Un trionfo a trecentosessantagradi. Innanzitutto in termini sportivi: mai prima d’ora, nella sua storia, il Venezuela aveva conquistato il World Baseball Classic. Ci è riuscito battendo i signori del gioco, gli Stati Uniti, in una finale densa e combattuta (3-2): veniamo così all’aspetto politico. Perché la finale si è disputata a Miami, ma a giudicare dal tifo sugli spalti sembrava di essere a Caracas. Perché il blitz che ha stravolto il quadro politico venezuelano è ancora fresco nella memoria, e oggi Delcy Rodriguez – leader ad interim per il dopo Maduro – ha proclamato una giornata di festa nazionale. E perché Donald Trump, come al solito inopportuno, alla vigilia dell’ultimo atto aveva postato su Truth dei finti complimenti alla “sorpresa del torneo”, domandandosi se non si trattasse in realtà del 51esimo stato americano (risultato alla mano, una gufata portentosa). C’è infine l’aspetto economico: se le finanze di Caracas piangono, gli atleti campioni del mondo sono degli autentici paperoni. Ancora di più grazie a questo successo.
Il ghiotto premio vittoria assicurato ai giocatori, come racconta The Athletic, si aggira infatti oltre i 100mila dollari a testa – e per tutti i partecipanti le quote in denaro sono più che raddoppiate rispetto alla scorsa edizione del WBC nel 2023. Da dove arriva quest’inedita iniezione di liquidità? Principalmente da un accordo commerciale fra gli organizzatori del torneo e Netflix, che coinvolge anche le federazioni di baseball delle varie nazionali. L’evento insomma è in grande ascesa mediatica e di pubblico, così il colosso americano della distribuzione streaming ha deciso di investirci in modo massiccio – con qualche novità mal digerita: in Giappone, per esempio, una delle patrie più affiatate di questo sport, ci sono state forti lamentele per il passaggio al broadcasting online, ancora non così radicato fra i telespettatori tradizionali.
Nel complesso però il nuovo format sembra funzionare e alimentare quell’engagement alla base di un pubblico sempre più ampio. “Quando vai sui social media e vedi quanta gente ormai parla di baseball ogni giorno, capisci di essere sulla buona strada”, spiega Jeremiah Yolkut, vicepresidente della MLB con delega agli affari internazionali. “E questo non succede soltanto nei Paesi che da sempre mettono il baseball in prima pagina dei giornali: anche in Italia si inizia a parlare di Team Italy. Si tratta di una combinazione di fattori, dal giro d’affari che si sta creando fino al numero di persone coinvolte. Un trend davvero positivo”. Ne aveva fatto cenno anche Vinnie Pasquantino, il capitano degli Azzurri che hanno emozionato fino alle semifinali del WBC. “Ci hanno detto che la nostra partita contro il Venezuela, anche se in Italia era notte fonda, è stata seguita da milioni di appassionati. Qualcosa di incredibile: è questa la forza di un torneo del genere”.
Chiaramente i premi in denaro erano stati definiti già alla vigilia della manifestazione, con l’intento, secondo gli addetti ai lavori, di “contribuire allo sviluppo del baseball nei Paesi coinvolti, soprattutto nell’ottica della formazione dei giocatori del futuro”. E nel caso del Venezuela in particolare, c’è da augurarsi che gli introiti del trionfo mondiale abbiano ricadute positive anche sull’economia di una nazione in ginocchio. Per rendere l’idea: come sottolinea la Gazzetta dello Sport, il valore della rosa venezuelana, largamente impiegata in MLB, è di oltre un miliardo di dollari. Cioè l’1,2% dell’intero Pil del Venezuela (82 miliardi). Senza contare l’impennata del cartellino dei vincitori, come sempre succede dopo un exploit sportivo. Ecco. Se anche solo una parte di quei bonus tornerà al baseball venezuelano, sarà un successo nel successo.