L’Argentina ha battuto l’Inghilterra con merito, ma la verità è che la semifinale l’ha persa Thomas Tuchel

Alzare le barricate contro una squadra che vive e si alimenta di furore agonistico, alla lunga, si è rivelata una mossa suicida.
di Redazione Undici 16 Luglio 2026 alle 02:02

Un lampo a squarciare la noia di Atlanta. Transizione rapida, palla splendida da Morgan Rogers ad Anthony Gordon – che avrebbe potuto essere il Mikel Merino dell’Inghilterra, e a tratti lo è stato – e vantaggio outtanowhere per la Nazionale dei Tre Leoni. È il minuto 55′. Da qui in avanti, la squadra di Tuchel sceglie di rinunciare completamente a giocare a calcio. Alza il bus davanti a Jordan Pickford – autore di un paio di parate di altissimo livello – e si barrica in area, non prova nemmeno a ripartire in campo aperto. E così trasmette il messaggio che l’Argentina non vedeva l’ora di ricevere: i giocatori in maglia bianca hanno paura. La grinta e la forza emotiva della Scaloneta valgono un buon pezzo della rimonta. Lionel Messi tutto il resto. E alla fine, in finale ci va la Selección.

Giusto così. La tanto attesa rivincita totale contro gli inglesi ha portato alla miglior prestazione di Messi e compagni in questo Mondiale: limpida, convincente, senza prestare il fianco alle polemiche per (presunti) arbitrali o per una dose extra buona sorte. È stata una vittoria voluta fino al midollo, strappata con i denti, decisa dal piede educato di Enzo Fernández da fuori area e dal cabezazo di Lautaro Martinez, sempre su assist dell’eterno Lionel. Fino al gol di Gordon, che come detto ha rotto gli equilibri al minuto 55′, era stata una gara muscolare, fallosa, con pochissime occasioni da una parte e dall’altra: c’era da aspettarselo, vista l’annosa rivalità fra le due Nazionali. Nel dettaglio, un filo meglio l’Inghilterra nel primo tempo. Più coraggiosa l’Argentina in avvio del secondo. Poi piomba all’improvviso la rete dell’1-0, che inganna gli inglesi in campo e a casa di aver pescato il jolly in un match altrimenti bloccato.

Non è del tutto sbagliato: con la fetta albiceleste dello stadio di Atlanta ammutolita, l’Inghilterra sembra avere in pugno il cammino verso la finale. Basta che continui a giocare il suo calcio, sfruttando ancora di più gli spazi che gli argentini inevitabilmente concederanno. Eppure non succede nulla di tutto ciò. Merito della reazione di Messi e compagni, immediata e organizzata, della loro forza d’urto, della loro inesauribile carica. Al contempo, senza troppi giri di parole, va anche detto che i demeriti di Thomas Tuchel sono evidenti. Il tecnico tedesco ha pensato, sconsideratamente, di realizzare più o meno la stessa cosa che non era riuscita all’Egitto: resistere a oltranza agli assalti sella Selección. Succede allora che dopo la pausa caffè esce Gordon, l’autore del gol, per un difensore come Konsa. Così Kane e compagni finiscono ancora più schiacciati nella propria metà campo. Per l’ex manager del Chelsea non è ancora abbastanza: dentro Burn e O’Reilly al posto di James e Rice, altri cambi al di là di ogni ragionevole prudenza (al netto dei problemi fisici dei due giocatori sosttuiti). All’82’ l’Inghilterra presenta sul terreno di gioco quattro centrali di difesa, tre minuti più tardi pareggia Fernández. Con l’area di rigore intasata di maglie bianche e il centrocampista del Chelsea libero di scaricare il destro vincente.

«Le mosse di Tuchel sono costate caro», sottolinea anche la BBC. «Dopo il vantaggio gli inglesi sono stati consumati dalla cautela, e Tuchel deve prendersi la sua fetta di responsabilità. Da una posizione di relativo controllo, lui e la squadra hanno lasciato l’iniziativa all’avversario con conseguenze devastanti. Il sogno era sembrato materializzarsi dopo il gol di Gordon, ma qui l’Inghilterra è crollata, imbottita di difensori e prematuramente rintanatasi dietro una linea a cinque. Schiacciata com’era nella propria area di rigore sotto assedio, la squadra in questo modo ha invitato l’Argentina a pressare duro. E alla fine si è sgretolata». Dietro il consueto aplomb britannico, tra le righe si legge: disastro tattico.

E pensare che Tuchel sembrava aver preparato ogni meticoloso dettaglio di questo Mondiale, dall’allenamento calibrato sulle condizioni atmosferiche estreme fino a una precisa identità di squadra fondata sull’estro di Kane e Bellingham – contro l’Argentina, per altro, assenti ingiustificati. Dopo la vittoria ai supplementari sulla Norvegia, l’allenatore aveva detto che la sua Inghilterra era stata fortunata. Non contento ha sfidato la sorte una volta di più, sperando che ogni palla toccata da Messi uscisse sempre fino al triplice fischio. Alla fine è entrata. Due volte. E a uscire è l’Inghilterra. Fra tanti, legittimi rimpianti: come sarebbe andata a finire, se Jude e compagni avessero semplicemente scelto di giocare la partita?

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