I club dell’Arabia Saudita adesso vogliono giovani talenti e stanno saccheggiando i club francesi, ma in realtà li aiutano a sopravvivere

Tutta questione di efficienza di (calcio)mercato: Monaco, Rennes e altre squadre di Ligue 1 hanno bisogno di vendere, la Saudi Pro League ha bisogno di comprare.
di Redazione Undici 04 Marzo 2026 alle 18:45

Un nuovo asse di proficue trattative. Parigi-Riyad per direttissima, specialmente se si tratta dei campioni di domani. Ci guadagnano tutti: i club di Ligue 1 con sempre più bisogno di liquidità, quelli sauditi determinati a non diventare una lussuosa meta di fine carriera. Cristiano Ronaldo, Neymar e Benzema sdoganarono la rotta. Ma il futuro del calciomercato saudita è tutto orientato su quei giovani non ancora esplosi in Europa. E in questo senso, la Francia rappresenta un irrinunciabile serbatoio di talenti.

La dinamica va analizzata su entrambi i fronti. Tra i primi cinque campionati europei, quello transalpino è decisamente quello meno appetibile e in salute. Tranne il gigante PSG, nessun altro club è in grado di farcela solamente con le proprie finanze. Come racconta il Guardian in questo approfondimento, si tratta di “un sistema incapace di autosostenersi economicamente”. Soprattutto dopo la riforma attorno ai diritti tv, finiti nell’orbita dell’esperimento Ligue 1 Plus – fortunatissimo sotto molto punti di vista, a partire dagli utenti, ma non ancora così remunerativo – e che da quest’anno porteranno in dote non più di 270 milioni di euro nelle casse dei club – che qualche tempo fa sognavano di arrivare al miliardo. Dunque urgono altre risorse. “La nostra unica possibilità di sopravvivenza”, spiega Thiago Scuro, ceo del Monaco, “è vendere molti più calciatori di quanti ne compriamo”. Con tutto il pragmatismo che ne consegue.

L’ultimo caso – e qui veniamo alla connessione saudita – riguarda la cessione di George Ilenikhana: vent’anni da compiere, una promettente stagione nel Principato e dallo scorso febbraio nuovo attaccante dell’Al-Ittihad. Per la bellezza di 33 milioni di euro. “Volevo tenerlo”, continua Scuro. “Parliamo di un giocatore dalle grandissime potenzialità. Siamo felici di aver trovato una soluzione finanziaria soddisfacente, anche per evitare sanzioni dalla UEFA, ma al contempo è un peccato che giovani di talento come lui debbano lasciare il calcio francese”. Lo stesso può raccontare il Rennes, che a gennaio ha ceduto Mohamed Kader Meité, classe 2007, per 30 milioni all’Al-Hilal. E prima ancora Nathan Zézé dal Nantes al Neom, che si era assicurato pure Amadou Koné dal Reims e Saimon Bouabré sempre dal Monaco. Mentre Valentin Atangana dal Reims si è accasato all’Al-Ahli. Totale di queste cinque operazioni: oltre 70 milioni di euro. Cioè ossigeno, per gli indebitati club francesi.

Al contempo per i giovani calciatori la Saudi Pro League non rappresenta più una destinazione priva di fascino: c’entrano i salari quintuplicati rispetto all’Europa, certamente, ma anche l’appeal di fuoriclasse del pallone praticamente in ogni squadra. E di allenatori altrettanto di punta, come Simone Inzaghi o Sergio Conceiçao. Il cammino per il salto di qualità del campionato passa soprattutto per questi rinforzi di mercato. Non è un caso che un anno e mezzo fa l’Arabia Saudita avesse introdotto dei posti extra nelle rose dedicati agli stranieri Under 21: questa riforma regolamentare è stata la precondizione di un cambiamento strategico, demografico e culturale del calcio locale. Con tutte le intenzioni di non ripetere l’errore cinese, un decennio fa precursore degli acquisti faraonici ma poi sopraffatto dai costi non sostenuti da governance di lungo periodo. L’Al-Hilal e le altre stanno imparando. E la Francia, stando ai dirigenti sauditi, rappresenta “il più grande serbatoio di talenti nascosti al mondo” – soprattutto in termini di qualità prezzo, viste le cifre esorbitanti che circolano in Premier League. Visti i tempi che corrono, anche alla Francia va bene una simile etichetta.

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