Da quando è ct della Nazionale, Luis de la Fuente è diventato una delle personalità più amate e ricercate di Spagna (anche e soprattutto a livello commerciale)

I grandi risultato, la gestione perfetta dei social e un modello di lavoro imperniato su serietà, compostezza e autorevolezza, hanno trasformato l'allenatore della Roja in un volto di enorme impatto.
di Redazione Undici 31 Marzo 2026 alle 10:45

Sarà per quella faccia rassicurante, per quel sorriso che ti mette allegria o per l’espressione che trasmette un senso di saggezza. Oppure, più semplicemente, sarà che ha preso una Nazionale a terra, l’ha rivoltata mettendo in campo dei ragazzini fortissimi e l’ha portata a vincere Europeo e una Nations League. Il fatto è Luis de la Fuente si è trasformato in una delle figure sportive più amate di Spagna. Il bello è che c’erano un po’ di dubbi, quando si è insediato. Ed era inevitabile, considerando una carriera da tecnico vissuta nell’ombra, fondata su una formazione essenzialmente federale, legata per lo più al (grandissimo) lavoro fatto con l’Under 19 e poi con l’Under 21, con cui ha trionfato per due volte all’Europeo di categoria.

Il 21 giugno De la Fuente compirà 65 anni, quindi ne aveva 62 quando è stato nominato commissario tecnico. In questo lasso di tempo, il suo personaggio subito una trasformazione tale da essere considerata, da molti esperti del settore, una delle più sorprendenti evoluzioni di un personaggio pubblico spagnolo degli ultimi decenni. Il giorno della sua presentazione come nuova guida della Roja, il 12 dicembre 2022, intorno a lui c’era un po’ di diffidenza: paragonato al suo predecessore, Luis Enrique, il nuovo ct sembrava privo di carisma e di quell’aura che spesso accompagna i grandi allenatori del nostro tempo.

Oggi lo scenario è completamente ribaltato. De la Fuente è l’uomo-guida di un gruppo di giovani talenti che rappresentano il nucleo della principale favorita alla conquista del prossimo Mondiale. La Spagna è infatti in testa al ranking FIFA e può considerarsi la migliore Nazionale del mondo. È per questo che tanti grandi marchi si contendono la presenza di De la Fuente nelle conferenze aziendali o nelle campagne pubblicitarie. Alla base di questa crescita non c’è soltanto il successo sportivo, ma anche la scelta strategica, da parte del ct, di affidarsi all’agenzia You First. Che ha negoziato per lui il rinnovo del contratto firmato nel 2025, che ha portato il suo stipendio a 3,5 milioni di euro lordi e che gestisce nomi di primo piano dello spettacolo internazionale, tra cui Meg Ryan, Sofia Coppola e Jean-Claude Van Damme

Di fatto, questa scelta ha permesso al ct della Spagna di entrare in un contesto globale di alto profilo. E di diventare un volto molto ricercato: come analizzato dal quotidiano El Mundo, la sua partecipazione a un evento ha un costo minimo di 5mila euro. Le richieste, circa 40 al mese, testimoniano un interesse trasversale, alimentato anche dal suo stile di leadership. Non alza la voce, non impone, ma convince. È proprio questa capacità di guidare senza autoritarismo, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, a renderlo particolarmente attrattivo per i brand, interessati a comprendere come gestire e motivare i giovani talenti. La sua forza comunicativa risiede nella capacità di incarnare un modello di normalità vincente: un uomo percepito come vicino, quasi familiare, che ha raggiunto i vertici senza perdere autenticità.

In virtù di tutto questo, e anche secondo la sua agenzia, De la Fuente rappresenta una sorta di “marchio Spagna” capace di trasmettere valori identitari forti e chiari. Lo dimostra anche il modo in cui viene percepito e raccontato da chi ha potuto vederlo all’opera come ct: alla Ciudad del Fútbol de Las Rozas arrivano i migliori calciatori spagnolo, questo è ovvio, ma solo se sono in grado di integrarsi nel gruppo e di contribuire a costruire un clima positivo. Non sono mancati casi di esclusioni non legate al rendimento tecnico, ma a ragioni di equilibrio interno. De la Fuente ha sintetizzato questo approccio, il suo approccio, in una frase: «Io preferisco le brave persone».

A rendere ancora più singolare la sua figura è l’assenza totale dai social network. Ha rifiutato di delegarne la gestione, come invece fanno molti personaggi pubblici, eppure nel 2024 è stato nominato “Influencer dell’anno” da una rivista specializzata. Un riconoscimento che premia la sua capacità di incidere sull’opinione pubblica senza strumenti diretti, grazie a un’immagine coerente fondata su leadership, esperienza e gestione rispettosa del suo gruppo di lavoro. In questo quadro si inseriscono anche le sue posizioni, abbastanza nette benché espresse con naturalezza, su temi come la corrida o la fede: elementi che trovano un’inaspettata risonanza non solo tra gli spagnoli più tradizionalisti ma anche tra i più giovani, che evidentemente apprezzano la coerenza e le idee dell’uomo, prima ancora che il lavoro del commissario tecnico.

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