Le voci e le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane erano andate tutte, più o meno, nella stessa direzione. E adesso è arrivata pure una prima dichiarazione ufficiale, per altro confermata da testate autorevoli come l’agenzia Reuters e The Guardian. L’Iran, qualificato per la fase finale dei Mondiali 2026, non ha alcuna intenzione di partecipare al torneo. La presa di posizione è arrivata attraverso le parole del ministro dello sport di Teheran, Ahmad Donyamali, che durante una trasmissione televisiva si è espresso in modo inequivocabile: «Il regime americano ha assassinato il nostro leader, i nostri bambini non sono al sicuro e non esistono le condizioni per la partecipazione. Hanno compiuto azioni malvagie contro di noi, ci hanno imposto due guerre nell’arco di otto o nove mesi: in nessuna circostanza potremo partecipare alla Coppa del Mondo».
Dal punto di vista sportivo, oltre che politico, si tratta di un avvenimento enorme. Era infatti dal 1950 che una Nazionale qualificata alla fase finale di un Mondiale non rinunciava volontariamente alla partecipazione. Allora furono quattro le rappresentative che decisero di non volare in Brasile, la nazione scelta per ospitare il torneo: India, Scozia, Turchia e Francia. Guardando alle edizioni successive, alcune Nazionali hanno scelto di non disputare partite di qualificazione e/o spareggi, si pensi per esempio al caso del playoff intercontinentale Cile-URSS prima di Germania Ovest 1974, ma il rifiuto di una squadra qualificata rappresenta un’eventualità del tutto nuova per il calcio contemporaneo. Al punto che, come riportano la maggior parte delle grandi testate internazionali, la stessa FIFA sembrava sicura che la delegazione iraniana si sarebbe recata negli Stati Uniti nonostante la guerra in atto: il presidente Infantino, interrogato sulla questione, aveva riportato delle parole di Trump per cui giocatori, staff e dirigenti dell’Iran sarebbero stati «i benvenuti» per la Coppa del Mondo.
Ora sarà interessante, sempre parlando da un punto di vista puramente sportivo, capire quali saranno i prossimi passi. Il primo in assoluto riguarda l’ufficializzazione di questa rinuncia, che al momento – com’è ovvio che sia – non è stata ancora ratificata. Dal punto di vista regolamentare, si deve necessariamente guardare anche a un altro aspetto della vicenda: la possibilità per cui siano gli USA a non voler ospitare la Nazionale iraniana. Al momento, come detto, non è un’ipotesi realistica, ma il fresco precedente dei Mondiali maschili Under 20 2023 merita una menzione: l’Indonesia, Paese organizzatore del torneo, decise di non accettare la presenza della Nazionale israeliana; per tutta risposta, applicando il regolamento, la FIFA decise di spostare il torneo in Argentina e di escludere l’Indonesia.
E quindi bisogna guardare in un’altra direzione, vale a dire la sostituzione della Nazionale iraniana con un’altra rappresentativa. Da questo punto di vista, il regolamento della Coppa del Mondo è abbastanza fumoso: nell’articolo 6, al punto 5, si legge che «se un rappresentativa partecipante si ritira o una partita non può essere giocata, o ancora viene abbandonata a causa di forza maggiore, l’organismo organizzatore autorizzato dalla FIFA (incluso il Centro operativo del torneo) deciderà sulla questione a sua esclusiva discrezione. E adotterà qualsiasi azione ritenuta necessaria»; come se non bastasse, il punto 7 recita che «se una qualsiasi Federazione partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA 26, la FIFA deciderà in merito a sua esclusiva discrezione e adotterà tutte le misure ritenute necessarie. La FIFA può decidere di sostituire l’Associazione Membro Partecipante in questione con un’altra associazione».
Insomma, per dirla con una frase semplice e brutale: la FIFA può fare quello che vuole, sostanzialmente. Non sono state predisposte delle procedure per l’assegnazione dei posti vacanti, né tantomeno viene specificato se l’eventuale sostituzione avverrebbe secondo il principio della continuità con le precedenti assegnazioni degli slot per Confederazioni – in soldoni: non è detto che l’Iran sarebbe/sarà sostituito da una rappresentativa asiatica. Per capire come evolverà la situazione, sia per quanto riguarda la partecipazione – a questo punto sempre più improbabile, visto che mancano tre mesi esatti all’inizio del torneo – dell’Iran che l’individuazione della squadra che prenderebbe il suo posto. Per la cronaca, l’Iran è inserito nel gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda; le sue partite, stando al calendario, si dovrebbero svolgere a Inglewood (le prime due, contro Nuova Zelanda e Belgio) e a Seattle tra il 15 e il 26 giugno.