Dopo la netta vittoria contro Daniil Medvedev al secondo turno del Rolex Monte-Carlo Masters, vittoria arrivata con l’eloquente punteggio di 6-0 6-0, a Matteo Berrettini è stata posta una domanda: «Cosa sta succedendo?». La risposta, data con il sorriso con il sorriso di chi è veramente felice e orgoglioso di sé stesso, è stata: «Mah, sarà che io qui ci vivo…». E allora ha senso chiedersi cosa è successo? Risposta: a Berrettini sono bastati 65 minuti di gioco per arrivare agli ottavi di finale del torneo. Al primo turno, Roberto Bautista Agut si è ritirato dopo solamente quattro game per un infortunio; al secondo round, contro il numero 10 del Ranking ATP, il tennista azzurro partiva chiaramente sfavorito. In primis, naturalmente, per via della distanza che li separa in classifica. Ma soprattutto per i loro precedenti scontri diretti: tre vittorie e 0 sconfitte a favore del russo.
Ma – c’è sempre un ma – Berrettini e Medvedev non si erano mai incontrati sulla terra. E mai, appunto, a casa di Matteo. I campi del Monte Carlo Country Club sono luoghi che conosce alla perfezione, campi dai quali è ripartito diverse volte. La più recente risale a luglio 2025, dopo un lungo periodo di stop in cui molti tifosi avevano paura che Berrettini si ritirasse per sempre dal tennis. Aveva saltato i tornei di Kitzbuhel, Gstaad, Toronto e Cincinnati, ma la cosa pià preoccupante e straniante della scorsa estate era il silenzio stampa e la totale assenza dai social. Lavorando insieme a Jannik Sinner – «il migliore», come scrisse lo stesso Berrettini – il giocatpre romano riuscì a ritrovare la voglia di andare in campo, passo dopo passo.
«Devi trovare l’equilibrio, da una parte avere fiducia in quello che stai facendo, dall’altra conservare quel pizzico di “paura” che ti aiuta a restare concentrato», ha detto Matteo dopo la vittoria contro Medvedev. Questa forse è stata la chiave che gli ha permesso di tornare a vincere contro un top 10 un anno dopo l’ultima volta, sempre a Monte Carlo, contro Zverev. Quella di quest’anno, però, è tutta un’altra storia: per la prima volta nella sua carriera, infatti, Berrettini ha vinto con un doppio “bagel”. E per la prima volta nell’era Open, un’ex numero uno del mondo è stato umiliato con questo punteggio.
Ma come ha fatto Matteo a tornare a questi livelli? O meglio: che cosa ha cambiato per riuscirci? La prima risposta ha dato sicuramente voce ai nostri pensieri: «Questo sport è particolare, ogni tanto succedono cose strane». E come dargli torto, in fondo, l’abbiamo pensato tutti guardando Medvedev distruggere la racchetta a terra quattro o cinque volte sotto gli occhi del pubblico del Court Ranier. Lui che quest’anno sembrava davvero aver ritrovato un atteggiamento positivo e una continuità incoraggiante, con la vittoria a Brisbane e Dubai, e la finale a Indian Wells. Ma sulla terra rossa c’è sempre un pizzico di follia che rompe gli equilibri e rimescola le carte per la seconda parte della stagione.
Poi Berrettini ha parlato di un’inversione di ruoli, sottolineando che, per la prima volta da quando si sono incontrati, quello che non sapeva cosa fare era proprio Medvedev: «Ripensavo a quando ho giocato l’ATP Cup contro di lui in passato», ha detto Matteo. «Lì avevo io la sensazione di non sapere come fargli punto. Guardavo Vincenzo Santopadre, ma anche lui non sapeva come aiutarmi. Oggi credo che quella sensazione ce l’abbia avuta lui e il punteggio lo testimonia». Rovescio in slice e rovescio coperto sono le armi che hanno permesso a Berrettini di non essere vulnerabile sulla diagonale sinistra, che hanno costretto Medvedev a fare una fatica enorme per portare a casa un punto. E poi lo sappiamo: quando Berrettini tiene alta la percentuale di prime palle in campo, diventa un avversario difficile da battere per qualsiasi top player. Con il 73% di punti vinti con la prima di servizio in campo, Matteo ha preso le redini del match in mano: «Sapevo che era fondamentale essere aggressivo e non lasciare il gioco in mano a lui».
Al prossimo turno Matteo troverà João Fonseca, vincitore del match contro Arthur Rinderknech (7-5 4-6 6-3), in quella che sarà sicuramente una delle partite più eccitanti del torneo. I due si sono incontrati una sola volta, a settembre del 2024 nella fase a gironi della Coppa Davis: Berrettini vinse 6-1 7-6(5). Qui a Monte Carlo sarà interessante vedere da che parte si schiererà il pubblico. Berrettini è a casa sua, ma Fonseca è stato accolto nel Principato come una star. E questo tipo di supporto. almeno fino a oggi, ha fatto la differenza: «Ci sono brasiliani ovunque e sono molto rumorosi», ha detto il 19novenne numero 40 del ranking ATP. «Bastano anche solo 10 di loro per fare un casino incredibile. Ma mi aiutano a restare positivo in campo, mi danno la giusta carica per essere focus». Sarà necessario, per battere questo Berrettini, che sta firmando la sua ennesima rinascita. La più brutale, la più inattesa.