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Cosa possiamo aspettarci da chi torna in Nazionale

Balotelli, Zaza e Criscito: il futuro dell'Italia di Mancini guarda al passato.

Di Redazione Undici

Mario Balotelli − Ultima presenza 24 giugno 2014, Italia-Uruguay 0-1

Mario Balotelli ha 27 anni e non è più “super”, non è più “l’eccezione”, non è più il ragazzo-potenziale fuoriclasse che da solo può trascinare la Nazionale − anche perché l’occasione ce l’ha già avuta, al Mondiale 2014, e l’ha fallita. Eppure di Balotelli, nel bene o nel male, si parla quasi ogni giorno. E questa costante presenza nel calcio italiano − anche adesso che gioca in Francia, al Nizza − fa impressione, se paragonata all’ultima volta che ha vestito la maglia azzurra: quasi quattro anni fa. L’Italia che per la prima volta in 60 anni non sarà al Mondiale è attesa da tre amichevoli in una settimana, da lunedì 28 maggio a lunedì 4 giugno, contro Arabia Saudita, Francia e Olanda. E tra i convocati è tornato proprio Mario Balotelli.

«Lo chiameremo perché fa parte di quei giocatori che vorremmo rivedere», ha detto Roberto Mancini nella sua prima conferenza stampa da Ct. Parole pesate, equilibrate, precise per quella che potrebbe essere la seconda carriera di Balotelli in Nazionale, attaccante che fa gol sì, leader in grado di guidare un gruppo, o addirittura un movimento, no. Mancini lo conosce bene e questo ovviamente non può che essere un vantaggio: lo ha lanciato lui, giovanissimo, con la maglia dell’Inter e c’era sempre lui, sulla panchina del Manchester City, nella sua miglior stagione della carriera, 13 gol per la vittoria della Premier League 2011/12. Balotelli non può essere considerato al centro del progetto della nuova Italia, anche perché nel 2022 avrà 32 anni, ma in quel «vorremmo rivederlo» c’è tutto il concetto di “seconda possibilità” che, a un giocatore da 43 gol in 63 partite nelle ultime due stagioni, non si poteva non offrire.

Le qualità di Balotelli non sono cambiate nel tempo: un destro potente e preciso, rigori, punizioni e colpi di testa

Simone Zaza − Ultima presenza 15 novembre 2016, Italia-Germania 0-0

La carriera di Simone Zaza in Nazionale è legata a un allenatore e a un periodo particolare, quello con Antonio Conte in panchina. Ha esordito il 4 settembre 2014 a Bari nell’amichevole vinta 2-0 contro l’Olanda, formando una coppia d’attacco già ben assortita con Ciro Immobile, ed è stato sempre presente nel biennio culminato con l’eliminazione ai quarti di finale di Euro 2016 contro la Germania. Non serve aggiungere altro su quella partita decisa dai calci di rigore: il meme infinito con la sua strana rincorsa − che poi alla fine si era pure rivelata efficace, siccome aveva spiazzato Neuer tirando però alto − ha fatto ridere un po’ tutti, se non altro per esorcizzare la delusione.

Gian Piero Ventura ha puntato su Zaza solo nel novembre 2016, poi l’attaccante ex Juventus si è perso nell’esperienza senza reti al West Ham e un anno dopo ha dovuto rinunciare per infortunio allo spareggio contro la Svezia. Per lui vale lo stesso discorso di Balotelli: 13 gol nell’ultima Liga, con il Valencia quarto e quindi qualificato alla prossima Champions League, probabilmente non bastano per garantirgli l’etichetta di “futuro della Nazionale” (anche lui, nato nel 1991, nel 2022 avrà scavalcato i 30 anni), ma almeno contano qualcosa per il presente. Nella Serie A appena terminata solo due attaccanti italiani hanno segnato più 13 gol: Ciro Immobile, convocato, e il 35enne Fabio Quagliarella. L’occasione per giocarsi qualcosa di importante non arriverà prima di due anni: nel frattempo, per avvicinarsi al meglio, un gregario come Zaza può essere molto utile all’Italia.

Simone Zaza ha avuto molti alti e bassi, ma il suo sinistro è rimasto sempre lo stesso

Domenico Criscito − Ultima presenza 5 marzo 2014, Spagna-Italia 1-0

Domenico Criscito ha giocato da titolare il Mondiale 2010 ed è strano rivederlo in Nazionale otto anni dopo. Avrebbe meritato di andarci nel 2012, quando fu costretto a rinunciare all’Europeo per un’inchiesta giudiziaria poi archiviata, e anche nel 2014, con Cesare Prandelli che motivò così la sua decisione di non portarlo in Brasile: «Questa è stata una scelta tecnica e, con tutto il rispetto, non ho lasciato a casa Cabrini o Paolo Maldini». E invece rieccolo in Nazionale (dopo qualche stage con Conte e Ventura, ma senza mai scendere in campo) a 31 anni, al termine della sua settima e ultima stagione allo Zenit San Pietroburgo prima di tornare al Genoa. Roberto Mancini conosce Criscito − lo ha allenato quest’anno in Russia − e Criscito conosce il calcio internazionale, visto che con lo Zenit ha sempre giocato le coppe europee. Tra i convocati per le prossime amichevoli, i possibili laterali di sinistra sono Emerson Palmieri (reduce da un infortunio e poco impiegato al Chelsea), Mattia De Sciglio e Danilo D’Ambrosio. L’affidabilità di Criscito, definito dal Ct «un bravo giocatore, ancora al 100%», può riconsegnarli una maglia da titolare a più di quattro anni dall’ultima volta, senza dimenticare il discorso della personalità in uno spogliatoio “nuovo”, privo di Buffon e, per il momento, anche di Chiellini e De Rossi.

Criscito è stato salutato dai tifosi dello Zenit come un vero e proprio eroe