Sono anni che Paesi Bassi e Marocco si sfidano per accaparrarsi i migliori talenti con doppia nazionalità, e tra questi ora c’è anche il figlio di Robin van Persie

I rapporti di forza, rispetto a qualche anno fa, sono cambiati molto: adesso i giocatori che hanno più passaporti non pensano alle rappresentative africane come un ripiego, anzi.
di Redazione Undici 29 Giugno 2026 alle 17:22

Quello tra Paesi Bassi e Marocco è forse il sedicesimo più atteso ed equilibrato di questo mondiale. Potrebbe essere tranquillamente un quarto di finale, basta vedere l’ultimo Mondiale, Qatar 2022, chiuso dagli europei proprio ai quarti contro l’Argentina e dai campioni d’Africa addirittura in semifinale contro la Francia. Eppure quello di Monterrey sarà un match che va oltre il rettangolo verde: da anni, infatti, le due Federazioni sono in battaglia tra loro per assicurarsi i migliori talenti con doppia nazionalità. Un caso emblematico è quello di Shaqueel van Persie, figlio dell’ex attaccante Robin van Persie. Secondo il giornale The Telegraph, il 19enne del Feyenoord, nato in Olanda, sarebbe vicino a scegliere il Marocco, Paese d’origine della madre Bouchra, rinunciando così alla possibilità di vestire la maglia degli Oranje.

L’attesa di questa decisione riaccende una rivalità ormai consolidata tra i due movimenti. E le polemiche non sono una novità. Nel 2016 Marco van Basten aveva criticato apertamente la decisione di Hakim Ziyech di rappresentare il Marocco anziché l’Olanda, definendo «stupida» la scelta dell’ex fantasista di Ajax e Chelsea. All’epoca, molti nel calcio europeo ritenevano naturale che i giocatori con doppio passaporto scegliessero il Paese d’origine della famiglia solo dopo aver rinunciato alla speranza di una convocazione nella Nazionale del Paese in cui erano cresciuti. Negli ultimi anni, però, lo scenario è profondamente cambiato. Anche l’ex centrocampista Rafael van der Vaart, commentando la scelta del giovane Rayane Bounida di lasciare il Belgio per il Marocco, aveva sostenuto che i migliori talenti continuassero comunque a preferire le Nazionali europee. Una convinzione che oggi appare superata dai fatti.

La crescita del movimento marocchino ha infatti cambiato gli equilibri. Dopo la storica semifinale raggiunta ai Mondiali del Qatar, il Marocco ha continuato a investire con successo nel proprio settore giovanile e nel calcio femminile. La Nazionale Under 23 ha conquistato la Coppa d’Africa, quella Under 20 è campione del mondo e in generale tutte le selezioni giovanili hanno ottenuto risultati di prestigio anche a livello internazionale. Oggi la rosa marocchina può contare su giocatori protagonisti nei principali club europei: Hakimi del Paris Saint-Germain, Brahim Díaz del Real Madrid e Mazraoui del Manchester United, giusto per fare tre nomi. Per un giovane talento, quindi, scegliere il Marocco non rappresenta più un ripiego, ma un’opportunità concreta di competere ai massimi livelli internazionali. La crescita del Marocco sta producendo effetti evidenti soprattutto nei Paesi Bassi e in Belgio, dove vive una delle più numerose comunità marocchine d’Europa. Se negli anni passati giocatori come Ibrahim Afellay, Khalid Boulahrouz, Marouane Fellaini e Nacer Chadli avevano scelto le rappresentative del Paese in cui erano cresciuti, oggi la tendenza sembra essersi invertita. Ai Mondiali del 2026 nessuna delle due Nazionali schiera calciatori di origine marocchina, mentre molti dei migliori prospetti hanno deciso di rappresentare il Paese nordafricano.

Tra questi figura anche Abdellah Ouazane, uno dei gioielli del vivaio dell’Ajax, che ha scelto il Marocco a soli 16 anni diventando protagonista della vittoria nella Coppa d’Africa Under 17. La questione ha alimentato anche un acceso dibattito nei Paesi Bassi. Già nel 2019 Ruud Gullit arrivò provocatoriamente a chiedersi se avesse ancora senso investire nella formazione di giovani calciatori destinati poi a rappresentare un’altra nazionale. Per una parte dell’opinione pubblica olandese il fenomeno viene letto anche come un tema identitario e d’integrazione, mentre per molti giocatori si tratta semplicemente della libertà di scegliere il Paese con cui sentono il legame più forte. Ecco perché la sfida tra Paesi Bassi e Marocco assume un valore che va ben oltre il risultato sportivo. In palio non c’è soltanto l’accesso ai quarti di finale, ma anche il prestigio di due Federazioni impegnate in una battaglia destinata a influenzare le scelte della prossima generazione di talenti con doppia cittadinanza.

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