Se parliamo di imprese sportive, segnare contro i campioni d’Europa all’estremo nord del continente, quando nessuno se l’aspetta, potrebbe senz’altro far parte della lista. Eppure per Sondre Fet, da mercoledì notte fa gli eroi del Bodo/Glimt che hanno schiantato l’Inter in Champions, bucare i guantoni di Yann Sommer al termine di una splendida azione corale è davvero un’inezia rispetto alle sue gesta sportive nel curriculum. Una su tutte? Battere sugli sci da fondo niente meno che sua maestà Johannes Hosflot Klaebo: il migliore di sempre, il signore assoluto dei Giochi olimpici che a Milano Cortina 2026 ha sbriciolato ogni record conquistando cinque ori su cinque – sabato potrebbero diventare sei – e arrivando a quota dieci in carriera. Un percorso inarrivabile, senza rivali da ormai diverso tempo. Eppure, quindici anni fa, il fenomeno sulla neve avrebbe potuto essere proprio Fet.
A rivelare la curiosa rivalità sciistica – almeno, fino a quando le rispettive carriere sportive non presero strade diverse – è proprio Kjetil Knutsen, l’allenatore del Bodo/Glimt. “Immagine che anche Klaebo sia molto contento di questo antico passaggio di consegne: non sarebbe il più grande olimpionico di tutti i tempi, se Sondre Fet si fosse concentrato sullo sci di fondo anziché puntare sul calcio. Dobbiamo affrontare la questione con ironia. Almeno avrete un titolo da prima pagina”, ha raccontato nel postpartita di Bodo-Inter. Il ricordo scorre allora all’adolescenza dei due protagonisti, quando Fet – oggi 28enne, un anno più giovane di Klaebo – competeva contro il futuro fuoriclasse per diventare il miglior sciatore della Norvegia centrale. E almeno in un’occasione, all’inizio degli anni Duemiladieci, il giovane Fet sconfisse Klaebo in una gara di sprint, cioè su una distanza di circa due chilometri.
Un exploit che col senno di poi fa rabbrividire, e anche per gli standard dell’epoca mostrava bene quanto di livello fossero le qualità sciistiche di Fet. All’inizio della sua carriera da centrocampista, quando ancora militava nell’Aalesund, ne parlò senza rimpianti. “Non mi pento della mia scelta: lo sforzo fisico era diventato eccessivo, avevo finito per allenarmi troppo”. Un concetto ribadito anche dopo lo storico gol all’Inter, festeggiato “alla Totti”, con tanto di ciucciotto e pallone sotto la maglia. “Piuttosto facciamo ancora fatica a realizzare quanto stiamo facendo oggi: viviamo come in una bolla”.
Ed è così che il suo Bodo sta profanando le gerarchie della Champions, con un match point per gli ottavi di finale proprio a San Siro, laddove pochi giorni fa il grande Klaebo sfilava nella cerimonia di apertura prima di entrare in modalità pigliatutto. Se non altro un segnale propizio, che nel suo piccolo calcistico Fet sta trasmettendo nella stagione della vita: tre gol e un assist nella massima competizione europea sono tantissima roba per chiunque. Figurarsi per chi, un giorno lontano, era riuscito a battere perfino il dio delle nevi. E oggi lo racconta da match winner di un altro sport.