Da anni, ormai, una delle tendenze più consolidate nel mondo del calcio – soprattutto da parte dei club inglesi – è quella di riempire gli store online di nuove proposte per capi d’abbigliamento: magliette da gara, felpe e pantaloni cargo, più o meno retro, che fan o semplici appassionati sfoggiano praticamente ovunque, ormai. Un frullatore di drop che ha una squadra di riferimento assoluta: l’Arsenal. In 18 mesi, infatti, i Gunners hanno lanciato circa 50 collezioni diverse, con cui hanno guadagnato delle cifre altissime.
Il ritmo dei lanci è stato particolarmente intenso: solo nel 2026 il club ha presentato una linea rétro, la collezione “On the Road” e la serie “Year of the Horse” dedicata al Capodanno cinese, dopo le gamme “Firepower”, “LFSTLR” e il revival “92-94 Bring Back” dell’autunno precedente. Tra i tifosi circola da tempo la leggenda per cui tutte queste nuove uscite servirebbero a distrarre dai risultati meno brillanti. Il punto, però, è che i risultati economici non lasciano spazio a dubbi: si tratta di una strategia pianificata e, soprattutto, efficace. Gli ultimi bilanci mostrano infatti ricavi record per il settore vendite. Dopo il massimo storico registrato nella stagione 2023/24, i risultati sono stati ulteriormente superati (con un incremento pari al 27%) nel 2024/25,
Secondo i dati di Deloitte, dal 2021 i ricavi commerciali dell’Arsenal sono cresciuti del 104%: la percentuale più elevata tra i dieci club con i maggiori introiti nel calcio mondiale, contro una media del 53% registrata dalle altre grandi della Premier League. Questo aumento, naturalmente, non dipende soltanto dai volumi di vendita di tutti i nuovi capi d’abbigliamento lanciati dai Gunners, quanto da quello che si potrebbe definire come un “effetto collaterale” di questa strategia: un posizionamento sempre più netto, e trasversale, del marchio-Arsenal. Le collaborazioni con etichette londinesi e l’approccio alle collezioni in edizione limitata hanno trasformato il club in un brand capace di parlare a un pubblico globale. Per le generazioni più giovani, il contatto con l’identità dei Gunners avviene spesso attraverso la moda e la cultura urban più che attraverso le partite, mentre molti tifosi adulti preferiscono capi più casual brandizzati alle tradizionali maglie da gara.
La strategia coinvolge direttamente anche i calciatori. Il club ha organizzato una sfilata a bordo campo all’Emirates Stadium con la partecipazione di Declan Rice, mentre diversi giocatori e giocatrici sono attivi nel mondo della moda: Leah Williamson ha collaborato con Gucci e altri membri della rosa partecipano a campagne marketing ed eventi internazionali. L’Arsenal, ovviamente, non è il primo club a puntare forte sull’integrazione tra calcio e moda: il Paris Saint-Germain, tanto per fare un esempio significativo, ha fatto e fa scuola in Europa da diverse stagioni – a partire dall’ormai consolidata collab con Jordan. Il punto, però, è che in Premier League nessuna società ha insistito su questa convergenza con la stessa intensità. In un contesto in cui i ricavi televisivi mostrano segnali di stabilizzazione, le revenue commerciali rappresentano la nuova frontiera della competizione economica tra i grandi club.
E infatti anche Liverpool, Aston Villa e Newcastle si stanno muovendo nella direzione tracciata dai Gunners, con diverse partnership con brand di moda. L’Arsenal, tuttavia, è già piuttosto avanti, dato che è riuscito a trasformare il proprio stemma in un simbolo culturale pop. In un calcio sempre più guidato dal marketing e dall’engagement continuo dei tifosi, un drop lanciato nel momento giusto può avere un impatto strategico non molto diverso da quello di un gol decisivo.