Il premio Nobel Shirin Ebadi ha chiesto l’esclusione dell’Iran da tutte le competizioni sportive

Ha appoggiato un movimento di protesta nato dopo la condanna a morte di Navid Afkar.
di Redazione Undici 21 Ottobre 2020 alle 17:33

Shirin Ebadi è un’avvocata, ex giudice e attivista iraniana insignita nel 2003 del Premio Nobel per la Pace in virtù del suo impegno per la democrazia, i diritti umani, in particolare quelli delle donne, dei bambini e dei rifugiati. È stata la prima personalità di nazionalità iraniana e la prima donna musulmana ad aver ottenuto questo riconoscimento. Ebadi ha deciso di appoggiare una campagna per l’esclusione dall’Iran da tutte le competizioni sportive, con questo video trasmesso dai medium del movimento #United4Navid. «Chiediamo a tutte le federazioni internazionali di vietare la partecipazione dell’Iran alle competizioni per un anno: le scelte del regime hanno portato molti dei nostri migliori sportivi a lasciare l’Iran e competere sotto la bandiera di un altro paese, inoltre le proteste del popolo e degli atleti non portano da nessuna parte», ha detto Ebadi. 

Questo nuovo movimento di protesta è nato a seguito degli eventi del 12 settembre 2020, quando il lottatore professionista Navid Afkari, è stato condannato a morte e successivamente impiccato per aver preso parte a delle manifestazioni contro il regime nel, 2018. L’esecuzione è avvenuta in una prigione di Shiraz – città nel sud dell’Iran – dopo che Alkari è stato accusato di aver ucciso una guardia di sicurezza durante degli scontri. Quello che però è stato ribadito più volte dall’avvocato dell’atleta, e anche da Amnesty International, è che in realtà la condanna era stata emessa sulla base di un confessione forzata. Infatti, Navid aveva ritrattato la sua deposizione poiché era stato torturato brutalmente per ore. Il movimento #United4Navid è stato lanciato dall’attivista iraniana Masih Alinejad in un video messaggio diffuso sul suo profilo Twitter. In questo video, Alinejad spiega che questa richiesta nasce dal fatto che i leader di Teheran «non capiscono il linguaggio della democrazia, quindi la Repubblica Islamica andrebbe boicottata da tutti gli sport». La richiesta iniziale è la sospensione di un anno, ma in realtà potrebbe essere prolungata «se l’Iran dovesse continuare a legare lo sport con la propria agenda politica».

In un’intervista rilasciata a El País, Alinejad ha ricordato un’altra vicenda legata allo sport in Iran: «La Fifa, lo scorso anno, aveva già dato un ultimatum all’Iran per porre fine al divieto di ingresso delle donne negli stadi. Inizialmente l’Iran ha dato l’impressione di conformarsi, consentendo a un numero limitato di donne di partecipare alle partite, poi in realtà ha ricominciato ad applicare il divieto senza che la Fifa abbia dato seguito al suo ultimatum». Oltre al sostegno di Ebadi, è arrivato anche quello di molte associazioni di sportivi non solo iraniane – tra cui World Players Association, Global Athlete e Athleten Deutschland, un sindacato di atleti tedeschi – e di altri sporrtivi del Paese, tra cui Ali Sarshar, ex giocatore della nazionale di pallanuoto, e Afshin Shabani, campione di kung Fu e karate. La Fifa e il CIO, invece, non si sono ancora espressi sulla questione. 

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