A Monte Carlo abbiamo asstito al sorpasso di Sinner su Alcaraz, e non solo al primo posto del Ranking ATP

Il primo titolo importante sulla terra trossa ha un significato importantissimo, per Jannik. Anche perché dimostra che, almeno in questo momento, è più forte del suo grande rivale.
di Redazione Undici 12 Aprile 2026 alle 18:32

Adesso è possibile dirlo, ma soprattutto è impossibile ignorarlo: Jannik Sinner ha sorpassato Carlos Alcaraz, e non solo nel ranking mondiale. Il ritorno in vetta alla classifica ATP non è solo una questione numerica, ma il riflesso di una superiorità sempre più evidente nei momenti che contano davvero. La vittoria al Monte Carlo Masters certifica un cambio di gerarchie che, in questa prima metà del 2026, si è consolidato in maniera progressiva. E quel sorriso finale di Sinner, ampio ma composto, racconta meglio di qualsiasi statistica la consapevolezza di chi sa di aver raggiunto un nuovo livello.

La finale di Monte Carlo, per Sinner, è stata tutt’altro che semplice. Le condizioni climatiche hanno reso il match estremamente complicato da interpretare: raffiche di vento forti e improvvise hanno spezzato il ritmo degli scambi, alterato le traiettorie e costretto entrambi i giocatori a continue correzioni. Non era – perché non poteva essere – una partita tecnica, da pura esecuzione tecnica, piuttosto una sfida mentale, fatta di adattamento, lettura e gestione dell’imprevisto. In un contesto così instabile, Sinner ha dimostrato ancora una volta una maturità superiore. Quando Alcaraz ha cercato spesso la soluzione spettacolare, finendo per perdere lucidità, Jannik ha scelto la strada dell’efficacia. Ha accettato le difficoltà, le ha incorporate nel proprio piano di gioco e ha costruito punto dopo punto una vittoria di grande spessore. La sua capacità di trovare soluzioni anche nelle situazioni più scomode è stata determinante.

La battuta, in particolare, si è rivelato un alleato prezioso nei momenti più importanti – anche se le condizioni del meteo rendevano complicata anche il semplice lancio della palla. Partito male nel primo set, chiuso con il 55% alla prima di servizio, Sinner è riuscito ad alzare il livello del servizio esattamente quando contava. Emblematico il tie-break del primo set: nel momento di massima pressione pressione, ha trovato una percentuale di prime palle altissima. Una dimostrazione di freddezza e controllo che ha fatto la differenza.

Entrambi i set hanno seguito un copione simile, ma non per questo meno emozionante. In tutte e due le frazioni, infatti, Sinner si è ritrovato sotto di un break, ed è stato costretto a inseguire un Alcaraz inizialmente più aggressivo. Ma è proprio in queste situazioni che emerge il carattere dei grandi campioni. Jannik infatti non ha mai perso la calma, ha continuato a lavorare sul punto successivo e ha progressivamente ribaltato l’inerzia della partita.Il secondo set, in particolare, è stato un autentico capolavoro di resilienza mista a qualità. Dopo essere andato sotto, Sinner ha infilato una serie impressionante di cinque game consecutivi, spegnendo le speranze dell’avversario e prendendo il controllo totale del match. In quella fase si è vista tutta la sua evoluzione: solidità da fondo, capacità di variare, gestione dei tempi e, soprattutto, una fiducia incrollabile nei propri mezzi.

Alcaraz ha provato a reagire come fa sempre, affidandosi al suo talento esplosivo e alla sua creatività, trovando delle soluzioni interessanti a rete, ma forzando anche molto, come dimostrano i cinque doppi falli della sua partita. La differenza non è stata tanto nei colpi spettacolari, quanto nella continuità e nella comprensione delle varie fasi del match. L’italiano ha ridotto al minimo gli errori gratuiti e ha costretto lo spagnolo a forzare, portandolo spesso fuori la sua comfort zone.

La vittoria nel Principato ha un valore importante per Sinner, anche dal punto di vista storico. Si tratta infatti del suo primo titolo importante sulla terra battuta, una superficie che in passato lo aveva visto meno dominante rispetto alle altre (l’unico altro titolo in carriera risaliva al 2002, al torneo croato di Umag). Insomma, si tratta di una vittoria che dimostra come il suo gioco sia ormai completo, capace di adattarsi e imporsi anche sulle superfici più esigenti dal punto di vista tecnico e fisico. «Siamo arrivati qui cercando di accumulare più partite possibili per avere feedback sulla terra rossa», ha spiegato Jannik nel post partita. «Oggi ci sono stati degli alti e bassi per entrambi, ma non era semplice per via del vento. Un altro risultato incredibile: tornare n. 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria. Sono contento di aver vinto finalmente un torneo importante su questa superficie. Mi sono sentito vicino nei game in risposta, nel secondo set, indietro di un break, ho cercato di rimanere vicino mentalmente, mantenendo un atteggiamento propositivo. Questo torneo vuol dire tanto per me».

Il trionfo consente a Sinner di allungare a 22 la sua striscia di successi nei tornei Masters 1000, un dato impressionante quanto significativo. Guardando al futuro, il quadro è ancora più interessante. Con questo successo, a Sinner mancano soltanto i titoli di Madrid e di Roma per completare la collezione dei Masters 1000: un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava ambizioso, ma che oggi appare assolutamente alla sua portata. La crescita mostrata negli ultimi mesi, infatti, lascia infatti pensare che il meglio debba ancora venire.

Tutto nasce da una consapevolezza nuova, mai avuta in passato: Sinner gioca come se sapesse di essere diventato il punto di riferimento del circuito, di poter battere chiunque e in qualsiasi condizione. È questa la differenza che c’è tra lui e Alcaraz, almeno in questo momento: Carlos riesce a batterlo – e quindi a vincere i tornei – solo quando è davvero al top della condizione psicofisica, quando gli effetti speciali del suo tennis cinematografico funzionano senza intoppi, quando sente di poter dominare l’avversario e la partita. Quando una di queste condizioni viene a mancare, anche una sola, Alcaraz rischia seriamente di incepparsi. Lo abbiamo visto nei tornei successivi a Indian Wells contro Medvedev, a Miami contro Korda. E poi a Monte Carlo, dove si è trovato contro un fenomeno come Sinner, e allora questo rischio è diventato una certezza. Solida, inamovibile, proprio come Jannik.

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