La buca da golf più lunga del mondo

di Redazione Undici 04 Ottobre 2017 alle 11:42

Il bello dello sport è che può creare storie uniche che uniscono la competizione, lo sforzo e la passione di un gioco, con il contesto politico o sociale, o semplicemente con la bellezza del luogo in cui si svolgono. Un caso esemplare è la storia del percorso golfistico più lungo del mondo: oltre duemila chilometri e più di ventimila tiri necessari, inevitabilmente divisi in un periodo di quasi tre mesi. L’impresa, raccontata dal Guardian, è stata completata da Adam Rolston, ex giocatore di rugby appassionato di golf. Alla scadenza del suo contratto con una squadra di Hong Kong, Rolston è rimasto in Cina per trascorrere i primi anni post ritiro. È stato allora che ha avuto l’idea, e per metterla in pratica ha contattato l’amico Ron Rutland, anche lui ex rugbista, ma più avvezzo a catapultarsi in avventure singolari: come quella volta nel 2015 in cui decise di fare un viaggio con una tappa in ogni Paese dell’Africa prima di arrivare in Sudafrica per vedere una partita del Mondiale di Rugby tra i padroni di casa e il Giappone.

La scelta è ricaduta sulla Mongolia per la sua geografia e per la sua storia di popolazioni nomadi che l’hanno attraversata. Ma non è stato un viaggio improvvisato, estemporaneo: Rolston e Rutland hanno pianificato per otto mesi il percorso prima di partire. «Sapevamo che non sarebbe stato facile», ha detto Rolston, «solo per arrivare a piazzare il primo tee abbiamo dovuto viaggiare diverse ore su un fuoristrada, poi un breve tragitto caricando il loro carrello, con tutto l’inventario, sul dorso di un cammello, infine un po’ di strada a cavallo prima di raggiungere il campo base». Poi ci si è messo anche un clima rigido che non è stato d’aiuto. In Mongolia ci sono paesaggi stupendi con panorami mozzafiato, ma ci sono zone aride, brulle, o ghiacciate e tempestose. «Non abbiamo visto il sole per i primi quattro giorni, attraversando acque ghiacciate con tutto l’equipaggiamento. A volte eravamo assaliti dal dubbio, non eravamo sicuri di essere in grado di completare il percorso», ha detto Rolston.

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Tra buche accidentate, terreni sconnessi e attraversamenti nel deserto, i due ex rugbisti hanno messo a dura prova anche la loro tenuta fisica, ma dopo circa 500 chilometri hanno trovato la compagnia che cercavano: un cane randagio, che hanno chiamato Ub, si è aggiunto alla loro avventura scortandoli in silenzio come il migliore degli scudieri. Li ha seguiti per quasi 1500 chilometri, dormendo con loro in tenda, e a fine viaggio i due lo hanno lasciato a una coppia di fidanzati nel Parco Nazionale di Terelj. Verso la fine del percorso, quando ormai erano vicini alla linea del traguardo a Ulan Bator, capitale della Mongolia, sono stati raggiunti da amici e parenti, che li hanno sostenuti negli ultimi passi.

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