L’attaccante moderno, al servizio di una squadra che più moderna non si può. Se oggi la classifica marcatori di Champions League dice “Tasos Douvikas 6”, davanti a Haaland, Kane e Mbappé, naturalmente non si tratta di un caso – e nemmeno di valore assoluto, sia chiaro. Semmai è la naturale conseguenza di essere il numero nove perfetto all’interno di un organico che cerca un centravanti con determinate caratteristiche: grande visione di gioco, buona difesa del pallone, la capacità di trovarsi a proprio agio in ogni circostanza – che si tratti di attaccare la profondità, trovare la soluzione aerea o azzannare un rimpallo in area piccola, davvero poco importa. Perché il 27enne greco c’è sempre, sempre e comunque, dall’inizio o a gara in corso. Poco importa, di nuovo: il Como vince e lui segna che è una meraviglia.
Anche nella notte di Champions più esagerata del calcio italiano, da trascinatore del record: due zampate da distanza ravvicinata, un’infilata a tu per tu col portiere, un assist da “quasi-dieci” per il gol di Nico Paz. Quando tornerà a disposizione di Fàbregas, Moise Kean avrà un bel da fare, se vorrà realmente contendere posto e minuti a un Douvikas in cotanto stato di grazia. Ma il bello di questo Como è che come lo metti sta, rimischiando le carte, non scontentando nessuno, coinvolgendo ogni elemento del gruppo: anche Matteo Papaccioli, 18enne reduce dalla rottura del crociato eppure subito a segno al debutto, nella goleada di Lens. Restano i fatti, i punti di riferimento. E Tasos Douvikas è un tassello essenziale fra i ragazzi di Fàbregas. Con la maturità di chi si è preso il suo tempo, prima di prendersi il pallone e portarselo a casa.
Douvikas era arrivato a Como durante il mercato di riparazione di due inverni fa, per undici milioni di euro dal Celta Vigo: una cifra importante, ma col senno di poi quasi irrisoria. Forse le aspettative sul giocatore si erano un po’ sgonfiate, perché dopo due stagioni di gol a grappoli nel campionato olandese, beh: Tasos ha presto scoperto che in Spagna e in Italia le difese non concedono altrettanto. Dall’estate del 2023 a quella del 2025, tra Liga e Serie A, Douvikas aveva messo a referto soltanto 12 reti in 65 partite. Non i numeri di un grande attaccante, per quanto generoso. Ci voleva soltanto il calcio giusto al momento giusto: quello di Cesc Fàbregas. Durante la scorsa stagione, il centravanti greco ha messo a referto 17 gol in tutte le competizioni, oggi siamo già a quota undici di cui sei in Champions League da debuttante assoluto. E vale per lui e per tutto il Como. Una macchina che si è messa in moto alla perfezione, con un terminale offensivo poliedrico e ben definito.
Probabilmente Tasos ha tutte le carte per diventare l’attaccante più forte nella storia della Grecia, e forse in parte lo è già, contendendosi la palma con Vangelis Pavlidis – non gliene vogliano Angelos Charisteas o Theofanis Gekas, ma al netto di olimpiche imprese datate 2004, il tasso tecnico è stato quello che è stato. Il paradosso è che Douvikas, con la maglia della Nazionale, finora è andato in gol soltanto tre volte su 24 presenze. A riprova che non siamo di fronte al classico giocatore che sgomita per fare reparto da solo, ma di qualcuno che dà il meglio di sé quando la palla corre veloce e gli uomini con lei. Dalle parti di Atene sta sbocciando una nuova generazione di talenti che fa ben sperare. Per Tasos, intanto, va alla grande l’azzurro del Como.