Nuova squadra, nuove ambizioni. E subito nuovo testimonial. A Dallas, dove già gioca un club di MLS, è appena nata un’inedita realtà chiamata Atlético: no, l’omaggio con i Colchoneros di Madrid non è del tutto casuale. E per dimostrare che fanno sul serio, i dirigenti della società – d’ora in avanti militante nella ULS Championship, la seconda serie professionistica statunitense, anche se indipendente dalla MLS – hanno deciso di puntare sull’irresistibile richiamo di Chicharito Hernández. Un nome che potrebbe ricordarci giusto qualche promettente stagione tra Manchester United e Bayer Leverkusen, in Europa, un decennio fa. Ma se a livello globale l’attaccante più prolifico della storia messicana non ha mai centrato del tutto il salto di qualità, in tutto il continente americano è un’autentica superstar. E uno dei calciatori più riconoscibili in assoluto.
Più che al senso del gol, inevitabilmente sbiadito quando gli anni sono ormai 38, oggi Hernández vale oro soprattutto fuori dal campo. Dove connette milioni di tifosi su entrambe le sfonde del confine Tex-Mex, ha diviso il suo finale di carriera tra i due campionati – prima Los Angeles Galaxy, poi Chivas Guadajalara – e nel frattempo è diventato pure un asso dei social. Soprattutto su TikTok, dove Chicharito spopola anche grazie a curiosi video di cucina. Insomma, un asset economico ideale per un club spuntato dall’oggi al domani, in cerca di una precisa identità e di un punto di riferimento attorno a cui accumulare potenziali appassionati.
Sin dal logo presentato dagli addetti ai lavori, un lupo grigio messicano e un serpente a sonagli, l’intenzione è proprio quella di allargare il bacino d’utenza a cavallo dei due Paesi. E nessuno più di Chicharito può incarnare questo sentimento di condivisione, oltre ogni polemica geopolitica. Non solo l’attaccante sarà il volto dell’Atlético Dallas: a oggi è anche il primo e unico acquisto del club. Una sorta di attestato d’immagine, visto che in termini sportivi Hernández è ormai fuori dal giro della Nazionale da sette anni e gioca a regime ridotto rispetto a una volta.
Siamo chiaramente nell’estate dell’anno zero, e Dallas è un cantiere aperto. Con qualche illustre benedizione: la fonte d’ispirazione dichiarata è l’Atlético Madrid, dove il primo allenatore del nuovo club, Peter Luccin, aveva giocato tra 2004 e 2007. Inoltre i Colchoneros stessi, negli ultimi anni, avevano investito nel Texas per stringere alcune collaborazioni tecniche con le academy locali. E ormai si sta perdendo il conto dei club di calcio comparsi e scomparsi sul mappamondo col nome Atlético: Guayaquil, San Luis, Ottawa, Kolkata. Ufficialmente Dallas non fa ancora parte della lista ma tende la mano verso il Wanda Metropolitano, in attesa che Chicharito indichi la via. E che la dirigenza metta insieme il resto della squadra.