La Spagna torna a giocare a Barcellona e lo stadio dell’Espanyol sarà tutto esaurito, una cosa impensabile fino a qualche anno fa

Il movimento indipendentista, almeno dal punto di vista calcistico, è meno influente rispetto al passato. E così è venuta su una generazione di tifosi catalani che non ripudia completamente la Roja, anzi.
di Redazione Undici 30 Marzo 2026 alle 11:41

L’amichevole Spagna-Egitto si giocherò a Barcellona, per la precisione allo stadio dell’Espanyol, e i giornali spagnoli hanno già confermato che tutti i 35mila posti dell’El Prat – il nome con cui è conosciuto l’impianto, che però ufficialmente si chiama RCDE Stadium – saranno esauriti. Non è una cosa scontata, affatto. Soprattutto se pensiamo che sono passati solo quattro anni dall’ultimo passaggio della Roja a Barcellona, quando invece la penultima partita giocata in Catalogna risaliva addirittura al 2004.

Quando la Spagna è tornata a giocare nello stadio dell’Espanyol, in panchina c’era Luis Enrique. E fu proprio lui a dire che «ero sicuro che avremmo ricevuto una bellissima accoglienza. La gente di Barcellona ama la Nazionale». Le parole dell’ex ct furono abbastanza forti: anche nel 2022 lo stadio dell’Espanyol fece registrare il tutto esaurito, ma negli anni precedenti era complicato anche immaginare che la Nazionale spagnola potesse richiamare un buon numero di persone in uno stadio catalano. Le pulsioni e le tensioni indipendentiste erano decisamente più forti rispetto a quelle di oggi, e basta riannodare il film del passato per rendersene conto: nel 2004, in occasione della gara giocata a Montjuïc contro il Perù, gli spalti non accolsero più di 23.500 spettatori. E la stragrande maggioranza erano tifosi peruviani. Anche per questo la Federcalcio di Madrid decise di “escludere” Barcellona dalle città papabili per ospitare le gare della Roja.

Negli ultimi anni la situazione è diventata meno calda. Chiaramente la maggioranza della Catalogna continua a sentirsi autonoma e quindi “diversa” rispetto alla Spagna, ma l’attuale governo (guidato da Pere Aragonès) ha un approccio meno radicale rispetto a quelli di Carles Puigdemont e Quim Torra, anche a causa di una maggiore frammentazione politica in senso assoluto. Di conseguenza, la disconnessione calcistica tra Spagna e Catalogna ha finito per affievolirsi, al punto che sono sorte delle associazioni di tifosi della Nazionale con sede a Barcellona. Una di queste, ai tempi di euro 2016, si è anche scontrata con l’amministrazione comunale per l’installazione di un maxischermo per seguire le partite. Nel 2018 ci riprovarono e ottennero l’autorizzazione, dimostrando che stava venendo su una generazione che non ripudia completamente la Nazionale spagnola. Lo dimostra anche il fatto che la Nazionale catalana, che nel 2015 attirava un pubblico medio di 50mila persone, si è “fermata” a quota 30mila in occasione del match contro la Palestina. Difficile pensare che le due cose non siano collegate.

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