Non è bastata la sesta vittoria nelle ultime sette gare di Premier League, per fermare le polemiche in casa Manchester United. Ma questa volta la squadra non c’entra. E nemmeno la proprietà in senso convenzionale – cioè la disastrosa gestione tecnica del club, da tempo sotto accusa. Nel mirino però finisce di nuovo Sir Jim Ratcliffe, co-proprietario dei Red Devils al centro di un polverone mediatico per via di alcune controverse dichiarazioni: “Il governo dovrebbe mostrare un certo coraggio, contrastare l’immigrazione e le politiche di welfare che ci costano davvero troppi soldi. Il Regno Unito ormai è stato colonizzato dai migranti, non è vero?”, aveva detto il magnate a Sky News. Parole decisamente oltre i confini del calcio, presto definite “offensive e sbagliate” anche da Keir Starmer. E alla prima occasione propizia, il primo ministro britannico ha trovato una schiera di inattesi alleati fra gli spalti di Old Trafford.
L’occasione era la 28esima giornata di Premier League, con lo United impegnato a domicilio contro il Crystal Palace. In campo, Bruno Fernandes e Benjamin Sesko completano la rimonta da tre punti nella ripresa. Tutt’attorno, mentre le squadre facevano il loro ingresso sul terreno di gioco, i riflettori sono finiti tutti puntati verso Stretford End: lo storico settore dello stadio da dove è spiccato uno striscione carico di significato e signorilità british. “Il MUFC è fieramente colonizzato dai migranti”. E sotto i faccioni di Eric Cantona, Patrice Evra, Ole Gunnar Solskjaer, Park Ji-sung, Bruno Fernandes, Amad Diallo e Casemiro. Leggende del club di ieri e protagonisti di oggi, tutti accomunati dalle loro origini lontane.
Una risposta elegante, che coglie nel segno mettendo in risalto la stupidità delle affermazioni di Ratcliffe, ormai ridotte a un vero e proprio autogol. Va sottolineato che il dirigente aveva parlato l’11 febbraio scorso, per poi maldestramente scusarsi nel caso qualcuno si fosse sentito offeso dal suo linguaggio, ma da allora i ragazzi di Michael Carrick avevano soltanto giocato in trasferta. Fino a domenica, con i tifosi dei Red Devils – a dispetto di quanto si augurava la proprietà – ben determinati a non dimenticare quell’uscita infelice. Come ha reagito il resto di Old Trafford allo striscione? Applausi su applausi. E per ironia della sorte, a garantire la vittoria allo United sono stati un portoghese e uno sloveno – oltre il 70% dei calciatori di Premier League non sono inglesi, checché ne dica Ratfcliffe. Che ieri non era presente allo stadio, ma deve aver ricevuto il messaggio forte e chiaro.
Fuori da Old Trafford, nel prepartita altri gruppi di appassionati avevano messo in mostra analoghi cartelloni socialmente impegnati: “United contro il razzismo”, “Amiamo gli immigrati, odiamo gli evasori fiscali” (una delle accuse più frequenti nei confronti di Ratcliffe, dopo il trasferimento della sua residenza nel Principato di Monaco). Queste scritte non sono riuscite a entrare dentro l’impianto, per via del regolamento del club in merito agli striscioni politicamente schierati. Quello di Stretford End, come raccontano gli autori dell’iniziativa, invece è sfuggito ai controlli per poi venire srotolato in un momento di distrazione da parte degli steward. Così anche quando il Manchester vince, gli animi non si placano: del resto, con una proprietà simile, sarebbe difficile immaginarsi il contrario.