La UEFA ha deciso di tenere bassi i biglietti per le partite di Euro 2028, l’esatto contrario di ciò che ha fatto la FIFA per i Mondiali 2026

Se Infantino va da una parte, Ceferin tende ad andare dall'altra: succede anche nell'organizzazione dei grandi eventi.
di Redazione Undici 30 Marzo 2026 alle 18:05

Altro che calcio per super ricchi. Se quest’estate in America fioccheranno le polemiche per un torneo carissimo sotto ogni punto di vista, a partire dai prezzi esorbitanti per i tagliandi, fra due anni nel vecchio continente si prospetta una situazione diametralmente opposta. Cioè alla portata di tutti, dalla prima all’ultima partita degli Europei 2028 che si terranno in Regno Unito e Irlanda. Come racconta The Athletic, la UEFA ha infatti deciso di mettere un tetto alla spesa da sostenere per i biglietti, che si preannuncia comparabile con quanto riscontrato a Euro 2024 in Germania.

Il confronto tra Federcalcio in effetti è impietoso. Al prossimo Mondiale, durante la fase a gironi, serviranno almeno 53 euro per assistere a una partita non di cartello – e nel settore meno ambito dello stadio –, con picchi da oltre 3000 per un big match in tribuna vip. E i prezzi continuano a salire vertiginosamente man mano che la competizione procede, fino alla finale extralusso: da 1745 a quasi 7000 euro per un singolo biglietto. Questo è il risultato del modello di prezzi dinamici voluto dalla FIFA, che più di adattare la soglia della spesa alla domanda ha semplicemente livellato tutto verso l’alto. Con pesanti critiche da parte di appassionati e osservatori di tutto il mondo.

La UEFA invece punta su una strategia di vendita agli antipodi. La categoria più economica di biglietti – “Fans first” – per Euro 2028 sarà disponibile sotto i 30 euro a tagliando. Mentre un’ampia fetta di posti allo stadio sarà disponibile per 60. “E circa la metà dei tre milioni di biglietti in vendita ricadrà all’interno di queste due fasce”, sottolineano gli organizzatori inglesi, mentre una stima della UEFA, leggermente più conservativa, abbassava la soglia al 40%. Si tratta in ogni caso di una forbice di prezzi in gran parte paragonabile a quanto visto durante la scorsa edizione degli Europei, apprezzati per la loro accessibilità finanziaria in ogni fase del torneo.

Il risultato è che con i 150 euro necessari in media per assistere a un match dei prossimi Mondiali, a Euro 2028 potrebbero bastare per cinque match. E tutti a distanza geograficamente ravvicinata, consentendo di combinare il main event calcistico con un soggiorno turistico di un certo respiro in tutti i territori coinvolti. Il listino dei prezzi definitivi sarà pubblicato soltanto a partire dall’anno prossimo, ma a questo punto qualunque dietrofront sarebbe improbabile. La valanga di critiche contro la FIFA deve aver convinto la UEFA ad agire diversamente, ma è anche la logistica del torneo – concentrato in un areale centinaia di volte più ridotto rispetto al continente americano – che incentiva a puntare verso un tipo di fruizione pratico e alla portata dei cittadini europei.

E infine non è una novità, tra geopolitica e management del pallone, che se Gianni Infantino va da una parte, Aleksander Ceferin tende ad andare dall’altra. Ultimamente fra i due big c’è stato un riavvicinamento formale, di convenienza, visto che entrambi sono impegnati ad assicurarsi la rielezione al vertice delle rispettive federcalcio. Ma quando si tratta di business, ognuno per la sua strada. Soprattutto se il numero uno della FIFA di questi tempi è diventato uno dei volti più contestati dello sport. Ceferin lo sa bene e prende tutte le distanze del caso.

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