Forse il campione è ancora un po’ risicato, però di certo i primi assaggi degli allenatori della MLS in Europa sono stati tutt’altro che indimenticabili. Lo dimostrano due tra i più antichi e nobili club britannici, Celtic e West Bromwich Albion: hanno provato a ingaggiare degli allenatori che si erano formati in MLS, ma i risultati sono stati disastrosi. Gli scozzesi si sono affidati all’ex Columbus Crew Wilfried Nancy, che però è stato esonerato dopo 33 giorni. Gli inglesi, invece, hanno puntato su Eric Ramsay, che aveva avuto dei buoni risultati con i Minnesota United. E la sua esperienza è durata appena undici giorni in più rispetto a Nancy, 44.
Nancy era arrivato in Scozia con una reputazione consolidata, costruita in tre grandi stagioni vissute in Ohio. Nel 2023 aveva conquistato la MLS Cup, seguita dalla Leagues Cup nel 2024 e da una finale di Concacaf Champions Cup nello stesso anno. Il tutto offrendo un calcio propositivo, offensivo, identitario. Ramsay, dal canto suo, aveva lavorato al Manchester United sotto Ole Gunnar Solskjaer ed Erik ten Hag, specializzandosi sui calci piazzati e collaborando con stelle come Cristiano Ronaldo, Bruno Fernandes e Marcus Rashford. In MLS, con il Minnesota United, aveva mostrato progressi incoraggianti. Eppure, nel giro di poche settimane, entrambi sono stati travolti.
Non è che sia il caso di iniziare a pensare che la MLS non riesca a formare grandi allenatori? La storia, anche prima di Nancy e Ramsay, suggerisce proprio questo: Bob Bradley, ex tecnico-icona del calcio americano, ha messo insieme una media punti disastrosa (0,73 per match) durante la sua esperienza in Premier League con lo Swansea City nel 2016, venendo esonerato dopo 11 gare. Anche Nancy (1,7 punti di media in MLS contro 1 in Scozia) e Ramsay (1,58 contro 0,5 in Championship) hanno registrato un calo netto.
Ci sono altri casi da esaminare, ovvero quello dei tecnici europei che hanno lavorato negli USA o in Canada per poi rientrare nel Vecchio Continente. Per esempio c’è Patrick Vieira: 1,67 punti a partita con il New York City FC, scesi a 1,15 con il Crystal Palace e 1,03 al Genoa. Diverso invece il percorso di Wayne Rooney, che ha mantenuto una media quasi identica tra D.C. United e Championship (alla guida di Derby County, Birmingham City e Plymouth Argyle). Anche Gerhard Struber ha mostrato numeri simili tra New York Red Bulls e Championship (al momento guida il Bristol City). Potrebbe essere citato anche il nome di Jesse Marsch, attualmente sulla panchina della Nazionale canadese, se non fosse che il suo percorso dalla MLS all’Europa è avvenuto all’interno dell’incubatrice-Red Bull, e in ogni caso le sue esperienze con il Lipsia e il Leeds United, dopo un buon biennio a Salisburgo, sono state tutt’altro che positive.
Ma cosa cambia, esattamente, tra la MLS e il calcio europeo? Sostanzialmente tre cose: la costruzione e la struttura delle rose sono molto diverse, basti pensare al Draft e alle regole sui “Designated Players”; l’assenza di retrocessioni, che in qualche modo garantisce maggior tranquillità; una pressione economica decisamente più bassa. In Inghilterra, tanto per fare un esempio grosso, una retrocessione può valere centinaia di milioni di euro. In MLS questo pericolo, semplicemente, non esiste. E quindi non è un caso che, se guardiamo alla MLS 2025, sotlanto cinque allenatori sono stati rimossi a stagione in corso. In Championship a febbraio gli esoneri complessivi sono stati undici.
Poi, naturalmente, ogni caso è a se stante: Nancy e Ramsay, tanto per dire, hanno accettato incarichi a stagione in corso, senza preparazione estiva né possibilità di intervenire sul mercato. Nancy, in particolare, ha compiuto una scelta ad alto rischio: il Celtic aveva vinto 13 degli ultimi 14 titoli sxozzesi, ma viveva una stagione complicata, con i Rangers in ripresa e tensioni tra tifosi e dirigenza. Inoltre, il suo predecessore ad interim, Martin O’Neill (che l’ha sostituito di nuovo dopo l’esonero) aveva vinto sette delle otto partite precedenti ed era amatissimo dalla metà cattolica di Glasgow.
La MLS è una lega che cerca da anni legittimazione internazionale. Eppure, anche Nancy e Ramsay avevano attraversato momenti difficili in America, potendo però contare su maggiore stabilità e su un contesto meno punitivo nel breve periodo. Il vero nodo resta aperto: l’MLS è un campionato tecnicamente in crescita ma ancora percepito come lontano dall’intensità, dalla pressione mediatica e dalle conseguenze finanziarie del calcio europeo. Finché un allenatore non riuscirà a compiere con successo il salto inverso, il dubbio resterà e forse, per i coach americani o provenienti dall’MLS, la vera sfida non sarà solo tattica ma anche culturale.