Un’eliminazione, ma per alcuni è stata quasi una liberazione: si può parlare in questi termini di quanto successo all’Iran, che non è riuscito a superare i gironi dei Mondiali come migliore terza, per via della differenza reti, e quindi non si è dunque qualificato ai sedicesimi. Per Taremi e compagni, però, la spedizione in America è stata vissuta quasi come un incubo, con una pressione notevole e con tutta una serie di misure restrittive per via del conflitto con Stati Uniti e Israele. Lo stesso discorso vale anche per gli USA, e in questo senso Markwayne Mullin è stato piuttosto chiaro: il segretario alla Sicurezza Interna degli Stati Uniti, ex senatore e membro del Partito Repubblicano, ha detto di aver «ballato di gioia» nel momento in l’eliminazione dell’Iran è diventata ufficiale.
Stando a quanto riportato dal Sports Business Journal, Mullin si sarebbe confidato con i giornalisti aggiungendo di essere «contento» del fatto che gli iraniani fossero usciti e del fatto che «non torneranno». E non è tutto: Ero così felice quando abbiamo detto loro che potevano lasciare il suolo americano», ha proseguito, «Non c’è stata una singola squadra con cui abbiamo dovuto interagire più a lungo che con l’Iran». Al di là della gradevolezza di queste parole, la gestione di Team Melli è stata complicata fin dal giorno zero. Alla fine, dopo un lungo tira e molla, gli Stati Uniti hanno dato il semaforo verde per i visti d’ingresso, ma con misure molto restrittive, che hanno portato l’allenatore dell’Iran Amir Ghalenoei a dire che la sua squadra è stata «la più oppressa» dell’intero torneo.
Le difficoltà per i giocatori e per il resto delle delegazione sono state notevoli, anche da un punto di vista logistico: al termine di tutte le sue tre gare del girone l’Iran è stato costretto a tornare alla base, in Messico, nonostante gli accordi iniziali fossero diversi. E ad arrivare negli Stati Uniti solo il giorno prima della gara. Le autorità, al termine della seconda partita, hanno parzialmente allentato queste misure di sicurezza e permesso alla Nazionale di raggiungere il Paese due giorni prima della partita. Ma le tensioni non si sono placate, tutt’altro. E le parole di Mullin le hanno alimentate di nuovo.