Cristiano Ronaldo si è tolto uno sfizio di cui parlava da tempo: diventare comproprietario di una squadra di calcio. In particolare, il fuoriclasse portoghese ha rilevato il 25% delle quote dell’Almería, club andaluso di seconda divisione che sta cercando di risalire ne la Liga, da cui è retrocesso nel 2024. La squadra spagnola è solo una piccola parte di un impero fatto di catene di hotel, cliniche per i trapianti di capelli, un museo a Hong Kong, caffetterie, una casa cinematografica, una lega di MMA e una serie di immobili sparsi per il mondo. Per la verità, prima di diventare comproprietario dell’Almería, pare che CR7 si fosse interessato a un’altra società spagnola in vendita, per altro molto più blasonata: il Valencia.
L’annuncio dell’acquisizione da parte della stella portoghese ha immediatamente catalizzato l’attenzione della stampa sportiva intorno all’Almería. Una situazione particolare perché, di fatto, parliamo pur sempre di un club di seconda divisione. In realtà, però, la situazione della società andalusa è particolare: da qualche tempo è di proprietà di un consorzio dell’Arabia Saudita, quindi viene considerata un po’ come una possibile forza emergente – almeno dal punto di vista puramente economico – del calcio spagnolo.
In ogni caso, però, l’annuncio dell’arrivo – per il momento solo virtuale – di Ronaldo ha già avuto un impatto notevole. Durante la conferenza stampa di vigilia della sfida contro l’Albacete, l’allenatore dell’Almería, Rubi, ha commentato con entusiasmo l’operazione: «Noi siamo molto felici, gli diamo il benvenuto. Una persona con la sua conoscenza dello sport e del calcio può aiutare enormemente un club come il nostro. È una notizia entusiasmante per la società, la città e l’intera provincia».
Com’era inevitabile che fosse, non è mancata una domanda sulla possibilità di vedere Cristiano Ronaldo indossare la maglia dell’Almería prima della fine della sua carriera. Rubi, in questo senso, ha lasciato la porta aperta: «È una domanda da fare a lui, ma sarebbe qualcosa di straordinario. Questo adesso è il suo club. E quindi, se volesse continuare a giocare, qualunque allenatore ci sia lo accoglierebbe a braccia aperte». L’ingresso di Ronaldo rappresenta un’opportunità significativa soprattutto sul piano dell’immagine e del marketing.
L’associazione tra il brand dell’Almería e uno dei calciatori più celebri della storia promette infatti una visibilità internazionale senza precedenti, per il club andaluso. Allo stesso tempo, l’operazione potrebbe suscitare qualche perplessità tra chi guarda con diffidenza alla figura dell’ex Real Madrid. Rubi, tuttavia, ha ridimensionato le possibili critiche, inserendo l’arrivo di Ronaldo nel percorso di crescita strutturale del club. «Non mi preoccupa che ci definiscano una squadra ricca o un club di ‘nuovi ricchi’. È un discorso che sentiamo spesso. È vero, abbiamo la fortuna di avere investitori importanti, ma fare bene nel calcio è molto di più: significa costruire uno stadio, una storia e un’identità. E stiamo lavorando perché questa storia diventi sempre più grande». Il tecnico dell’Almería ha concluso sottolineando quanto l’arrivo di nuovi capitali rappresenti un beneficio per il club e per l’intero territorio: «Se questo dovesse generare qualche invidia, non deve preoccuparci. L’importante è continuare a crescere e contribuire allo sviluppo del calcio spagnolo». Perché, di solito, insieme a Ronaldo arrivano i successi.