Serie A

Gigio Donnarumma, le mani sul domani

Vuole diventare il più forte del mondo, ed è da anni sulla buona strada. Classe 1999, 200 gare con il Milan, titolare in Nazionale. Intervista con il portiere del futuro.

Il vecchio detto per cui i portieri sono matti è una scemenza, sia nei confronti dei portieri che di quelli che si vorrebbe definire come matti. I portieri, piuttosto che eccentrici, sono creature estremamente attente, capaci di trovare concentrazione nel caos come nessun altro in campo, nemmeno il regista che invece ha un pensiero dinamico e in continuo movimento, fatto di fotogrammi continui. Il portiere pensa molto, invece, sa meditare mentre intorno tirano vento e tempesta. Magari non tutti, di sicuro quelli bravi.

Gianluigi Donnarumma è uno di quelli, uno dei più bravi. «Una delle cose più importanti», dice, seduto su una poltrona con una bella giacca mentre spiega in cosa consiste il ruolo del portiere, «è seguire l’azione da quando si sviluppa, cercare di capire cosa succederà». Come un generale in una battaglia campale, in piedi sulla collina a osservare gli spostamenti degli eserciti, Gigio dall’alto dei suoi due metri si sposta saltellando sulla riga, prima di abbassarsi sulle caviglie quando la palla si avvicina, con le ginocchia piegate e le braccia pronte al decollo. È invece adatto, dei portieri, il vecchio paragone con i gatti. Ci sono portieri che più ci assomigliano e portieri che meno: non si direbbe di Buffon, e nemmeno di Neuer, entrambi troppo potenti, forse nemmeno di Courtois, così sempre in piedi, equilibrato, abituato a parare con la posizione ancora prima che con lo slancio.

Donnarumma è invece estremamente felino: lo è nel distendersi, da corto e compatto trasformandosi in trapezista volante per togliere i palloni dall’incrocio alto o dall’angolo basso, in uscita sulla sfera o ad anticipare l’impatto con le teste degli avversari, nel volare quasi parallelo al suolo, nell’atterrare.

Come portiere, di Gigio Donnarumma si è da subito notata la stazza: fin dalla prima comparsa, quell’amichevole dell’estate 2015 contro il Real Madrid finita ai calci di rigore, quando la telecamera inquadra da lontano la figura piccola e bianca di Toni Kroos e, undici metri più avanti, il sedicenne gigante con le braccia aperte come un uccello minaccioso o un dinosauro a coprire quasi tutta la porta. Kroos tirerà rasoterra e a destra, Donnarumma parerà il tiro bloccandolo. Con quella stazza, è stupefacente la capacità di Gigio di volare, di saltare, di mostrarsi elastico, reattivo, allungarsi e accorciarsi nel giro di pochi istanti. Gigio vola e rimbalza, si rialza e si butta di nuovo a terra. Lo paragonano a Manuel Neuer, ma ricorda più certi artisti esplosivi latini, Keylor Navas o, per rimanere alle leggende milaniste, Nelson Dida. Di Dida Donnarumma sembra avere anche certe delicatezze caratteriali: quando para e si rialza, e con quel tuffo magari ha salvato il risultato, fatto esplodere i tifosi, non esulta, tiene le braccia distese lungo il corpo, silenzioso e concentrato o soltanto timido, forse addirittura, un po’ impacciato. «Sì, fa parte del mio carattere», spiega Gigio. «Sono contento, è normale, ma al momento mi tengo tutto dentro».

Di Dida Donnarumma sembra avere anche certe delicatezze caratteriali: quando para e si rialza non esulta, tiene le braccia distese lungo il corpo, silenzioso e concentratoQuando arriva è vestito elegante, con un abito grigio taglia 54 e un dolcevita sotto la giacca. «Mi piace vestirmi elegante», dice, fatto curioso per i suoi 21 anni eppure, mi dico, indice di una personalità non comune. È gentile e semplice, a tratti imbarazzato, anzi «molto timido!», come dice lui, ridendo. Del derby che il Milan ha appena perso parliamo poco, ma taglia corto scuotendo la testa: «Ho rosicato tantissimo». Gli offro un caffè, dice che non lo beve, poi ci pensa due minuti e cambia idea. Senza zucchero. I guantoni che ha portato sono rossoneri e hanno come delle scaglie sul dorso. «Ho le mani piccole», dice Gigio guardandoli. Dei suoi inizi in Campania si conosce tutto: il fratello portiere, anche lo zio portiere, che lo portava agli allenamenti e che gli ha fatto nascere la passione per i pali. Scelta strana, per una terra solitamente associata ai numeri 10, e Gigio dice che a volte provava a giocare in attacco, ma senza troppa convinzione. «La mia passione è sempre stata la porta», e anche questo, per un bambino, non è troppo comune: anche Buffon, un tempo giovane centrocampista, era finito a fare il numero uno per caso.

Polo nera in cotone Boglioli

Sul tesserino degli esordienti del Club Napoli, a Castellammare di Stabia, ha i capelli quasi biondi. È un bambino, ma cinque anni dopo, 25 ottobre 2015, Milan-Sassuolo di Serie A, è alla sua prima da titolare con il Milan. Ha 16 anni e 8 mesi, la faccia da bambino e i capelli un po’ lunghi. Non fa grandi parate, ma distribuisce con i piedi i palloni precisamente, appoggi corti e passaggi non semplici diretti alle fasce. Poco dopo, alla ventiduesima giornata, esordisce nel derby. Il Milan vince 3-0, lui fa una grande parata su Icardi, «il mio primo derby, il mio ricordo più importante». Cosa si prova a entrare in campo in un derby? «Un po’ di emozione». Dai Gigio, davvero. «Eh…», sorride. «L’adrenalina è a mille, il cuore a duemila, ho voglia di vincere, ho voglia di giocare bene». L’adrenalina è una sensazione che ritorna spesso quando Donnarumma descrive il suo ruolo. Cosa ti piace di più della porta? L’adrenalina, dice. È il ruolo più difficile, aggiunge, e gli piace per questo.

L’adrenalina è una sensazione che ritorna spesso quando Donnarumma descrive il suo ruolo.La parola difficile, invece, sembra quella che meglio descrive la sua carriera fino a qui. Per quella che è la sua parata-copertina, prima di tutto: decollare, stabilizzarsi in orizzontale, aprire i flap della mano di richiamo per toccare appena il pallone che sta infilandosi sotto la traversa. L’ha fatto contro la Juventus nel 2016, quando è volato a prendere un tiro all’ultimo secondo di Khedira al minuto 94, ma l’ha anche fatto, sempre nel 2016, sempre contro la Juventus, per lanciare lontano il rigore calciato da Paulo Dybala e vincere la Supercoppa italiana, il suo primo trofeo con il Milan. Difficile, sempre con la Juventus di mezzo, è stato anche subire un rigore all’ultimo minuto, e perdere una partita in cui aveva giocato mostruosamente. Così difficile che si è messo a piangere, pochi secondi dopo il fischio finale. È il marzo 2017.

Abito in fresco lana e camicia in cotone azzurra Boglioli

Anche le lacrime sono una cosa importante nella carriera di Gigio, fino a qui. Le più pesanti sono quelle dell’estate 2017, quella dei giornali che parlano di cessione, della rinegoziazione del contratto, degli striscioni, dei soldi finti, dei fischi. Contro il Verona, in Coppa Italia, piange per la contestazione dei tifosi. Sulla Rai si parla di «rapporto definitivamente rotto». Le immagini trasmesse dalle televisioni e pubblicate dai giornali mostrano Leonardo Bonucci, allora capitano del Milan, fronte contro fronte con Gigio, a rassicurarlo, calmarlo, consolarlo. Lui è l’unico che in questa tempesta durata settimane e mesi non parla.

Non ha ancora 20 anni, ma l’esperienza a tenere il timone nelle burrasche è quella dei veterani. I record continuano in Nazionale: è il più giovane portiere ad aver indossato la maglia azzurraRimane il titolare del Milan, ha 18 anni e deve sopportare una pressione diversa, ma probabilmente più opprimente, di quella di un derby o di una partita decisiva. «Provavo a non pensarci, ma anche se non volevo, ci pensavo e soffrivo», ricorda. «Penso di essere stato bravo a lasciare certe cose fuori, ad andare avanti come avevo fatto prima». «San Siro è San Siro…», dice, «è difficile quando sono contro di te, quando ti fischiano». Non ha avuto paura, però: «No, sapevo chi sono, sapevo cosa potevo fare. Paura zero». L’estate passa, l’autunno anche, arriva dicembre, Gigio rimane dove è sempre stato e diventa il più giovane giocatore a toccare le 100 presenze con la maglia del Milan. Non ha ancora 20 anni, ma l’esperienza a tenere il timone nelle burrasche è quella dei veterani.

Divisa ufficiale formale Boglioli: abito in lana comfort stretch grigio antracite, polo bianca in cotone

I record continuano in Nazionale: l’esordio con la Francia nel 2016, il più giovane portiere ad aver indossato la maglia azzurra. Con il cambio tra Ventura e Mancini è titolare in Nations League e nelle qualificazioni. Non ha ancora 21 anni e le presenze in azzurro sono 16. «A me sembra tutto normale», dice della carriera e delle parate. «Credo sia questo che mi fa rimanere lì a questi livelli. Faccio delle cose, delle parate, e mi sembrano normali».

È curiosa, in questo post-adolescente gentile e timido, la trasformazione che avviene in campo, la concentrazione di cui è capace, che è stato costretto dall’ambiente a sviluppare in fretta come un’arma e una corazza. Adesso è capace di dire cose come: «Mi piace comandare, mi trovo bene a farlo. Devi dar fiducia alla difesa, sei il primo a dar fiducia alla squadra. Devi essere solido», spiega, come una filosofia di vita e non solo di campo. «All’inizio ero timido, tutti erano più grandi di me, facevo fatica». Eppure anche adesso sono tutti più grandi di lui. «Ma sono uno di quelli che è al Milan da più anni, so di avere un ruolo importante, mi faccio sentire». Cosa vuole Donnarumma dalla carriera? Quello che vogliono tutti: vincere. Soprattutto: «Diventare il portiere più forte del mondo». Sei ancora incazzato per il derby? «Sì, tanto».

Da Undici n° 32

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