Massimiliano Allegri al Napoli è una scelta prudente, ma è coerente con ciò che deve fare il club di De Laurentiis

L'ex tecnico di Juve e Milan è reduce da stagioni complicate, ma ha lo status giusto per il nuovo corso del club azzurro: non pretende stravolgimenti sul mercato e può rappresentarlo nell'anno del centenario.
di Redazione Undici 03 Luglio 2026 alle 10:24

Un annuncio spiazzante, che andrà contestualizzato anche agli occhi della piazza – e in questo senso, gli ultimi due decenni alla guida delle “strisciate” non sono il miglior biglietto da visita per accattivarsi i tifosi del Napoli. Massimiliano Allegri, però, è abituato alle sfide. Soprattutto quando le aspettative versano un po’ in sordina. E dopo un quadriennio di eccellenza assoluta – due scudetti e un secondo posto, se si toglie il black out performativo della stagione 2023/24 – dalle parti del Maradona in molti sono pronti a scommettere che quasi nessuno sarà in grado di ripercorrere gli exploit di Spalletti e Conte. Di sicuro non un profilo vecchio stile, un tecnico che ha fondato la sua carriera sui risultati, sui trofei vinti, e che tuttavia negli ultimi anni ha messo in bacheca soltanto una Coppa Italia – e che con l’ultimo Milan mancato la qualificazione alla prossima Champions League. In un certo senso è vero: per il Napoli, non c’era e non c’è scelta più conservatrice e più prudente di Allegri.

A pensarci bene, però, la strategia del Napoli ha la sua ragion d’essere: quest’estate Aurelio De Laurentiis non ha alcuna intenzione di rivoluzionare la squadra, di fare grossi stravolgimenti di mercato o esporsi a un braccio di ferro tecnico con allenatori in cerca del grande colpo. E poi c’è la questione del grande anniversario: tra pochi giorni, il prossimo primo agosto, la Società Sportiva Calcio Napoli festeggerà cent’anni di storia. Sarà un giorno carico di valore simbolico, soprattutto in virtù dei recenti trionfi in Serie A. E la festa durerà per tutto l’anno, fino al termine della stagione. In un momento del genere, essere rappresentati da profili affermati e istituzionali è una mossa che va al di là della semplice immagine. Dunque, per tutto ciò che ha vinto in carriera – sei scudetti, cinque Coppe Italia, tre Supercoppe – Massimiliano Allegri si presenta con lo status adeguato per questo appuntamento. Non gli si chiede di vincere subito, ma di consolidare il rendimento azzurro su alti livelli dopo mesi anni di soddisfazioni, ma anche di mesi appesantiti dalle aspettative.

E qui, in questo, Allegri è un maestro: nessuno come lui sa accorpare le pressioni, deviarle dai giocatori, ricreare un ambiente di lavoro a prova dei saliscendi emotivi che caratterizzano il calcio a Napoli. Da centrocampista aveva vestito la maglia azzurra nel peggior frangente possibile: per pochi mesi nel 1997/98, accompagnando una tristissima discesa in Serie B. Più che per quella brutta parentesi, i tifosi lo ricordano soprattutto da avversario. Quello che ha guidato i rivali della Juventus a un’insopportabile striscia vincente – tra l’altro proprio a spese del Napoli di Sarri, nel 2018, antitesi estetica di due modi di interpretare questo sport. Anche questo è un tema: proprio da Sarri in poi, dalle parti di parti ci si è abituati a un gioco propositivo, sconsiderato in senso buono, ma quasi sempre bello a vedersi. A suon di gol e grandi giocate. Da Mertens a Lukaku passando per Kvara e Osimhen.

Al di là del diverso materiale tecnico a disposizione, il Maradona farà bene ad abituarsi presto a un altro tipo di approccio, a un altro tipo di partite. Difficile immaginare che Allegri possa abbandonare quella che è la sua filosofia, quei concetti che l’hanno accompagnato ovunque, nel bene e nel male: il suo sarà un Napoli più accorto, equilibrato, costruito però sulle basi di un gruppo già solido. In cui, però, ci sono un po’ di margini di lavoro: Hojlund non è un goleador alla Higuaín, ma con Allegri ha le carte per fare bene; sarà interessante osservare la crescita di Alisson Santos, di Vergara, sarà ancora più divertente capire se e come De Bruyne e Lukaku – due profili che, in qualche modo, sembrano perfettamente sovrapponibili alle idee del loro nuovo allenatore – potranno essere utili alla causa. E poi c’è lo zoccolo duro della squadra azzurra: al netto di ciò che succederà sul mercato, si tratta comunque di un gruppo che ha vinto due scudetti negli ultimi tre anni.

Insomma: Allegri sa di avere a che fare con materiale tecnico e umano di alto livello. E, in fondo, è stato scelto proprio per questo: quando ha avuto opportunità e rose del genere, raramente ha fallito. E quindi ora sta a lui provare a reinventarsi, uscire da un personaggio che l’ha proiettato nella grandezza assoluta salvo poi intrappolarlo. Immaginarlo allenare lontano da Juve e Milan è semplicemente qualcosa di nuovo – perché nuovo era anche lui, quando guidava il Cagliari in Serie A. Scegliere di ripartire a Napoli, in un luogo tecnicamente così difficile da compenetrare alle sue caratteristiche, è il segnale di chi ha ancora voglia di trovare nuove strade. E nuove trame di calcio, senza perdere la bussola che l’ha reso Allegri.

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