Le amichevoli dell’Argentina per l’addio di Messi, contro Burkina Faso e Benin, hanno sollevato un bel po’ di polemiche

Non è la prima volta che la Federcalcio di Buenos Aires e la Selección vengono criticate per il modo in cui "accolgono" le rappresentative avversarie.
di Redazione Undici 05 Ottobre 2026 alle 02:53

Il fatto che l’Argentina organizzi amichevoli contro rappresentative africane non esattamente blasonate, ormai, non sorprende più nessuno. Anzi, si può dire: questa pratica va avanti da anni ed è parte di un modello che ha portato l’AFA (la Federcalcio di Buenos Aires) a incassare moltissimo denaro, al punto che anche a Harvard hanno raccontato e studiato questo nuovo modo di intendere il lavoro da parte di una federazione calcistica. Le gare organizzate in questo break internazionale contro Burkina Faso e Benin, però, sono andate un po’ oltre. Intanto perché coincidevano e coincidono con la festa d’addio di Leo Messi, fissata per il 6 ottobre – quando al Monumental la Selección scenderà in campo contro il Benin. E poi perché l’avvicinamento alle partite è stato, per usare un eufemismo, foriero di polemiche. Anche e soprattutto da parte dei giocatori che si sono ritrovati ad affrontare e/o che affronteranno l’Argentina.

Se ne sono occupati un po’ tutti i giornali del mondo: La Nación, L’Équipe, Diário As. E tutte le ricostruzioni concordano sul fatto che il comportamento dell’AFA, beh, sia quantomeno da rivedere. Cominciamo col dire che le gare vengono organizzate da una società esterna, Eurodatasport, che di fatto si occupa di tutti gli aspetti logistici. Il punto, però, è che le squadre avversarie che vengono invitate dall’AFA, e che ovviamente si rapportano con Eurodatasport, non incassano neanche un centesimo per la loro partecipazione a questi test match. La Federcalcio argentina risarcisce il viaggio e copre le spese di alloggio per l’intera delegazione, ma non prevede il pagamento di un gettone. «Ed è per questo», scrive La Nación, «che vengono scelte squadre africane di medio livello o con risorse limitate: accettano certe condizioni perché si tratta di giocare contro l’Argentina». E contro Messi, viene da dire.

Questo sistema organizzativo, fatalmente, determina una situazione per cui l’AFA cerca di risparmiare in ogni modo. Sempre secondo La Nación, alla Nazionale della Mauritania – che ha giocato in Argentina nel break internazionale della primavera 2026 – era stato offerto ed è stato effettivamente rimborsato soltanto un volo di linea, ma la Federazione africana ha deciso di noleggiare un volo privato e ha coperto la differenza di prezzo. Tornando alle sfide di questo autunno contro Burkina Faso e al Benin, come detto, le cose – se possibile – sono andate ancora peggio. Nel caso della gara vinta 7-0 contro la Nazionale burkinabé, come racconta L’Équipe, i problemi logistici sono stati davvero enormi: i giocatori inizialmente convocati non hanno raggiunto Buenos Aires, a parte Chec Bebel Doumbia e Jack Pantoulou Diarra, e pure il ct della Nazionale A era assente. Al loro posto sono scesi in campo e in panchina i componenti della selezione Under 23, richiamati in fretta e furia e messi su un aereo dopo il rifiuto, da parte della rappresentativa senior, di recarsi in Argentina.

Il motivo di questo rifiuto? Le condizioni proposte dall’AFA perché partecipassero alla partita. Ovvero, il solito – viene da dire – volo di linea, per un totale di 30 ore passate tra aerei e scali vari, e l’assenza di un gettone di partecipazione. Alla fine i giocatori africani sono arrivati a Buenos Aires quando mancavano poco meno di sei ore al calcio d’inizio della partita. E il 7-0 di cui abbiamo detto, in qualche modo, finisce per “tradire” l’inesperienza e l’inadeguatezza di quella che, di fatto, era una rappresentativa giovanile al cospetto della Nazionale vice-campione del mondo. Non a caso, viene da dire, il risultato era di 3-0 in favore dell’Argentina dopo dieci minuti di gioco. E il ct Scaloni, alla fine della partita, ha detto che «il Burkina Faso ha onorato il calcio, ha fatto il possibile perché la partita non venisse cancellata».

Il problema è che l’avvicinamento alla partita contro il Benin sta andando allo stesso modo. Se non peggio. Stando alla ricostruzione di Diário As, infatti, i membri della Nazionale africana si sono lamentati del volo scelto per arrivare in Argentina e dell’accoglienza in un hotel privo di acqua calda, con una palestra in cui non c’erano attrezzi e con la sauna fuori uso. La lunghezza delle tratte aeree e degli scali, si legge sempre sul quotidiano spagnolo (che cita a sua volta un media del Benin), avrebbe portato anche al malore di un collaboratore del ct Gernot Rohr, per la precisione un video analyst. Nulla di strano o di assurdo, viene da dire, visti i precedenti.

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