Il Manchester City ha vinto la Coppa di Lega inglese 2025/26 grazie a una doppietta di Nico O’Reilly, prodotto del vivaio che con due colpi di testa ha permesso a Guardiola di conquistare il suo titolo numero 19 in dieci stagioni alla guida dei Citizens. L’errore del portiere dell’Arsenal Kepa, che si è fatto sfuggire di mano il cross da cui poi è scatutiro il primo gol, ha decisamente indirizzato la finale di Wembley, soprattutto se consideriamo che il City è andato in vantaggio al 60esimo e che poi il raddoppio è arrivato solo quattro minuti dopo. Ma in realtà l’andamento della partita era già abbastanza chiaro: l’Arsenal ha costruito pochissime occasioni da gol, la squadra di Guardiola era riuscita a contenere i Gunners e a rendersi decisamente più pericolosa in fase offensiva. E il merito di questa supremazia territoriale, preludio a quella che si è manifestata nel risultato, va attribuito tutto al tecnico catalano. Che, di fatto, si è inventato la sua ennesima diavoleria tattica: il pressing altissimo senza pressare davvero.
Questa definizione può sembrare paradossale, anzi lo è sicuramente. Ma non c’è altro modo per definire il modo in cui i giocatori più avanzati del City sono andati a inibire la costruzione bassa dell’Arsenal. In pratica, l’idea di Guardiola è stata quella di andare ad aggredire i difensori dei Gunners uomo su uomo, a distanza ravvicinata, con Haaland, Cherki, Semenyo e Doku. Al tempo stesso, però, i giocatori in pressing non andavano mai davvero a contrastare i loro avversari: restavano a qualche metro da loro, costringendoli di fatto a rimanere lì. Oppure a scambiarsi il pallone in modo totalmente inoffensivo. Se non ci credete, ecco qui un breve montaggio video che, dopo la partita, è girato moltissimo su internet. E che ricorda una memorabile scena dei Simpson, quella in cui Kent Brockman commenta annoiato una partita tra Messico e Portogallo in cui, per diversi secondi, non succede assolutamente niente.
L’Arsenal ha fatto una fatica immensa a venir fuori da questa trappola. Anzi, si può dire: la squadra di Arteta non è riuscita a venuta fuori. Certo, dopo essere andati sotto di due gol i Gunners sono riusciti a costruire qualche palla gol anche abbastanza nitida, Gabriel Jesus ha colpito la traversa con un colpo di testa. Ma le immagini della costruzione bassa totalmente neutralizzata dal pressing/non pressing del City sono state davvero impressionanti.
Non a caso, viene da dire, diversi giornali inglesi hanno sottolineato l’importanza di questa intuizione di Guardiola: Sky Sports, tanto per fare un esempio, ha scritto che «quando è al meglio, l’Arsenal riesce a soffocare le squadre avversarie grazie a una pressione incessante. Stavolta sono stati loro a essere boccati: non sono riusciti a risalire il campo, e a un certo punto hanno smesso di giocare. La loro incapacità di costruire azioni fluide è stata evidente, ci hanno provato coi lanci lunghi ma il possesso veniva sempre recuperato dal City»; su The Athletic, invece, si può leggere che «Guardiola ha vinto la battaglia di Wembley: il pressing del City è stato decisamente più efficace, i giocatori di Pep poi sono stati anche più a loro agio con il pallone tra i piedi».
In effetti chi segue spesso l’Arsenal sa che la squadra di Arteta è davvero eccezionale, viene da dire asfissiante, quando deve/può andare a pressare i suoi avversari. Viceversa, però, manifesta molti più problemi quando deve fare la partita: in questo senso, i Gunners hanno ricevuto molte critiche estetiche, sono considerati una squadra noiosa e fatalmente legata all’efficacia e al rendimento – altissimo, strepitoso – dei loro geniali calci piazzati. Queste percezioni e questi attacchi non cambiano i fatti e i risultati, la classifica di Premier dice Arsenal 70 e Man City 61 a sette giornate dalla fine (ma i Citizens hanno una gara in meno) e in Champions i Gunners sono ancora in corso mentre i Citizens no, ma allo stesso tempo si può dire che Guardiola, vecchia volpe, abbia (stra)vinto il duello tattico che si è consumato nella finale di Coppa di Lega. E che l’abbia vinto con una di quelle trovate estreme e visionarie che hanno reso unica la sua carriera.