Il Gran Galà del Calcio AIC ha segnato l’inizio di una nuova era, fatta di collaborazione e sinergie: intervista a Demetrio Albertini

L'ex campione del Milan e della Nazionale racconta la trasformazione di un premio che, mai come quest'anno, ha avuto la forza di unire istituzioni, giocatori e tifosi.
di Redazione Undici 17 Settembre 2026 alle 10:16

Ancora oggi Demetrio Albertini è serio ed elegante, proprio come quando giocava. Ha lo sguardo attento e la postura fiera di chi sa esattamente cosa vuole. D’altronde vanta un lungo percorso istituzionale. Ha avuto infatti diverse cariche all’interno della Federazione Italiana Giuoco Calcio: Vice commissario durante il Mondiale 2006, Vice presidente e infine Presidente del Settore Tecnico. Dal 1994 al 2014 è stato consigliere dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), ricoprendo successivamente un ruolo chiave nell’organizzazione del Gran Galà del Calcio AIC e nella trasformazione del format per come lo conosciamo oggi. Ma prima della carriera dirigenziale, c’è stata quella da calciatore. Ha conquistato scudetti e Champions League, ha vissuto l’epopea del grande Milan e ha condiviso il campo con i più grandi di sempre: da Rijkaard a Baggio, passando per Gullit e Van Basten. È stato proprio quest’ultimo a lasciargli il ricordo più indelebile. Il giorno della sua partita d’addio, guardando la parata di leggende invitate, gli disse semplicemente: «Solo tu potevi riunirci tutti insieme». Probabilmente il complimento più bello per Demetrio. Perché il riconoscimento dei propri pari, nel calcio, non ha paragoni.

Il Gran Galà del Calcio AIC è unico: sono i protagonisti a premiare altri protagonisti. Che valore ha essere giudicati direttamente da chi scende in campo?
Il vero valore aggiunto è che a votare è un microcosmo di professionisti che condivide le stesse dinamiche. Così, non si giudica solo il talento o la spettacolarità, ma anche il carisma, il comportamento e l’incidenza reale all’interno dei novanta minuti. Spesso, nei premi tradizionali, il tifoso o la stampa tendono a esaltare chi fa la giocata a effetto. I giocatori, invece, percepiscono elementi meno visibili dall’esterno, ma fondamentali. In campo sono i critici più onesti ed esigenti, verso sé stessi e verso gli altri. Sanno esattamente chi li mette davvero in difficoltà: magari non è il giocatore che ha tentato il dribbling, ma il centrocampista che si è posizionato meglio. Oppure, quello che ha intuito con un attimo d’anticipo lo sviluppo dell’azione. D’altronde, il successo nel calcio passa dal tempo, dalle frazioni di secondo; a fine partita sai perfettamente quale avversario ti ha tolto quel tempo. Chi è stato davvero il migliore.  

L’edizione 2026 ha segnato un punto di svolta: l’evento è stato anticipato da dicembre a inizio settembre. Possiamo considerarlo l’inaugurazione ufficiale della nuova stagione?
Il Gran Galà del Calcio AIC è diventato a tutti gli effetti la festa del calcio italiano. Si tratta del calcio che premia se stesso. Quest’anno, in sinergia con Lega Calcio Serie A, abbiamo voluto anticipare la data per un motivo di profonda coerenza. Volevamo evitare che ci fossero equivoci legati a un’eccessiva distanza temporale tra le prestazioni premiate e la cerimonia. Arrivando a dicembre, i giudizi finivano inevitabilmente per essere inquinati dall’inizio della nuova annata. Magari un giocatore la stagione precedente era stato eccezionale, ma poi, con possibili cambi squadra o fatica nelle prime giornate, c’era il rischio di dimenticare ciò che aveva costruito. Collocare l’evento a inizio settembre ci ha permesso di riconoscere i giusti meriti della stagione passata e di inaugurare ufficialmente quella nuova. È stata e sarà una vetrina di assoluto prestigio e, soprattutto dopo un’estate amara senza l’Italia ai Mondiali, e in qualche modo ha rappresentato il punto di partenza ideale per rilanciare tutto il nostro movimento calcistico.

A proposito di movimento: questa è stata la prima edizione in cui Lega Calcio Serie A ha affiancato ufficialmente l’AIC nell’organizzazione della serata.
Sì, ed è una bella notizia. Siamo in una fase in cui stiamo ripensando il sistema calcio italiano: attraversiamo un momento storico-politico di profondo cambiamento. Un tempo si tendeva a interpretare il rapporto tra queste due istituzioni con le vecchie logiche del “sindacato contro Confindustria”. Oggi questa visione è superata, perché siamo di fronte a due componenti essenziali per il calcio. Ed è per questo che è estremamente importante che l’istituzione che rappresenta il campionato e quella dei giocatori lavorino a stretto contatto. Aver trovato una convergenza su un progetto condiviso come il Gran Galà del Calcio AIC dimostra che la Lega Calcio Serie A può scendere in campo e potenziare, con il proprio peso istituzionale, un’iniziativa nata in casa AIC. Questa sinergia deve essere letta come un auspicio concreto per il futuro. Quando due entità così importanti operano in sintonia, si pongono le basi non solo per immaginare le riforme di cui il nostro calcio ha disperatamente bisogno, ma per trasformarle in realtà. Il passaggio cruciale è proprio questo: smettere di limitarsi a teorizzare i cambiamenti e arrivare finalmente a realizzarli. Nella speranza che questa serata sia un ottimo punto di partenza.

>

Leggi anche