Il film sulla promozione del Sunderland sarà sulla sua retrocessione

Tre tifosi avrebbero voluto documentare la rapida risalita in Premier League della loro squadra, invece quella su Netflix sarà una storia molto triste.
di Redazione Undici 23 Aprile 2018 alle 12:44

Non ci saranno stati i tifosi del Newcastle a festeggiare, ma il Sunderland non è comunque riuscito a salvarsi in Championship e, per la seconda volta nella sua storia, nella prossima stagione giocherà in League One, la terza divisione del campionato inglese. A sancire l’aritmetica retrocessione è stata la sconfitta interna per 2-1 contro il Burton Albion del fine settimana appena trascorso: ora i Black Cats sono ultimi in classifica con 34 punti e, a due giornate dal termine in cui dovranno affrontare il Fulham terzo e il Wolverhampton primo e promosso in Premier League, non possono più ricucire lo svantaggio rispetto alle squadre rivali.

Il Sunderland è rimasto a secco di vittorie casalinghe per 364 giorni, dal 17 dicembre 2016 al 16 dicembre 2017. In questa stagione ha ottenuto sei successi (di cui solo due in casa), 16 pareggi e 22 sconfitte

Con una beffa: la stagione 2017/18 dei Black Cats, culminata con la seconda retrocessione consecutiva, diventerà un documentario che sarà visibile su Netflix in estate. Dall’inizio dell’anno, infatti, gli allenamenti del Sunderland sono stati filmati dalla casa di produzione Fulwell73, la stessa che ha collaborato a The Class of 92, fondata da tre tifosi biancorossi che, d’accordo con la società, sognavano di raccontare una rapida risalita in Premier League. Invece mese dopo mese le cose si sono complicate e la squadra allenata da Chris Coleman, ex ct del Galles semifinalista a Euro 2016, si è ritrovata immischiata nella lotta per non retrocedere, e non c’è stato lieto fine.

Il trailer di The Class of 92, che racconta le storie di David Beckham, Nicky Butt, Ryan Giggs, Gary e Phil Neville e Paul Scholes

Lo stesso Coleman, qualche giorno fa, ha parlato in maniera negativa dell’iniziativa cinematografica: «Non posso dire di essere stato a mio agio al 100% con le telecamere sempre accese intorno. È stato un po’ innaturale, ma la cosa era stata decisa prima del mio arrivo quindi non ho potuto farci nulla. Non eravamo abituati. Normalmente, l’allenamento è una cosa privata. Ci può essere un giorno di riprese, ma generalmente lo fa l’ufficio stampa del club, persone che lavorano sempre con te. Qui è stato diverso, è stato un documentario prodotto da fuori».

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