre al Mondiale per Club, soprattutto per coinvolgere quelle big europee che di volta in volta non riuscirebbero a qualificarsi – in quel caso, nella fattispecie, Barcellona, Liverpool e Manchester United in primis. La UEFA inizialmente aveva espresso le proprie perplessità, per questioni di calendario e di competitività finanziaria – il montepremi per le formazioni coinvolte è faraonico e dunque potenzialmente destabilizzante per il resto del movimento tagliato fuori, in particolare creando un divario economico sempre più significativo fra le varie partecipanti alla Champions League.
Nel frattempo però sono successe due o tre cose che hanno cambiato le carte in tavola. A preoccupare Ceferin è stata la controproposta del Real Madrid, talmente entusiasta per la nuova competizione da augurarsi che venga disputata su base biennale – e non più ogni quattro anni. Un ulteriore forzatura degli impegni sportivi in agenda, con i calciatori – già sul piede di guerra per l’insostenibilità fisica del calendario – ancora più esposti a infortuni e un abbassamento della qualità generale di gioco a fini conservativi (il timore è che si arrivi prima o poi all’infinita monotonia della NBA, dove una stagione da 82 partite è sostenibile soltanto scendendo in campo al piccolo trotto per sei mesi su otto). Il secondo elemento determinante è che nel frattempo è arrivata la storica stretta di mano proprio fra la UEFA e il Real Madrid in seguito al tramonto definitivo della Super Lega. Il che significa, da parte dei blancos, l’accettazione dello status quo e della leadership degli attuali vertici del pallone.
Dunque, in altre parole, per scongiurare lo scenario più complicato – il Mondiale per Club ogni due anni – Ceferin sarebbe disposto a virare sul male minore. E allora via libera ai piani di Infantino, che già lo scorso ottobre a Roma, durante l’assemblea generale della European Football Clubs, aveva confermato come l’espansione fosse già in agenda, con la FIFA “al lavoro per valutare come rendere questo evento ancora più grande, migliore, di maggior impatto. Fra i membri UEFA sussiste ancora qualche voce di scetticismo, ma la musica sta progressivamente cambiando, allineandosi alle note del numero uno della Federcalcio globale. I dettagli dell’accordo dovranno essere definiti nei prossimi mesi, ma è chiaro che i maggiori beneficiari dell’espansione sarebbero proprio i club europei – verosimilmente aumentando il numero di slot da 12 a 16. E pazienza per gli equilibri calcistici del vecchio continente. L’anno prossimo sia Ceferin sia Infantino hanno una data cerchiata in rosso più impellente di tutto il resto: la loro rielezione. Perciò una tregua istituzionale è nell’interesse di entrambi, e non va sacrificata in nome del commercialissimo Mondiale per Club. Ubi maior…