Attenzione a chiamare il tennis sport individuale. In campo ci va il singolo, d’accordo, ma alle spalle conta su un entourage tecnico e atletico determinante per il suo rendimento. Fino a veri e propri jolly nascosti: nel caso di Jakub Mensik, giovane talento in rampa di lancio nel circuito ATP, il padre Michal. Un esperto di IT, che ha elaborato un’apposita piattaforma per tracciare e analizzare tutti i match di suo figlio dai primi passi fino all’odierna scalata nel ranking – oggi ricopre a posizione numero 13. Si tratta di un database gigantesco, in grado di monitorare alla perfezione non soltanto le performance di Mensik. Ma anche soprattutto quelle dei suoi avversari: in modo tale da studiarli, esplorarli, ispirando così apposite strategie di gioco.
“Ogni percentuale fa la differenza a questo livello”, ha spiegato il 20enne ceco, in occasione di un suo recente match contro Roberto Bautista Agut. “Sapevo di dover alzare l’asticella all’inizio degli scambi, cioè nelle prime quattro palle, che riesco a comandare molto bene. Così ho spinto il mio avversario ad accettare questo tipo di gioco”. Soltanto un esempio fra tanti. “So invece che Roman Safiullin è un giocatore che colpisce la palla molto forte, ma quando estendo la durata degli scambi il suo tasso di punti a favore da fondo campo scende fino al 45%. Dunque ho capito che contro di lui dovevo spostare il fulcro della partita sulle palle lunghe”.
E così via. Mensik ne parla con razionalità quasi scientifica, molto più attenta rispetto a tantissimi campioni che “sentono” le partite in maniera del tutto diversa, senza nemmeno consultare le statistiche – a ognuno il suo metodo, basta che funzioni. “Sareste sorpresi di sapere fino a che punto il database di mio padre mi sia di aiuto”, sorride Jakub. “Ci sono numeri sul servizio e sulla risposta, sulle seconde palle, sui tipi di colpi suddivisi per zona del campo. Per arrivare a perfezionare lo strumento a questi livelli, mio padre è arrivato a lavorarci per parecchie, parecchie ore al giorno. Ma era il tipo di informazioni di base che mi servivano quando ero un ragazzo e ho iniziato ad affrontare i professionisti. La cosa più necessaria di cui avessi bisogno”.
Oggi Mensik è uno dei tennisti più promettenti del panorama mondiale, ha guadagnato 5,5 milioni di dollari di montepremi e nella sua giovane carriera ha già battuto avversari del calibro di Djokovic e Sinner – quest’ultimo proprio poche settimane fa a Doha. L’anno scorso ha vinto il primo torneo ATP, conquistando il Miami Open: oggi è chiamato a difendere il titolo, un’impresa riuscita soltanto a Djokovic, Federer, Agassi e Sampras. Aggiungersi a questa lista sarebbe un lusso e un ulteriore trampolino di lancio verso i main event – Mensik si era ritirato agli ottavi dell’Australian Open 2026 per infortunio. “Cerco di non mettere troppa pessione su di me, focalizzandomi su quello che so fare. Ora, in questo torneo, mi trovo davanti a qualcosa di nuovo – la difesa del titolo, appunto, ndr – ma è una prospettiva entusiasmante e un traguardo che voglio centrare nella mia carriera”. Jakub ha tutti i mezzi per riuscirci. E soprattutto i dati.