In Inghilterra stanno iniziando a pensare seriamente al Challenge, ovvero al Var a chiamata per gli allenatori

Una decisione che sarebbe storica, auspicata da molti addetti ai lavori nel momento in cui l'IFAB sta aggiornando alcune regole del gioco.
di Redazione Undici 02 Marzo 2026 alle 19:32

Come nel basket e nel tennis. A scanso di polemiche e scivoloni arbitrali: in Premier League e dintorni, il Var a chiamata potrebbe essere presto una novità a tutti gli effetti. Un’occasione ma anche una responsabilità per gli allenatori, autorizzati a ricorrere alla tecnologia al massimo due volte a partita – nel caso di Challenge sfavorevole. Lo annuncia la Football Association, il non plus ultra del calcio inglese, da oggi intenzionata a esplorare un sistema di richiamo al Var su iniziativa di chi siede in panchina. Insomma, come tantissimi addetti ai lavori si erano augurati finora, senza che tuttavia siano stati adottati provvedimenti istituzionali a riguardo.

Proprio sabato l’International Football Association Board – cioè la “cassazione” mondiale in fatto di regole del gioco – aveva approvato alcune importanti modifiche regolamentari tra le quali figura anche un raggio d’azione più intensivo da parte del Var. Sono passati ormai dieci anni dall’introduzione della strumentazione video assistita: il piano definito in questi giorni prevede una revisione sistematica delle sue modalità di applicazione in base al monitoraggio dei risultati recenti, nell’ottica di ulteriori e progressivi miglioramenti. Nell’ultimo pacchetto di novità non è presente però il Var a chiamata, motivo per cui la FA starebbe considerando di avallare un progetto pilota indipendente – in questo senso, si rientra nell’ambito della discrezionalità delle singole federazioni.

La tesi della FA è che il Var e gli altri strumenti di supporto intervengono per aiutare a prendere decisioni fattuali – come nel caso del fuorigioco e della goal line technology –, ma non ancora sulle situazioni soggettive come l’entità dei falli o dei tocchi di mano, che tante volte richiederebbero dunque un’analisi supplementare su indicazione degli allenatori. Un quadro diametralmente opposto rispetto a quel che adotterà nei prossimi mesi la FIFA, a partire dal Mondiale alle porte, per estendere l’uso del Var sui calci d’angolo e sull’assegnazione dei secondi cartellini gialli. Seguendo cioè un protocollo automatico e ben definito – o almeno si spera –, senza interferenze più o meno consentite da parte delle panchine.

Dall’Inghilterra aggiungono che il ragionamento arriva anche in base all’esempio delle sperimentazioni attuate in altri Paesi, come il “Var low-cost” con un minor numero di telecamere – da quest’anno integrato con il Challenge per gli allenatori, per l’appunto – presente nella Serie C italiana. “Che cosa possiamo imparare dai vari test in giro per l’Europa?”, spiega Mark Bullingham, chief executive della FA. “Esistono elementi di spicco che dovremmo valutare di adottare in futuro? Iniziative come il Var a chiamata cambiano la dinamica delle partite, riducono il numero di interventi predefiniti della tecnologia e spostano l’onere nelle mani dell’allenatore. Penso che dovremmo continuare a imparare da questo tipo di approccio, soprattutto in quei contesti che non possono permettersi il peso economico di un Var a tutti gli effetti”. Cioè soprattutto nelle serie minori, con la finestra aperta anche per la Premier League nel caso in cui il tentativo dovesse rivelarsi un successo.

Che il Football Video Support – cioè il Var a chiamata presente in Serie C – stia funzionando “molto bene”, lo dice anche Pierluigi Collina, numero uno degli arbitri della FIFA e tra i sostenitori dell’iniziativa in Lega Pro. Come sottolinea l’ex fischietto bolognese, “c’è la volontà di fare una valutazione complessiva di cosa potrebbe essere migliorato”. Insomma, presto potrebbero seguire altre migliorie tecniche. Anche al di là dell’Inghilterra. E questa sì, sarebbe una novità per tutto il calcio.

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