L’Italia è fuori dai Mondiali 2026 perché ha avuto paura della Bosnia, anche prima di rimanere in dieci

La squadra di Gattuso ha approcciato male la partita di Zenica, poi ha commesso l'errore capitale di smettere di giocare dopo aver trovato il vantaggio: una scelta dettata dalla mancanza di idee e dal terrore di essere sconfitti.
di Alfonso Fasano 01 Aprile 2026 alle 01:44

Dopo la sconfitta dell’Italia in Bosnia, ci sarà modo e ci sarà tempo per discutere dei massimi sistemi, dei problemi della Nazionale italiana, dei problemi della Federcalcio italiana, dei problemi dei club italiani, di tutte le concause che di certo hanno contribuito alla terza eliminazione consecutiva prima della fase finale della Coppa del Mondo – proprio il fatto che sia successo per la terza volta di fila, beh, deve essere considerato come la prova di una crisi reale, anche molto profonda. Prima di accendere tutti i dibattiti, però, è necessario parlare di quello che è successo a Zenica. Perché, senza scendere neanche tanto in fondo allo stato dell’arte, il fatto è che l’Italia ha perso una partita di calcio. E il problema è che l’ha persa male, in modo meritato, contro una squadra che non ha fatto niente di trascendentale.

È stata una questione di approccio molle, di piano-gara praticamente inesistente, di reazione più che ansiosa in seguito al gol di Kean – arrivato al minuto 15′ su gentile omaggio della difesa bosniaca. Prima e soprattutto dopo essere andata in vantaggio, infatti, la Nazionale di Gattuso ha offerto una prestazione lenta, prevedibile, del tutto inconsistente. L’aggettivo perfetto sarebbe sterile, e a dirlo sono i numeri: un attimo prima dell’espulsione di Bastoni, quindi al minuto 40′ del primo tempo di Bosnia-Italia, la squadra di casa aveva prodotto 11 tiri tentati contro i due dell’Italia. E sette di queste conclusioni sono arrivate dopo il gol di Kean, quindi in poco più di 25 minuti di gioco.

Insomma, per dirla in poche parole: subito dopo essere passata in vantaggio, l’Italia si è messa a fare le barricate . Ha smesso completamente di giocare, e non è che prima avesse brillato. Lo stesso gol di Kean non può essere considerato come il frutto di una reale superiorità: anche in undici, infatti, la squadra di Gattuso non ha fatto altro che possesso palla arretrato, per poi cercare la verticalizzazione sulle punte – spesso con un lancio lungo diretto da parte di Donnarumma – o l’apertura sui quinti; in alcuni momenti lo stesso Kean e Retegui hanno provato a scambiarsi posizione e pallone tra loro con veli e contro-movimenti, ma la difesa della Bosnia è sempre riuscita a bloccarli. E a ripartire.

Su tutte queste ripartenze, l’Italia ha fatto fatica ad accorciare. Non è stata mai aggressiva, come se avesse il terrore di scoprirsi troppo. E in effetti il problema è stato proprio questo: l’evidente mancanza di idee e di strategie col possesso a disposizione, o sicuramente dopo la primissima costruzione, ha letteralmente svuotato la fase offensiva. E quando una squadra non attacca bene, cioè non muove il pallone e gli avversari in maniera veloce, fa fatica a difendere in maniera efficace: perde e dilata le distanze, diventa vulnerabile su ogni errore, anche piccolo. L’episodio che ha indirizzato la partita di Zenica, naturalmente ci riferiamo all’espulsione di Bastoni, si è determinato proprio in questo modo: Donnarumma fa un rinvio un po’ corto e anche sbilenco invece di provare a impostare l’azione da dietro, Demirovic brucia letteralmente Mancini dopo una respinta di testa e Bastoni decide di entrare in scivolata nonostante fosse chiaramente in ritardo.

La partita vera è essenzialmente finita qui, su questa espulsione. Anche perché a quel punto l’Italia che si è presentata in Bosnia – già di per sé insicura, timida, tremante – non poteva fare altro che serrare i ranghi e sperare di difendere l’1-0. Certo, si può e si potrà discutere all’infinito su tante altre cose, sul tempismo e sull’impatto dei cambi fatti da Gattuso, su altre decisioni non sempre comprensibili dell’arbitro Turpin, sulla scelta dei rigoristi, ma resta il fatto che la Nazionale azzurra era andata in vantaggio e si è fatta comunque divorare dalle sue stesse paure.

È giusto parlare solo in questi termini, cioè in termini di paura, quando ci si riferisce squadra che è stata schiacciata e soggiogata dalla Bosnia, che ha costretto Donnarumma a fare quattro parate solo nel primo tempo. E a dimostrarlo ci sono proprio le (poche, ma nitide) occasioni create dagli Azzurri anche in dieci uomini, non appena la manovra trovava uno sbocco e/o c’era un errore da parte della Bosnia: Kean, Dimarco, Palestra ed Esposito hanno avuto l’opportunità di portare l’Italia sullo 0-2, oppure sull’1-2 nei supplementari, ma si è trattato di piccoli momenti estemporanei. Forse agli Azzurri non si poteva chiedere molto di più dopo l’espulsione di Bastoni, anche se in dieci non è vietato cercare di imbastire qualche azione offensiva leggermente più sofisticata, ma la verità è che la squadra di Gattuso ha fatto ed è stata troppo poco per meritarsi la qualificazione. E forse sarebbe giusto partire da questo, quando si apriranno i dibattiti sui massimi sistemi.

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