Nel campionato scozzese ci sono molti più colpi di testa rispetto a tutte le altre leghe del mondo, e le motivazioni sono essenzialmente culturali

I dati sono eloquenti, ma diversi ex giocatori dicono che i tifosi, da quelle parti, amano e vogliono guardare quel tipo di calcio. E così gli allenatori devono adattarsi.
di Redazione Undici 04 Marzo 2026 alle 14:43

Sono molti anni, ormai, che c’è un dibattito piuttosto acceso intorno al gioco aereo nel calcio. Gli studi sugli effetti a lungo termine dell’impatto testa-pallone dimostrano che sarebbe meglio evitare questa pratica, ma al tempo stesso parliamo di un meccanismo che caratterizza questo sport fin dalla sua nascita. E che in alcuni luoghi del mondo rappresenta un vero e proprio avamposto culturale, ovviamente applicato al calcio. Parliamo della Scozia, dove il numero di colpi di testa registrato durante le partite è nettamente più alto rispetto a quello registrato in altri Paesi. Il dato rilevato e riportato dalla BBC, in questo senso, è davvero eloquente: in media, i giocatori della Scottish Premiership eseguono 42,5 colpi di testa a partita. In Premier League, invece, i duelli aerei sono 28,7 per match. Anche i dati di Serie A, Liga e Bundesliga sono sostanzialmente in linea con quelli del campionato scozzese, mentre in Francia si scende addirittura a 24,9.

Insomma, si può dire: in Scozia si gioca molto di più col pallone per aria, e la cosa più interessante – come anticipato – è che dietro questa evidenza ci sono dei fattori prettamente culturali. Lo ha spiegato Christophe Berra, ex difensore degli Hearts, del Dundee e della Nazionale scozzese, alla BBC: «Non credo che le cose potranno cambiare, di certo non a breve termine: noi giochiamo in questo modo. Me ne sono reso conto nel corso della mia carriera: quando in un club scozzese arriva un nuovo allenatore che vuole giocare la palla a terra, deve fare risultati. Se non ci riesce, i tifosi lo criticano per il suo approccio e chiedono espressamente di fare più cross, di utilizzare di più i lanci lunghi e i palloni alti». Anche un altro ex giocatore della Scozia, Willie Miller, ha detto che «forse dobbiamo impegnarci un po’ di più sulla formazione di allenatori: so che la FA scozzese sta lavorando in questo senso con i giovani, ma abbiamo il dovere di fare qualsiasi cosa per migliorare il prodotto che offriamo. Sia per il bene del gioco che per la salute dei giocatori».

In effetti, è dal 2022 che la Federcalcio scozzese ha introdotto delle mo volte a ridurre un po’ il gioco di testa, soprattutto nei settori giovanili: fino ai 12 anni questa pratica è del tutto vietata, mentre i club professionistici sono tenuti a non somministrare esercizi sui colpi di testa nelle 24 ore precedenti e nelle 24 ore successive a una partita. Il responsabile medico della SFA, Jonny Gordon, ha detto che «stiamo aprendo la strada alla ricerca sui traumi cranici nello sport, collaborando con l’Università di Glasgow in uno studio sul campo 2020 e in ulteriori ricerche pubblicate a partire dal 2022. Continueremo a monitorare le linee guida basate sulla ricerca, per garantire che il gioco sia un ambiente sicuro e divertente per tutti i giocatori». E anche per chi guarda le partite, viene da dire.

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