Mikel Arteta, manager dell’Arsenal è famoso per i suoi metodi a dir poco creativi. Da tempo, per esempio, ha stretto un accordo con degli ex ufficiali della Royal Air Force, l’aeronautica militare inglese, per aiutarne i suoi giocatori nella gestione della pressione. Per quanto particolare, però, questa idea non era e non è un’assoluta novità: al Bodo Glimt ci avevano pensato prima. Dal 2017, infatti, il club norvegese ha in organico Bjorn Mannsverk, ex pilota militare cbe ha insegnato alla squadra a performare in condizioni di alto stress, trasformandolo in una vera e propria risorsa.
I metodi di Mannsverk, mutuati dall’esperienza sono stati applicati subito dopo una retrocessione – sì, meno di dieci anni fa il Bodo/Glimt è sceso nella seconda divisione norvegese. Un momento delicato che però è diventato il punto di partenza per una nuova cultura. L’ex pilota viene etichettato come “mental coach”, ma lui preferisce definirsi un «costruttore di cultura». Mannsverk ha lasciato i cieli dopo missioni in Libia e Afghanistan per guidare, a 57 anni, una nuova missione: aiutare il Bodø/Glimt a gestire la pressione della Champions League. Non è guerra, ma per un gruppo giovane e alla prima esperienza europea l’impatto con l’élite del calcio continentale può essere altrettanto destabilizzante. L’obiettivo è chiaro: creare solide fondamenta psicologiche per affrontare l’ansia delle grandi sfide, soprattutto europee.
In questa stagione di Champions, dopo tre sconfitte e tre pareggi nelle prime sei partite, il Bodø sembrava spacciato. Poi la vittoria per 3-1 contro il Manchester City ha cambiato completamente lo scenario: ora l’approdo agli ottavi è un’ipotesi molto realistica. Ma per Mannsverk il passato non conta: «Quella contro il City è stata la miglior partita della nostra storia, ma è già finita. Non possiamo permetterci di perdere energia pensando a ciò che è stato» ha spiegato a El País.
Il suo metodo nasce dall’esperienza in cabina di pilotaggio, un luogo in cui lo stress non deriva dagli eventi ma dal dialogo interiore: «È come una radio di sottofondo: la senti, ma non devi ascoltarla», ha raccontato Mannsverk. Stare nel momento, qui e ora, è la qualità che distingue i migliori atleti. Pensare troppo rallenta, genera paura, trasforma il match in un incubo. Nel club si privilegiano giocatori scandinavi, cresciuti in una cultura orientata al collettivo. Il lavoro quotidiano ruota attorno al “feedback”, inteso come comunicazione costante e onesta. «È l’olio della macchina» ha aggiunto l’ex pilota. Ogni giocatore accetta il confronto, anche quando è scomodo, perché la responsabilità è condivisa.
Il principio guida è chiaro: concentrarsi su ciò che si può controllare. Non il risultato, ma preparazione, allenamento, recupero, atteggiamento. «Al Bodo non c’è una stella, il gruppo è la stella», ha affermato Mannsverk. Pensare ossessivamente alla vittoria aumenta lo stress; distribuire la responsabilità lo riduce. Anche la preparazione delle partite segue questa logica: studiare l’avversario sì, ma senza eccessi. Un’analisi troppo approfondita alimenta pensieri superflui e fatica mentale. «Ai giocatori dico: è troppo tardi per diventare più bravi di ciò che siete. Rilassatevi». Il cervello, come il corpo, ha bisogno di riposo per funzionare al meglio. Dopo una vita a velocità supersonica, Mannsverk ha ammesso di non sentirsi un uomo di calcio. «Mi annoio facilmente allo stadio», ha scherzato. «Ma vedere il Bodø mi diverte». E finché la mente resta libera, il viaggio europeo può continuare.