Il rigore del bosniaco Bajraktarevic, toccato ma non sventato da Donnarumma, ha chiuso un cerchio che si era aperto diversi mesi fa: l’Italia che resta fuori dalla Coppa del Mondo, che non riesce a qualificarsi alla fase finale per la terza volta consecutiva, aveva iniziato a cadere nella sua spirale nera nella terribile notte di Oslo del 6 giugno 2025, quando la Norvegia di Haaland travolse gli Azzurri con un 3-0 netto e inappellabile. Poche ore dopo quella disfatta arrivò la separazione con Spalletti, lo stesso Spalletti che era stato chiamato al posto di Mancini a Ferragosto 2023 e aveva disputato un pessimo Europeo; poi è stata la volta di Gattuso, dell’ennesima soluzione d’emergenza per provare a rianimare una Nazionale ormai svuotata di identità, di entusiasmo, di prospettive. Ebbene: nemmeno questo tentativo ha portato i suoi frutti.
L’unica costante, in questi anni bui dopo l’Europeo del 2021, sono stati i dirigenti. A partire da Gabriele Gravina. Ed è per questo che le parole del presidente della Federcalcio dopo la partita di Zenica suonano in maniera strana: intervenuto in conferenza stampa, Gravina ha detto che «capisco la richiesta di dimissioni a piè sospinto, ci sono abituato, ma le decisioni verranno prese in un Consiglio Federale in cui verranno fatte delle valutazioni. La riflessione, però, spetta anche al mondo della politica, che vedo accelerare solo per la richiesta di dimissioni. Vorrei un solo provvedimento che ci aiuti nella crescita. Vale per il sistema di norme, regole, che ti impediscono di adottare certe scelte, chiaro che siamo ingessati. Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Gli altri sono sport di Stato, come quelli invernali: tolta Arianna Fontana, tutti gli altri sono tutti dipendenti dello Stato».
Quelle di Gravina sono parole e frasi che, semplicemente, non ha senso pronunciare in seguito alla terza eliminazione di fila dai Mondiali, alla terza sconfitta consecutiva ai playoff. A maggior ragione se, in mezzo a queste disfatte, non è stata attuata alcuna riforma reale. La Federcalcio italiana, di fatto, è ferma da anni, non ha una reale visione a medio-lungo termine per la Nazionale maggiore. Dopo ogni fallimento non è scattata la minima reazione, anche solo di facciata. E la conferma per cui la crisi è strategica, molto più che tecnica, va ricercata nei buonissimi risultati ottenuti dalle altre rappresentative: gli Azzurrini dell’Under 17 hanno vinto il titolo europeo di categoria nel 2024, quelli dell’Under 19 hanno fatto lo stesso nel 2023, l’Under 20 ha raggiunto il quarto e il secondo posto ai Mondiali di categoria.
Ecco perché siamo di fronte al fallimento di un movimento: pur avendo del capitale tecnico/umano su cui lavorare, la FIGC non riesce ad allestire una Nazionale senior competitiva. C’è un punto della filiera in cui, per usare una frase fatta, qualcosa si inceppa. Certo, in un contesto e nell’ambito di un processo così complessi anche i club hanno un impatto, quindi delle responsabilità – si pensi ai tanti talenti italiani che hanno deciso di trasferirsi/formarsi all’estero, invece che da noi. Ma la terza sconfitta nelle qualificazioni ai Mondiali, per altro contro avversarie come Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia, non può essere addebitata a nessun altro se non alla Federazione, in quanto guida tecnica e politica di un sistema che ha smesso di funzionare. Che ha smesso da anni, in realtà, e l’unico tentativo fatto per rimetterlo in moto è stato cambiare i commissari tecnici.
Evidentemente i problemi del nostro calcio vanno la figura del ct, oltre il campo. E non possono essere liquidati con richieste alla politica e/o rivendicazioni sull’impossibilità a cambiare le regole perché è uno sport professionistico – dopotutto anche negli altri Paesi i calciatori sono professionisti, non solo in Italia. Servirebbero e serviranno provvedimenti veri, cambiamenti profondi, un nuovo progetto per costruire e sostenere la Nazionale. Facciamo in modo che anche da noi, almeno per una volta, la crisi e il fallimento portino davvero a un cambiamento.